Striscia di Gaza: l’ignobile messa in scena di Hamas

Hamas celebra il suo potere su Gaza, irride Gilad Shalit e dichiara finita la tregua

Un momento dell'IGNOBILE messa in scena di Hamas

Un momento dell’IGNOBILE messa in scena di Hamas

di Francesco Battistini

GERUSALEMME — Lo speaker: «Invito i fratelli a dare il via allo spettacolo!». Una voce invoca i razzi lanciati su Israele: «Guardate gli eroi dei Kassam! ». Parte la musica, s’alzano i fumogeni, la spianata di Gaza è uno sventolìo di bandiere verdi, bambini di verde vestiti. Il verde di Hamas. Portano sul palco un ragazzo pallido, con la divisa dell’esercito israeliano, e da lontano sembra quasi lui: Gilad Shalit, il soldato ostaggio da più di 900 giorni. È solo un attore, però. E lo speaker lo spiega: «Oggi vedremo un’opera, uno spettacolo di Hamas!». Il finto Shalit ha un finto padre che l’aspetta e si tormenta: «Come farò a liberarti?… ». Il prigioniero fac-simile vien fatto inginocchiare come un agnello sacrificale. Le mani sul viso, gli tocca dire: «Shalom papà, shalom mamma! Vi prego, dite al premier Ehud Olmert che faccia qualcosa per me!…». La fiction è di qualche minuto, l’applauso poco convinto: chissà, forse qualcuno s’aspettava pure una finta esecuzione sulla pubblica piazza.

Si celebrano i primi 21 anni di Hamas, a Gaza. E s’aspettano gli ultimi 26 giorni di Abu Mazen. Il movimento islamico porta duecentomila persone nelle strade della Striscia, cortei d’auto e slogan, l’ordine è di celebrare l’anniversario e mandare un messaggio. «I sei mesi di tregua sono finiti», annuncia Khaled Meshaal dalla Siria: da venerdì prossimo, si torna al terrore. «Una vera tregua non c’è mai stata», è più possibilista Ismail Haniyeh, sul palco di Gaza: il leader non dice che ci sarà un nuovo accordo con Israele, ma nemmeno lo esclude. Elenca i venti palestinesi uccisi alla frontiera l’ultimo mese, sorvolando sui Kassam che bersagliano Sderot, invoca l’unità di Gaza e Cisgiordania («i palestinesi non devono dividersi»), ironizza su Abu Mazen «presidente della Palestina » e gl’intima lo sfratto: «Lo dice la Costituzione, il 9 gennaio scade il suo mandato e se ne deve andare».

Hamas vuole che per due mesi lo rimpiazzi Abdel Aziz Dweik, portavoce del Parlamento palestinese che peraltro sta in carcere. Quindi, le elezioni: e sia «il popolo a decidere che Hamas deve comandare ovunque ».

E il povero Shalit? Rapito il 25 giugno 2006 con un’incursione oltre il confine di Gaza, il soldato sarebbe nascosto da qualche parte nella Striscia. Nessuno ha mai potuto visitarlo, qualche giorno fa è stata respinta anche la Croce Rossa. Lo scambio proposto è sempre lo stesso: mille palestinesi fuori dalle prigioni, «e in 24 ore ve lo ridiamo ». L’elenco però comprende terroristi, e su questo non si trova un accordo. Il tema è ormai l’inizio della campagna elettorale, coi leader in difficoltà che cercano di recuperare un po’ di consenso: Ehud Barak, ministro della Difesa, dice che «non passa giorno senza che io non pensi a come portare a casa Shalit»; Tzipi Livni, ministro degli Esteri, che «il prezzo richiesto potrebbe essere troppo alto» e in fondo «un soldato è un soldato ». Il negoziato continua. Per ora, ci si deve accontentare d’una controfigura.

(Fonte: Corriere della Sera, 15 Dicembre 2008, pag. 15)

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Damasco: Jimmy Carter incontra leader Hamas Meshaal

M.O./ Jimmy Carter vede a Damasco leader Hamas Meshaal

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Si tratta del secondo incontro quest’anno

Damasco, 14 dic. (Ap) – Per la seconda volta in un anno, l’ex presidente americano Jimmy Carter ha incontrato il leader del movimento radicale palestinese Hamas, Khaled Meshaal. I due uomini si sono incontrati oggi a Damasco, nel quadro delle discussioni regionali sul conflitto mediorientale nell’agenda del Premio Nobel per la Pace.

Carter ha già incontrato Meshaal, in esilio a Damasco, quest’anno ad aprile. I funzionari di Hamas hanno tenuto i giornalisti lontani dall’incontro e non è stata organizzata alcuna conferenza stampa. Hamas ha diffuso un comunicato, ma senza fornire dettagli sui temi di discussione affrontati.

L’incontro si è attirato le critiche dell’amministrazione Bush, che considera Hamas un gruppo terroristico e ritiene che simili incontri diano credibilità ai militanti estremisti. Oggi, tuttavia, l’ex presidente statunitense ha affermato che intende continuare a vedere i leader di Hamas.

Khaled Meshaal, leader di Hamas: “Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico”

Khaled Meshaal, leader di Hamas: “Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico”

Khaled Meshaal, il terrorista attualmente leader di Hamas

Khaled Meshaal, il terrorista attualmente leader di Hamas

05/12/2008 Da un discorso del capo dell’ufficio politico di Hamas Khaled Mesha’al, andato in onda su Al-Jazeera lo scorso 12 ottobre: “A voi, fratelli e sorelle arabi e musulmani, dico che siete secondi soltanto ad Allah nel contrastare l’egemonia americana e questo avviene grazie alla Palestina, al Libano, all’Iraq, all’Afghanistan e a tutte le incrollabili forze della resistenza della nostra nazione. È dimostrato che questo è un mondo oppressivo basato sull’usura e la tirannia. Quando vuole, Allah fa crollare questi sistemi. Entro alcuni anni questo mondo cambierà, sottomesso al volere arabo-islamico, ad Allah piacendo. Altrimenti come facciamo a credere all’hadith che ci dice che gli alberi e le pietre lotteranno al nostro fianco?” (L’Hadith in questione dice: “Verrà l’ora in cui il musulmano muoverà guerra all’ebreo e lo ucciderà, e finché vi sarà un ebreo nascosto dietro una roccia o un albero, la roccia e l’albero diranno: musulmano, servo di Dio, c’è un ebreo nascosto dietro di me, vieni e uccidilo”).

(Fonte: Israele.net)

Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

In agenda la situazione nei campi profughi palestinesi

Beirut, 3 nov. (Ap) – Il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, è giunto stamane a Beirut, dove ha in programma una serie di incontri con leader politici locali. La visita di Meshaal in Libano è la prima di cui è stata data notizia dal giorno in cui aerei israeliani hanno bombardato gli uffici di Hamas nella capitale libanese, durante la guerra con il movimento sciita Hezbollah nel 2006.

Il programma del viaggio di Meshaal non è stato annunciato per timori di possibili attentati. L’agenzia nazionale libanese ha riferito che il leader di Hamas è arrivato in mattinata e dovrebbe essere ricevuto dal presidente libanese Michel Suleiman e da altri leader politi locali.

Al centro dei colloqui ci dovrebbe essere l’analisi della situazione nei campi profughi palestinesi in Libano.

Hamas vuole proclamare uno “stato palestinese indipendente” nella Striscia di Gaza

Hamas vuole proclamare uno “stato palestinese indipendente” nella Striscia di Gaza

06/10/2008 Hamas intenderebbe proclamare la nascita di uno “stato palestinese indipendente” nella striscia di Gaza al termine del mandato del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), nel gennaio 2009. Lo riferisce il settimanale giordano Al-Shiraa. Il capo dell’ufficio politico del movimento jihadista palestinese a Damasco Khaled Meshaal avrebbe già ottenuto il pieno appoggio dell’Iran al progetto, e un cauto sostegno da Siria e Qatar.

(Fonte: Israele.net)

Attentati, misteri e scenari di guerra: che bolle nella pentola siriana?

La via di Damasco è sempre più insanguinata

Attentati, misteri e scenari di guerra: che bolle nella pentola siriana?

Immagini del presidente Assad nelle strade di Damasco

Immagini del presidente Assad nelle strade di Damasco

di Pietro Batacchi

Se fosse un romanzo sarebbe sicuramente avvincente. Di quelli che, sin dalle prime righe, catturano l’attenzione del lettore e lo lasciano con il fiato sospeso fino alla fine. Ma non è un romanzo. E’ la realtà della Siria di questi ultimi mesi. Attentati, morti misteriose, rimpasti nella cerchia dei fedelissimi del presidente Assad. L’ultimo episodio: l’attacco di sabato scorso costato la vita a 17 persone. L’agenzia di stampa di regime ha subito parlato di terrorismo, adducendo la responsabilità a gruppi d’ispirazione qaedista provenienti dall’esterno. Ma su diversi blog libanesi si è fatta strada un’altra ipotesi. L’autobomba, pare guidata da un kamikaze, avrebbe avuto come obiettivo una sede dei servizi d’intelligence, in particolare un esponente di spicco del Muckabarat. L’ennesimo capitolo di una feroce lotta interna al regime.

Difficile stabilire responsabilità in un labirinto come quello siriano. Certo è che nel pentolone di Damasco bolle qualcosa di grosso. La catena del mistero è stata inaugurata il 13 febbraio scorso con l’uccisione di Imad Mughniyeh, capo militare di Hezbollah. Anche in quel caso un’autobomba. Come si suol dire: niente testimoni, nessuna notizia. Poi, lo scorso gennaio, vicino al porto di Tartus, è stato freddato da un cecchino il generale Mohammed Suleiman, fedelissimo del presidente Assad e anello di congiunzione con Hezbollah. Dopo le prime ipotesi, di recente il direttore dell’AIEA El Baradei ha affermato che il generale è stato assassinato perché sapeva troppo sui piani nucleari della Siria. Un altro mistero. Come misteriosa è la sorte di Khaled Meshal, leader in esilio di Hamas, espulso dalla Siria e spedito in Sudan. O forse no, dato che fonti palestinesi da Gaza hanno subito smentito. E poi ancora la presunta uccisione ad Homs, qualche giorno fa, di Hisham al Labadani, segretario e capoufficio dello stesso Meshal. Anche in questo caso puntuale è giunta la smentita di Hamas. E poi il nulla del tradizionale silenzio siriano.

La trama non poteva essere più complicata. Anche perché ai misteri siriani si aggiungono, ovviamente, quelli libanesi. Ieri mattina un altro attentato ha colpito un pullman dell’Esercito. A Tripoli, ancora nel nord, dunque. Qui, da tempo, si fronteggiano milizie alawite filo-siriane e gruppi sunniti vicini al clan Hariri (finanziati dall’Arabia Saudita), e colpiscono le cellule fondamentaliste appartenenti a Jund Al Sham e Usbat Al Ansar. Il Governo libanese ha puntato il dito proprio su questi due gruppi per l’attentato al pullman: la responsabilità qaedista buona per tutte le stagioni. Ma chi c’è davvero dietro di loro? Difficile stabilirlo con certezza. Di sicuro i servizi d’intelligence e le forze di sicurezza di Damasco da sempre soni molto attivi nell’area. Negli ultimi tempi, secondo quanto ci hanno confermato nostre fonti libanesi, i siriani avrebbero passato armi ai miliziani di Usbat Al Ansar e infiltrato personale regolare dell’Esercito sotto copertura per dare man forte alle milizie alawite (la stessa minoranza confessionale da cui proviene la famiglia Asssad). Sunniti radicali ed alawiti, o meglio, un colpo al cerchio ed uno alla botte. Un classico della strategia destabilizzante siriana in Libano.

Qualche giorno prima dell’attentato di Damasco il presidente Assad si era detto preoccupato del pericolo rappresentato per la Siria da “forze estremistiche” con base a Tripoli. E puntualmente alle parole è seguita la bomba. Una coincidenza perfetta verrebbe da dire. Come se ci fosse tutto l’interesse a rinfocolare di proposito l’instabilità nel Libano del Nord. Magari per giustificare un nuovo intervento “pacificatore”. Non sarebbe una novità. In passato la Siria ha abbondantemente “tragediato” la vita libanese per legittimare la propria presenza da guardiano a Beirut.

Ma oggi il ripetersi di uno scenario del genere sembra difficile. La Siria è attivamente impegnata per ridarsi una nuova immagine internazionale. Parla di pace con Israele, apre all’Europa ed all’Occidente, e sembra persino in rotta su alcune questioni con lo storico alleato iraniano. C’è di più: lo stesso Presidente ha annunciato che entro la fine dell’anno avverrà lo scambio di ambasciatori con il Libano e la conseguente normalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi dopo 60 anni. Finalmente il riconoscimento definitivo dell’integrità e della sovranità di quello che un tempo fu il semplice giardino di casa Assad. I molti che accreditano le aperture siriane sono pronti a giurarlo. Gli attentati e gli omicidi di questi mesi in Siria sono una guerra interna al regime tra chi vuole l’apertura all’Occidente e ad Israele, e la conseguente rottura con Teheran, e che vi si oppone fortemente. Una lotta tra falchi e colombe: buoni e cattivi. Il presidente Assad starebbe tra i buoni. Ormai pronto a redimersi a novello Sadat.

Ma l’ottimismo non basta a fugare l’altra interpretazione. Quella più cattiva, più mediorientale. La catena di morte in Siria ed in Libano, le aperture e tutto il resto, sarebbero in realtà una semplice messa in scena. Un mega trappolone orchestrato dallo stesso regime siriano per celare le sue vere intenzioni: annacquare il giudizio del tribunale internazionale sulla morte dell’ex premier libanese Hariri e riprendere il controllo del Libano – con la sola pedina mancante: il nord.

30 Settembre 2008

L’Occidentale

Hamas nega notizia assassinio in Sira assistente Meshaal

M.O.: HAMAS NEGA NOTIZIA ASSASSINIO IN SIRIA ASSISTENTE MESHAAL

Gaza, 16 set. – (Adnkronos/Dpa) – Hamas ha smentito oggi l’uccisione in Siria dell’assistente personale di Khaled Meshaal, Hisham el-Badni. “La notizia dell’assassinio fatta circolare dai media israeliani e’ totalmente infondata e fuorviante”, ha detto alla Dpa una fonte del movimento di resistenza islamico. Secondo quanto rivelato ieri dal “Reform Party” siriano, un gruppo di opposizione con sede negli Stati Uniti, el-Badni sarebbe stato ucciso giovedi’ scorso a colpi d’arma da fuoco nella citta’ di Homs, a nord di Damasco, dopo essere stato trascinato fuori dalla sua auto. Sul sito del gruppo, secondo quanto rilanciato dai media israeliani, si leggeva che l’uccisione rappresenterebbe un segnale che alcuni elementi del regime del presidente siriano Bashar al Assad starebbero inviando ad Hamas perche’ rompa i rapporti con l’Iran.