Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

Striscia di Gaza: frattura interna tra i leader di Hamas

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Secondo il quotidiano Haaretz a dimostrare la divisione sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dall’Autorità nazionale palestinese.

Esiste una frattura interna tra i leader di Hamas. A dimostrarlo sarebbe la corrispondenza tra membri del movimento islamico intercettata dai rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese e ottenuta dal quotidiano Haaretz.

In base a queste lettere, infatti, ci sarebbe una profonda divisione tra la leadership dell’organizzazione all’estero e quella della Cisgiordania da un lato, e i leader di Gaza dall’altro. Nei documenti ottenuti dal giornale israeliano si legge che la leadership che si trova all’estero sostiene di non voler “controllare completamente Gaza perderendo così la Cisgiordania”.

Questi leader sostengono che Hamas a Gaza abbia ostacolato le opportunità di giungere a un governo palestinese di unità nazionale ponendo condizioni “impossibili” e rifiutandosi di togliere il loro controllo assoluto della Striscia. Hamas nella Striscia di Gaza è attualmente guidato da Mahmoud Zahar, Said Siyam e Halil al-Haya, mentre la leadership estera è capeggiata da Khaled Meshal, capo dell’ala politica del movimento, e dal suo vice, Musa Abu-Marzuk.

Fonti palestinesi ritengono che Hamas a Gaza stia chiedendo un aumento del proprio peso politico all’interno della leadership del movimento, la Shura. In sostanza chiede che la propria rappresentanza passi dal 34 per cento al 51 per cento. A sostegno di questa richiesta enuncia il crescente sostegno dimostrato dai sostenitori e avverte i leader all’estero o in Cisgiordania dal non imporre il proprio modello a Gaza.

L’Occidentale

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… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

Immagine della Conferenza Stampa del Free Gaza Movement

Qualche bello spirito occidentale e non (vedi The Free Gaza Movement) si prepara a sbarcare a Gaza provenendo da Cipro per rivendicare la fine “dell’assedio” e “sperando” in una reazione della marina israeliana (in caso contrario come ottenere l’attenzione dei media?)

La faziosità è palese: il suo sito ripropone cartine della Striscia di Gaza del 2003 quando ancora erano presenti quegli insediamenti israeliani oggi inesistenti, quasi che il tempo fosse trascorso invano. Una delle navi riprende il nome della “SS Liberty”, americana, colpita con morti e feriti, durante la Guerra dei Sei Giorni, quasi a voler sottolineare ulteriormente la “malvagità insita negli israeliani”.

Intanto la lotta tra le fazioni palestinesi non ha fine e Hamas continua a rafforzare il proprio potere nella disastrata Striscia che si tinge sempre più di islam.

Un islam che si concentra anche sugli “affari” e sugli introiti -dei quali pressochè nessuno parla- che gli vengono dalle “tasse sul contrabbando” fiorentissimo attraverso i tunnels -che certo Hamas favorisce- che collegano in maniera sempre più articolata e sofisticata Gaza con l’Egitto.

Contando anche sulla scarsa volontà egiziana di contrastare questi traffici che, evidentemente, “fanno cassa” anche per il Paese dei Faraoni.

Di tutto questo parla un lungo e dettagliato reportage, che rivela anche particolari sconcertanti della vita e delle prospettive della gente di Gaza, pubblicato sul settimanale tedesco “Der Spiegel”.

Insomma: un diverso e più completo modo di cercare di comprendere quanto accade a Gaza rispetto ai velleitari “personaggi da sbarco”.

Gaza. Palestinesi al lavoro all’ingresso di un tunnel presso Rafah

Questo il testo curato da Juliane von Mittelstaedt:

Un anno dopo avere preso il potere totale sopra la Striscia di Gaza, Hamas è più forte di allora. I suoi nascondigli d’armi stanno traboccando ed il suo controllo sulla vita quotidiana è sicuro. Gli islamici possono tutto questo in gran parte grazie agli affari ed in gran parte ai rifornimenti che ottengono tramite i tunnels che collegano Gaza all’Egitto.

Il re dei costruttori di tunnels ha dato un party sfarzoso, con rose venute dall’Egitto e balli nelle ore di primo mattino. Migliaia di persone hanno partecipato all’evento che ha celebrato la sua cerimonia nuziale con una sposa di 15 anni. Aveva scelto la ragazza e la sua famiglia gliel’ha data felice, perché nessuno contraddice l’uomo che chiameremo Abu Ibrahim.

È l’uomo più ricco a Rafah e si crede possa valere milioni. Conduce una jeep color oro ed ha costruito un edificio commerciale multipiano, l’unica struttura del suo genere di quete dimensioni e caratteristiche. Ha già ha una moglie e 10 bambini ed ora ha questa seconda moglie, per quale ha fatto un portare un letto matrimoniale, un frigorifero e due televisori a Gaza dall’Egitto tramite i tunnels.

Abu Ibrahim, 38 anni, deve ringraziare Hamas per la sua ricchezza ed Hamas deve il suo potere nella Striscia di Gaza a Abu Ibrahim. Un quarto di secolo fa ha scavato il suo primo tunnel attraverso il confine con l’Egitto. Allora aveva 13 anni ed è stato uno dei primi ad avventurarsi nella regione sotterranea di Rafah. Inizialmente ha introdotto di contrabbando l’oro, il formaggio e le sigarette, ma dopo, all’inizio della secondo Intifada nel 2000 il suo commercio si è spostato pricipalmente alle armi. E’ stato Ibrahim che ha aiutato gli islamici fornendo loro con il Kalashnikov, le munizioni e gli esplosivi che hanno utilizzato fino a quando non sono riusciti a prendere il potere nel giugno dell’anno scorso.

Anche se Hamas ha conseguito una vittoria militare sul suo rivale, Fatah, il 14 giugno 2007, una seconda, guerra civile silenziosa per il controllo durevole sopra la Striscia di Gaza continua oggi, un anno dopo di allora. È un conflitto che determinerà chi potrà dettare la legge e l’ordine in avvenire, controllare la burocrazia e le milizie e su chi potrà raccogliere le tasse e su a chi sarà consentito di fare fuoco con i razzi contro Israele.

Quando cinque membri del Hamas sono stati uccisi in un attacco con una bomba posta davanti ad un café della spiaggia, due venerdì fa, la direzione di Hamas ha immediatamente incolpato dell’attacco il suo rivale, il movimento Fatah del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Ma è altrettanto possibile che l’attacco sia stato portato a termine da elementi provenienti dall’interno di Hamas stesso o da una delle sue milizie. L’organizzazione islamica radicale è, infatti, già da un po’ di tempo divisa in varie fazioni.

Hamas ha utilizzato l’attacco con la bomba quale giustificazione per condurre la sua più grande serie di incursioni da quando è al potere, arrestando 200 supposti attivisti del movimento rivale del Fatah, per la ricerca delle organizzazioni affiliate con esso ed il divieto di pubblicazione di tre giornali. Come risposta, il governo di Fatah nella West Bank ha arrestato 150 membri di Hamas. Centinaia di membri del Fatah da allora sono fuggiti in Israele e più tardi molti di loro sono stati successivamente trasferiti nella West Bank.

Le due zone disgiunte della futura Palestina stanno andando alla deriva in direzioni diverse come accade nelle separazione tra le placche tettoniche continentali. Nel frattempo, i nuovi padroni di Gaza stanno ampliando continuamente il loro controllo sopra la stretta striscia litoranea mediterranea ed i loro assistenti più importanti sono le persone dei tunnels di Rafah.

Secondo l’agenzia di intelligence domestica israeliana, dal giugno 2007, 175 tonnellate di esplosivi sono state introdotte di contrabbando nella regione, con 10 milioni di pallottole e munizioni, decine di migliaia di mitragliatrici, di granate, di mine terrestri e di missili di precisione. Gli islamici ora pensano di garantirsi il contrabbando di le armi tramite i propri tunnels rinforzati con cemento, che ora comprendono i sistemi di ventilazione e un rifornimento idrico. Ma qualcosa più delle armi sta attraversando questi tunnels.

Poiché Israele ha classificato la Striscia di Gaza come “territorio nemico” e sigillato i suoi confini, il 95 per cento dei commerci sono stati costretti a chiudere e 70.000 operai e circa 40.000 coltivatori sono diventato disoccupati. Ciò ha aiutato la svolta verso i tunnels intesi come linee vitali per i circa 1.5 milione di residenti a Gaza. Dall’abbigliamento alla Coca-Cola al cemento, quasi tutte le merci raggiungono la striscia litoranea per via sotterranea.

Cinquemila persone lavorano nei tunnels, il cui numero si pensa sia passato a circa 150, rispetto ai 15 di un anno fa. Ormai, chiunque può permettersi alcune pale, un generatore e un argano elettrico sta scavando i nuovi tunnels e ci sono morti quasi settimanalmente, perché i tunnels sono rinforzati male o perché gli Egiziani li hanno fatti saltare.

I nuovi ‘zappatori di oro’ di Rafah hanno picchettato i loro possedimenti direttamente nella sabbia da un lato del confine ed i prezzi di terra qui sono superiori a in qualsiasi altro luogo nella Striscia di Gaza. I tunnels cominciano in capanne fatte di stecche di legno, circondato dalle piante che li mascherano a mala pena come giardini. I pozzi sono profondi 10 metri (33 piedi) e dalla parte inferiore di ogni pozzo un passaggio conduce al sud-ovest. I tunnels sono larghi 60 centimetri (2 piedi) ed alti un metro (3.3 piedi) e si estendono fino a un chilometro (0.6 miglia). A volte fino a quattro tunnels sono sovrapposti nello stesso spazio verticale, separato soltanto dai ‘pianerottoli’.

Ogni tunnel ha parecchie uscite dal lato egiziano, di modo che quando uno è scoperto e lo si distrugge, un’altro può essere aperto. È un gioco del gatto col topo, ma uno gioco in cui gli Egiziani sono riluttanti a perseguire i contrabbandieri. (anche se qualche volta intervengono, e quello che scoprono fornisce la dimensione del fenomeno, ndr).

Gli israeliani, per la loro parte, sostengono che nessuno sa esattamente dove i tunnels siano e che non hanno intenzione di bombardare dei civili. Ma secondo Abu Yakub, “E’ importante per gli israeliani che Hamas rimanga forte a Gaza, perché questo significa che nessuno li forzerà a negoziare seriamente una piano di pace”.

Abu Yakub è l’assistente del contrabbandiere di armi Abu Ibrahim, che ora teme per la sua vita e preferisce rimanere nascosto. I due uomini sono entrati insieme nei traffici sotterranei da bambini ed anche se Abu Yakub non è mai diventato ricco quanto il suo amico, è riuscito a guadagnare abbastanza per permettersi una villa attraente. E che cosa succederebbe se i tunnels fossero chiusi domani? Abu Yakub batte le mani e dice: ” Bene, allora si avrebbe la fine del lavoro”.

Ma ora si accovaccia vicino ad un nuovo pozzo, in cui i suoi uomini stanno scavando un tunnel nuovo. Sono a soltanto 200 metri (656 piedi) dal loro obiettivo. Usando le immagini satellitari da Google Earth, installano i cavi elettrici, i tubi dell’ossigeno ed i citofoni nel sottosuolo. Il tutto richiede sei mesi e costa $ 40.000 (€ 26,000) per costruire un tunnel e coloro che che vi lavorano sanno che se sarà scoperto perderanno tutto. Mentre a coloro ai quali riesce, d’altro lato, possono fare fortuna.

Al momento dell’embargo, si valuta che i prezzi fossero quadruplicati e che, per un certo periodo, il cemento a Gaza costasse 10 volte più che in Egitto. Ma ora il cessate il fuoco del 19 giugno ha buttato all’aria i programmi dei contrabbandieri. Nel corso delle ultime settimane ultime, a circa 90 camion giornalieri è stato permesso di passare attraverso i valichi di frontiera israeliani. Comunque si tratta soltanto di una frazione dei 400 camion che la attraversavano giornalmente il confine prima dell’embargo, tuttavia era abbastanza per indurre i prezzi a scendere immediatamente a Rafah. Probabilmente per questo due settimane fa, alcuni commercianti hanno tirato un razzo fatto in casa verso la città israeliana di Sderot, sperando che questo spingesse il governo a Gerusalemme ad isolare ancora i confini. “Il cessate il fuoco può essere buono per la gente di Gaza, ma non per noi”, dice Abu Yakub.

Il cessate il fuoco ha inoltre nociuto ad Hamas, perché il traffico di confine sotterraneo è una delle sue fonti di reddito chiave. Gli islamici, si valuta, possono raccogliere circa $ 10.000 (€ 6,450) in un giorno dai proprietari del tunnel sotto forma di “tasse di uso”, così come le “tasse sul valore aggiunto” sono da pagare in denaro ai collettori che attendono alll’uscita del tunnel. Se un pacchetto delle sigarette costa 74 centesimi in Egitto, viene pagato € 1.85 ($ 2.87) a Gaza, con la metà dei profitti che vanno ad Hamas. E molta gente fuma nella Striscia di Gaza…

Gli islamici, inoltre, controllano la distribuzione di benzina. Chiunque che desideri comprarla deve in primo luogo acquistare un “polizza di assicurazione” da Hamas, per circa € 170 ($ 264), in cambio di un buono che autorizza la possibilità di comprare 20 litri (5.3 galloni) ogni due settimane persino ora, con Israele che permette l’ingresso di 1 milione litri (264.000 galloni) di combustibile per le automobili nella Striscia di Gaza. Tuttavia, molti residenti ancora guidano con una miscela fatta di verdura e grasso già usato per friggere. Di conseguenza, gli odori della Striscia di Gaza sembrano quelli di una friggitoria.

Ma per gli islamici, le prospettive non sono solo soldi, ma la giustizia e la domanda di giustizia. Dopo il colpo di Hamas, Abbas ha invitato i giudici nella striscia di Gaza a non lavorare. Questo ha consentito ad Hamas di assumere la direzione delle corti dal novembre scorso e di nominare i nuovi giudici favorevoli alla sua causa. Qualcuno, tuttavia, vorrebbe persino vedere queste corti abolite.

Uno di loro, forse l’più influente, è Marwan Abu Ras, conosciuto come ” Hamas’ mufti.” I capi politici dell’organizzazione preferiscono non essere accomunati con Abu Ras e lo descrivono come “peculiare”. Ma Ismail Haniyeh (amministratore capo a Gaza) e Mahmoud Zahar, uno dei fondatori di Hamas, amano discutere sugli argomenti religiosi con Abu Ras, che ha studiato a Medina. L’erudito religioso porta un abito di jalabiya lungo fino al pavimento ed il suo stomaco è premuto contro il bordo del suo scrittorio, su cui è posto un Corano su una stuoia fatta di cuoio rosso imitazione coccodrillo. Le bandierine palestinesi sul suo scrittorio fluttuano nella brezza che viene dal ventilatore del suo ufficio. Osserva più sonnolento che pericoloso, che si è trattato di una coincidenza il fatto che una bomba sia esplosa davanti alla sua casa due venerdì fa. Nel suo caso, il bombardamento tentato era presumibilmente un atto di vendetta da Fatah.

Tutto ciò a causa di un fatwah, o editto religioso, pubblicato da Abu Ras che è costato la vita a circa 100 membri del Fatah durante e dopo la lotta di potere di quattro giorni l’anno scorso. “Chiunque che abbia commesso l’omicidio deve anche essere punito con la morte”, dice i muftì. “Prima che Hamas prendesse il potere, c’era molto crimine qui. Ora abbiamo ristabilito l’ordine”.

Ordine anche attraverso mezzi di tortura, anche se questo non è qualche cosa che Abu Ras sia disposto ad ammettere. Palestinesi che sono fuggiti nella West Bank parlano di inchiodati alla parete, chiusi in bare o sottoposti a false esecuzioni da parte di Hamas. “Prenderemo i migliori aspetti del sistema iraniano e del sistema saudita”, dice Abu Ras, sottolineando che le donne, naturalmente, putranno continuare a frequentare l’università, andare al mercato e guidare. “Noi non siamo Talibani, dopo tutto”, dice.

L’influenza islamica sta diventando sempre più visibile. La maggior parte degli uomini ora portano la barba e molte donne sono completamente velate. Nuovi minareti si stanno costruendo a Gaza, l’alcool non è più disponibile e Hamas ha limitato il dancing misto alle cerimonie nuziali ed ha esteso lo studio religioso in scuole. Ci sono stati attacchi con incendi dolosi contro le organizzazioni Cristiane e gli Internet cafés cristiani e alcuni mesi fa islamici radicali hanno persino lanciato una granata davanti all’hotel Deira, perché era stato detto che un cameriere là aveva servito il whisky in tazze del caffè espresso. Il terrazzo al Deira è un rifugio per la borghesia e le famiglie allargate passano là le loro sere che giocando a rummy.

Sharhabeel Zaeem viene all’hotel Deira giornalmente con sua moglie ed i loro quattro bambini. Egli è proprietario di uno dei magggiori studi di avvocati di Palestina e fino a due anni fa supportava le organizzazioni non governative internazionali e gli investitori arabi. Ma dopo il colpo di Hamas questo investimento si è arrestato: non si fanno più cause e quelle passate vengono archiviate. Ora Zaeem, insieme alla sua moglie, ha completato l’esame di stato di scienze politiche e sta studiando per guadagnare un master in legge. “Ora ho molto tempo”, dice.

Insieme a Palestinesi che hanno le sue stesse idee, Zaeem sta creando un nuovo partito, il “Palestine Forum”, che è sostenuto da Munib Masri, un multimilionario di Nablus. “Abbiamo bisogno di almeno cinque anni prima che possiamo confrontarci con Hamas”. Ma è una situazione promettente, visto che già molti sono delusi dagli islamici.

Anche se la gente può camminare nelle strade anche di notte, perché c’è un ufficiale di polizia ad ogni angolo, dice Zaeem, questo è il limite dei successi di Hamas.”Hamas ha il potere, ma pensa ancora come un partito di opposizione”, dice. Ignora l’immondizia che si accatasta nelle vie, non fa niente per riparare i semafori, le strade e i tubi di acqua e non presta attenzione ai bambini che elemosinano agli incroci.

Hamas persino ha rinnegato la sua promessa più importante: la lotta alla corruzione. “Potete comprare la vostra uscita da questa prigione ed è ancora meno costosa di quando si era sotto Fatah”, dice un uomo che preferisce rimanere anonimo. Un vigile urbano recentemente gli ha chiesto una “donazione per comprare il breakfast”. Ma la corruzione sta derivando dalla parte superiore piuttosto che la parte inferiore della struttura di potere di Gaza.

Ismail Haniyeh, il capo de facto a Gaza, ha guadagnato 28 chili (62 libbre) ed ha installato il suo ufficio nella residenza del precedente governo, con una vista sull’oceano (che per la verità è solo il Mediterraneo, ndr), naturalmente. Oltre ad Haniyeh, gli uomini in carica includono Tahir Nunu, il portavoce di Hamas, che gradisce tenere la sua corte all’hotel Deira e si presenta ai suoi ospiti con un sorriso senza fine, incorniciato da una barba curata con attenzione. Chiunque ascolti Nunu scopre che Hamas è disposto a liberare il soldato israeliano rapito Gilad Shalit, a formare un governo di unità con Fatah, e persino a fare la pace.

Nunu fuma la sua pipa ad acqua. Può appoggiarsi a indietro e distendersi, perché le cose stanno andando bene per Hamas. Ha emarginato Fatah a tal punto che Abbas è disperato persino tanto da minacciare, la settimana scorsa, di dissolvere l’Autorità Autonoma se Israele accettasse di scambiare dei prigionieri importanti di Hamas in cambio di Shalit. Questo è significativo, perché il rilascio di Palestinesi, finora e costantemente, era stato considerato un obiettivo comune di tutti i partiti.

Nunu è la faccia pubblica di Hamas. L’altro volto di Hamas non ha il suo sorriso. Appartiene a Ayman, di 26 anni, con una barba incolta che sogna di diventare un martire. “Morirò prima o poi”, dice. “Sarebbe meglio morire in un attacco a Israele”. Mostra un videoclip sul suo telefono mobile con lui che spara con un Kalashnikov, quindi una foto della figlia, che ha soltanto alcuni mesi.

Ayman ha fatto parte delle brigate di Al-Aksa come combattente sei anni fa, poi è diventato membro della guardia presidenziale di Fatah. E’ passato ad Hamas dopo il colpo. Oggi è un ufficiale di polizia di giorno e un membro delle brigate di Qassam alla notte. Non deve neppure cambiarsi i vestiti passando da un lavoro al seguente. Utilizza la stessa uniforme per entrambi.

Prima del cessate il fuoco, ha trasportato razzi nel nord della Striscia di Gaza e li ha tirati da là. Ora c’è ancora un cessate il fuoco, ma lui non è meno occupato. “Al contrario”, dice, “ci stiamo addestrando per il prossimo grande attacco”. Ciò significa spiare le posizioni israeliane e predisporre gli esplosivi in depositi vicino al confine. Le esplosioni si sono sentite spesso attualmente, poichè i combattenti di Qassam si addestrano per guerra di guerriglia. Allo stesso tempo, Hamas sta provando a rimodellare le brigate in un efficace esercito con una chiara catena di comando, un esercito che, come Hezbollah nel Libano, sarebbe capace di resistere a una invasione israeliana.

“Siamo delusi, perché Israele non apre i confini completamente, come promesso. Ed è per questo che presto finirà il cessate il fuoco”, dice Ayman. Spera che questo, alla fine, gli darà la possibilità di trasformare il suo sogno in realtà. (In effetti tensioni su la mancata completa apertura dei valichi non mancano e raggiungono addirittura la forma di una minaccia diretta a Israele, ndr)

Abu Ibrahim, il re del tunnel di Rafah, ne sarà altrettanto contento.

Gaza. I tunnels sono le linee vitali della Striscia

Fonte: libera traduzione da “Der Spiegel on line” 04.08.08

… e a Gaza, stretta da “un assedio mortale”, … si contrabbanda di tutto: leoni e scimmie compresi!

Marsspirit

Che cosa vogliono veramente i palestinesi?

Grazie a Barbara abbiamo ritrovato questo articolo del mese scorso, che meriterebbe una maggior attenzione….

CHE COSA VOGLIONO VERAMENTE I PALESTINESI?

Un articolo di un mese fa, utile per uno spunto di riflessione.

Naturale come il terrorismo palestinese

da un articolo di Bradley Burston

Ma cosa dovrebbe pensare una persona decente?

In una chiara e tranquilla mattina di Gerusalemme una donna sta guidando verso il cuore della città con accanto la sua piccola di 5 mesi. Non c’è nulla di cui aver paura. Non è una zona militare, non è un’area dell’occupazione, non è un insediamento. Ebrei vivono e lavorano in questa zona della città da più di cento anni (da quando l’hanno edificata, a ovest delle mura). Qui medici e infermieri ebrei si prendono cura di bambini e donne, anziani e infermi arabi sin dal 1902, quando sull’altro lato di questa strada venne aperto l’ospedale Shaare Tzedek.

Non c’è nulla di cui avere paura. Salvo per quell’uomo al volante di un bulldozer che ha deciso di uccidere degli ebrei. Non membri della sicurezza israeliana, non truppe d’occupazione, non uomini dei servizi segreti. Ebrei. Donne e bambini, anziani e infermi. Ebrei che potrebbero essere a favore di uno stato palestinese indipendente. Ebrei che non hanno nulla contro gli arabi. Ebrei che potrebbero essere attivamente impegnati contro l’occupazione. Semplicemente ebrei.

Quando inizia la mattanza, la donna al volante della propria auto fa ciò che gli ebrei hanno imparato a fare dalla Shoà, e da duemila anni prima della Shoà: mettere in salvo i propri bambini. A qualunque costo. Riesce a buttare la piccola fuori dall’auto attraverso il finestrino appena prima che l’Eroe di Palestina diriga la sua scavatrice da 10 tonnellate dritta sulla sua auto, schiacciandola completamente.

Non c’è voluto molto tempo – dopo che l’Eroe di Palestina aveva finito di ribaltare autobus pieni di ebrei, nonché di arabi, e di passare sopra ad altre auto, persino tornando indietro a schiacciarne una per la seconda volta – perché il dipartimento marketing e pubbliche relazioni di Hamas formulasse il suo elogio dell’attentato. “Lo consideriamo una reazione naturale alla quotidiana aggressione e ai crimini commessi contro il nostro popolo in Cisgiordania e in tutte le terre occupate”, ha dichiarato alla stampa il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri. Naturale.

Semplicemente naturale.

L’attentato è giunto appena dopo l’ultima serie di tentativi, ad opera di vari gruppi laici, islamici ed ebraici, di fare pressione su chiese protestanti e stimate università affinché disinvestano dalla Caterpillar per via del fatto che le Forze di Difesa israeliane usano talvolta i suoi bulldozer per demolire delle case palestinesi. Vorrei sentirli ora. Almeno una volta.

Vorrei che disinvestissero dal terrorismo, anziché giustificarlo come un “naturale” prodotto dell’occupazione. Per una volta, vorrei che i miei fratelli e sorelle pacifisti fossero duri con i loro compagni palestinesi per aver preso un bulldozer e aver schiacciato degli ebrei, almeno quanto lo sono con Israele per la demolizione di edifici. Scrivete lettere a Ismail Haniyeh, a Mahmoud Zahar, a Sami Anu Zuhri. Protestate nelle vostre comunità, definendo per una volta il terrorismo per quello che è: intenzionale, spietato, premeditato, immorale. Assassino.

Cosa dovrebbe pensare una persona decente? Che va bene lanciare razzi su zone abitate durante un cessate il fuoco perché l’occupazione non è ancora finita? Che va bene schiacciare con un bulldozer civili ebrei perché l’occupazione non è stata ancora fermata e i coloni continuano a costruire delle case?

Cosa dovrebbe pensare una persona decente quando gruppi palestinesi fanno a gara nel rivendicare l’attentato col bulldozer? E quando uno di questi gruppi sono le Brigate Martiri di Al-Aqsa, che fa capo a Fatah?

Cosa dovrebbe pensare una persona decente quando l’uomo che guidava il bulldozer, lui stesso padre di due figli, un operaio edile di Gerusalemme est, era animato da un desiderio talmente grande di uccidere ebrei – per inciso, danneggiando e infangando la causa e il nome della Palestina – da superare i suoi sentimenti verso quella madre costretta a gettare il bambino dal finestrino pur di salvarlo?

Per quanto mi riguarda, vorrei chiedere una prova di che cosa i palestinesi vogliono veramente. Non credo più che si tratti semplicemente di uno stato indipendente. Ecco cosa ancora non mi va di ammettere: che per tutti questi anni, nel 2008 non meno che nel 1902, ciò che una massa critica di palestinesi brama sopra ogni altra, forse anche più di uno stato indipendente, potrebbe essere il semplice e vile brivido della vendetta: niente di più chiaro e netto che vedere ebrei morti e sepolti.

(Ha’aretz, 2 luglio 2008 – da israele.net)