Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

Libano: Meshaal a Beirut, leader Hamas sara’ ricevuto da Suleiman

In agenda la situazione nei campi profughi palestinesi

Beirut, 3 nov. (Ap) – Il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, è giunto stamane a Beirut, dove ha in programma una serie di incontri con leader politici locali. La visita di Meshaal in Libano è la prima di cui è stata data notizia dal giorno in cui aerei israeliani hanno bombardato gli uffici di Hamas nella capitale libanese, durante la guerra con il movimento sciita Hezbollah nel 2006.

Il programma del viaggio di Meshaal non è stato annunciato per timori di possibili attentati. L’agenzia nazionale libanese ha riferito che il leader di Hamas è arrivato in mattinata e dovrebbe essere ricevuto dal presidente libanese Michel Suleiman e da altri leader politi locali.

Al centro dei colloqui ci dovrebbe essere l’analisi della situazione nei campi profughi palestinesi in Libano.

Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano

Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano

(ANSA) – 15:05 – Roma, 16 ago – Il capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, ambasciatore Dan Carmon, ha incontrato ieri il comandante delle forza Onu in Libano (Unifil) generale Claudio Graziano, dopo gli appunti fatti da quest’ultimo a Israele. Ne dà notizia il quotidiano israeliano Haaretz nella sua edizione on-line.

Giovedì Graziano aveva accusato Israele di violazioni unilaterali della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu, l’accordo di cessate il fuoco che ha posto fine alla seconda guerra, durata 34 giorni, tra Israele e la milizia libanese di Hezbollah. Il generale italiano che comanda l’Unifil aveva fatto queste osservazioni durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro di New York. Ha detto – secondo quanto ricorda Haaretz – che i continui voli dell’aeronautica israeliana nello spazio aereo libanese e il rifiuto israeliano di fornire le mappe delle aree in cui ha slanciato bombe ‘a grappolo’ durante la guerra costituiscono “una costante violazione della 1701”.

Graziano ha fatto anche riferimento al villaggio di Ghajar, al confine tra Israele e Libano, come “un’area sotto permanente occupazione”. Il generale italiano, allo stesso tempo, ha anche detto che Hezbollah ottempera alla risoluzione 1701, e tra militanti del gruppo libanese e le forze dell’Unifil c’é un’eccellente cooperazione, aggiungendo che a parte i militari libanesi e quelli dell’Unifil nonché qualche cacciatore locale, nessun altro è armato a sud del fiume Litani.

Alla domanda su notizie di introduzione clandestina di armi in Libano, Graziano ha detto di non poter assicurare che l’area sotto la sua giurisdizione sia impenetrabile, nonostante ciò – ha aggiunto – non vi sono prove né di contrabbando di armi né di movimenti di uomini armati.

Haaretz riporta come Graziano non abbia voluto commentare i nuovi cambiamenti nel governo libanese, tra le cui “linee guida” vi è quella che Hezbollah ha il diritto “di liberare le terre occupate”. Il generale ha però sottolineato l’importanza che anche il Libano rispetti i suoi impegni. Gli Stati Uniti hanno espresso contrarietà al presidente libanese, Michel Suleiman, e al primo ministro, Fuad Siniora, per aver accondisceso su vari argomenti alle richieste di Hezbollah. Israele, dal canto suo, aveva giudicato la nuova piattaforma del governo libanese un pericoloso sviluppo che attesta come la forza di Hezbollah stia crescendo di pari passo alla disgregazione della risoluzione 1701.

Fonti della difesa israeliana – scrive Haaretz – credono che Hezbollah stia cercando un nuovo pretesto per prolungare la sua lotta armata contro Israele. Una delle possibilità esaminate dall’organizzazione sciita sarebbe quella di cercare di abbattere uno degli aeroplani israeliani durante i sorvoli del territorio libanese.

Libano: Suleiman,esercito dovrebbe abbracciare armi Hezbollah

Libano: Suleiman,esercito dovrebbe abbracciare armi Hezbollah

(ANSA) – 10:41 Beirut, 01 ago – Il presidente libanese ed ex comandante dell’esercito Michel Suleiman ha oggi detto agli ufficiali delle Forze Armate che le loro armi dovrebbero “abbracciare” quelle che hanno colpito Israele, con un riferimento all’arsenale del movimento sciita Hezbollah. Suleiman si è così espresso nel corso di una cerimonia all’Accademia militare a Est di Beirut, in occasione del 63/mo anniversario della formazione dell’esercito libanese.”Le vostre armi devono abbracciare quelle che hanno colpito il nemico, che voi e la resistenza avete sconfitto”, ha detto Suleiman agli ufficiali, riferendosi alla guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah. “Voi avete fatto fronte alla vile aggressione israeliana al Libano e avete dato oltre 50 martiri, il cui sangue è stato mischiato a quello della resistenza”, ha aggiunto il presidente. Il suo discorso interviene in una tesa disputa politica sull’ opportunità o meno che i guerriglieri Hezbollah mantengano le loro armi per combattere contro Israele al di fuori del controllo dello Stato. Il movimento sciita, che ha il sostegno di Siria e Iran, sostiene di aver bisogno del suo arsenale per “liberare” la zona delle Fattorie di Shebaa controllata da Israele. Suleiman ha oggi affermato che “il conto alla rovescia per la liberazione di Shebaa è cominciato”. Fonti di stampa hanno affermato da tempo che i 25 chilometri quadrati di Shebaa potrebbero essere messi sotto il controllo delle Nazioni Unite.

Scambio terroristi/salme soldati israeliani: festa in Libano, tristezza in Israele

Scambio terroristi/salme soldati israeliani: festa in Libano, tristezza in Israele

(ANSA) – 11:30 – Beirut, 16 lug – Il Libano si è fermato oggi per accogliere il ritorno di cinque terroristi libanesi di cui Israele ha accettato “a malincuore” lo scambio con i resti di due soldati israeliani catturati il 12 luglio 2006 dai guerriglieri Hezbollah con un raid oltre confine, e la cui morte é stata confermata solo questa mattina.

Il movimento sciita Hezbollah aveva infatti fino ad oggi rifiutato di rilasciare qualsiasi dettaglio sulla loro sorte, che è stata rivelata solo quando l’emittente Tv al Manar dello stesso Hezbollah ha mostrato le immagini di due casse nere contenti i resti dei due soldati: Ehud Goldwasser e Eldav Regev.

“Hezbollah ha trasformato la consegna dei cadaveri in uno show televisivo”, ha subito esclamato con indignazione un commentatore della televisione commerciale israeliana Canale 10. La loro cattura, nel corso della quale vennero uccisi anche altri otto soldati israeliani, dette l’avvio ad un’offensiva israeliana contro i guerriglieri Hezbollah, andata avanti per 34 giorni e costata la vita a 1.200 libanesi e 160 israeliani. Le famiglie Goldwasser e Regev hanno reagito con strazio alla vista delle bare dei loro congiunti, mostrate in diretta da al Manar mentre venivano trasportate in Israele dalla Croce Rossa internazionale.

Oltre confine, sui resti dei due soldati, definiti “molto deteriorati”, vengono compiuti gli esami necessari per accertarne l’identità e procedere così alla seconda fase dello scambio, che prevede da parte israeliana oltre alla liberazione dei cinque prigionieri anche la restituzione dei resti di 199 combattenti libanesi e palestinesi uccisi in scontri a fuoco con le forze di sicurezza israeliane nel corso di decenni. Tra i cinque prigionieri che Israele ha deciso di liberare c’é un druso di 46 anni, Samir Quntar, che non ha mai fatto parte di Hezbollah e che è stato condannato da un tribunale israeliano al carcere a vita perché riconosciuto colpevole di aver ucciso tre persone, tra cui una bimba di quattro anni, in un attacco nel 1979 contro la cittadina costiera di Naharya, nel Nord di Israele.

Gli altri quattro sono miliziani Hezbollah catturati dalle forze israeliane nella guerra del 2006. Il movimento Hezbollah – che giudica lo scambio come “una ammissione di sconfitta” da parte di Israele e che per la stampa di Beirut “riunisce i libanesi” – si prepara a tributare ai cinque combattenti un’accoglienza da “eroi”, con cerimonie, bandiere e archi di trionfo. Un elicottero li trasporterà nel primo pomeriggio all’aeroporto di Beirut, dove verranno inoltre accolti dal presidente Michel Suleiman, dal premier Fuad Siniora e dal presidente del Parlamento Nabih Berri. Più tardi, alla periferia di Beirut ci sarà poi una manifestazione in cui verrà proiettato su un maxischermo un discorso per l’occasione del leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah.

“Quntar è un assassino spregevole che quando aveva 16 anni fracassò il cranio ad una bimba israeliana” ha detto il portavoce militare di Israele Avi Benayahu, che riferendosi alle celebrazioni in suo onore organizzate dai libanesi, ha sprezzantemente commentato: “Qualcuno in Libano vede in lui un eroe. Povero quel popolo che si vanta di ‘eroi’ del genere“.

Libano: Hezbollah respinge supervisione Onu su Shebaa

Libano: Hezbollah respinge supervisione Onu su Shebaa

(ANSA) – 12:26 – Beirut, 18 giu – Il gruppo guerrigliero sciita Hezbollah, che vuole “liberare” con le armi il contestato territorio di confine con Israele delle Fattorie di Shebaa, ha respinto una proposta del presidente libanese, Michel Suleiman, e del primo ministro incaricato, Fuad Siniora, di porre l’area sotto la supervisione temporanea dell’Onu.

“Mettere le Fattorie di Shebaa sotto controllo Onu è parte di un disegno che ha per bersaglio le armi della resistenza – ha detto la tv del movimento sciita, Al Manar – il vero obiettivo (della proposta) è di rendere illegittime le armi della resistenza e portarle via”.

Il quotidiano in lingua francese L’Orient le Jour sostiene che l’organizzazione sciita, appoggiata da Iran e Siria, “ha probabilmente informato il presidente Suleiman del suo rifiuto del piano”. La proposta è stata fatta da Suleiman e Siniora nei loro incontri separati lunedì scorso con il segretario di Stato Condoleezza Rice che, in visita a Beirut, ha affermato che “gli Stati Uniti credono che sia arrivato il momento di occuparsi della questione delle Fattorie di Shebaa”.

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

martedì, 27 maggio 2008 11.30

ROMA (Reuters) – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto oggi che il primo obiettivo dell’Italia sulla forza militare dell’Onu in Libano è di rendere più efficaci le regole d’ingaggio, per favorire il disarmo delle milizie e un processo di pace tra Beirut e Israele.

“Siamo impegnati in un monitoraggio insieme al ministero della Difesa per rendere ancora più efficaci le regole che esistono a beneficio della popolazione libanese”, ha detto Frattini in un’informativa al Senato sulla situazione in LIbano.

“Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto, come contribuire alla stabilità e a nuove condizioni di sicurezza e sovranità del Libano, che è una delle precondizioni anche per la sicurezza di Israele”.

Per il titolare della Farnesina, la strada è quella di “potenziare le attività congiunte con forze le forze armate libanesi, moltiplicare gli interventi di ispezioni e controllo sul terreno” su cui è impegnato Unifil, cioè il sud del Libano.

Frattini ha detto che, già dopo la creazione di check-point congiunti tra soldati libanesi e caschi blu dell’Unifil “dal 15 aprile a oggi sono stati controllati 13mila veicoli e 22 mila civili”.

La missione dell’Unifil, operativa nel sud dopo la guerra tra Israele e le milizie di Hezbollah nel 2006, è comandata adesso dal generale italiano Claudio Graziano.

Secondo le regole di ingaggio stabilite dall’Onu, Unifil, a cui l’Italia contribuisce con circa 2.400 militari, può usare la forza per assicurare che la zona cuscinetto a sud del fiume Litani non sia utilizzata per attività ostili, non sia terreno di transito per gruppi armati, non sia usata per resistere alla missione dei caschi blu.

Di recente i media israeliani hanno criticato le forze internazionali perché non avrebbero comunicato all’Onu di avere individuato la presenza di almeno quattro gruppi armati di Hezbollah nel sud del paese, senza intervenire, in una circostanza smentita da Graziano.

Il centrodestra ha più volte criticato la missione Unifil, perché sarebbe stato troppo morbida verso le milizie di Hezbollah, nei suoi quasi due anni di vita.

Frattini ha detto che l’accordo di Doha che ha aperto la strada alla nomina a presidente libanese del generale Michel Suleiman, lascia sperare in una evoluzione positiva della situazione con il coinvolgimento nel prossimo governo di tutte le forze politiche, compreso il partito Hezbollah.

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Roma, 27 maggio (Velino) – “Si è molto parlato delle regole d’ingaggio. L’uso della forza è consentito alle forze Unifil, per assicurare che quell’area non sia teatro di operazioni ostili o usata per resistere alle forze internazionali“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel corso dell’informativa resa sulla recente crisi libanese. “L’obiettivo – ha aggiunto – è quello di applicare in modo efficace le regole moltiplicare gli interventi di controllo. Noi confermiamo – ha proseguito – il nostro sostegno alla missione Unifil II, che riscuote un apprezzamento unanime, ha garantito la realizzazione di una zona cuscinetto. Certamente la risoluzione 1701 dà mandato di fornire assistenza alle forze libanesi per creare un’area libera dalle armi. Spetta comunque alle sole forze libanesi il disarmo. Le pattuglie congiunte stanno lavorando bene, per rendere ancora più efficace la nostra presenza, e ci terremo strettamente in contatto con l’Europa, gli Usa e i Paesi arabi”.

Quanto alla recente soluzione della crisi libanese, sancita dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Michel Suleiman, Frattini ha osservato che “l’intesa raggiunta può essere la premessa di una nuova stabile pagina della storia del Libano. Non c’è stata ancora una decisione sulla ripartizione dei portafogli, sul programma del governo, sul rapporto con la Siria, sulle relazioni tra Libano e Israele. È evidente che in tutto questo vi è una condicio sine qua non, per la stabilizzazione del Libano: la necessità di attuare la risoluzione 1559 dell’Onu, che prevede il disarmo delle milizie, e in particolare di quella Hezbollah. Se non ci sarà lo smantellamento delle milizie e il consolidamento dell’esercito libanese, il consolidamento istituzionale del Libano non ci sarà. Il partito di Hezbollah – ha proseguito il ministro – è di fronte a una sfida: o assumere una corresponsabilità per realizzare l’accordo di Doha, oppure mantenere un atteggiamento di distinzione tra le parti dell’accordo che si preferiscono e le parti che si vogliono nascondere”.

“Dopo il conflitto del 2006, Hezbollah ha perso il favore di larga parte della popolazione libanese. La seconda incognita è il contesto regionale: vedo in prospettiva una possibilità di normalizzazione tra Libano e Siria. Damasco ha apprezzato, con la presenza del ministro degli Esteri, l’elezione di Suleiman. Questo è un punto chiave. Il principio di autonomia e di indipendenza sarà la chiave per avviare un negoziato sulla normalizzazione. È un aspetto ci dà ottimismo: fonti – ha aggiunto Frattini – parlano di contatti avanzati tra Israele e Libano per la restituzione a Israele di due soldati presi in ostaggio nel conflitto del 2006. Il negoziato è serio”.

(Mauro Bazzucchi) 27 maggio 2008 12:09