Quelle stragi palestinesi dimenticate dall’Italia

Quelle stragi palestinesi dimenticate dall’Italia

Nella foto il giovane finanziere Antonio Zara agonizzante sulla pista di Fiumicino

Nella foto il giovane finanziere Antonio Zara agonizzante sulla pista di Fiumicino

di Alessandro Frigerio

È il secondo mattatoio dello stragismo dopo la stazione di Bologna. Ma è anche il simbolo perverso della selettività con cui istituzioni e opinione pubblica elaborano il ricordo. Perché ci sono fatti di sangue che si vuole rafforzino il comune sentire, di una parte più o meno ampia della collettività, e altri che ragion di Stato e ideologia rigettano come corpi estranei.

All’aeroporto «Leonardo Da Vinci» di Fiumicino i corpi estranei sono quarantotto. Tante le vittime causate dal terrorismo arabo-palestinese nel corso di due diversi attentati, nel 1973 e nel 1985. E il primo di questi è un modello di rimozione storica esemplare.

«A mio fratello Antonio hanno conferito la medaglia d’oro al valor militare – spiega Angelo Zara -, il suo nome compare su due caserme, su un pattugliatore della Guardia di finanza e sulla targa di una piazza nel paese. Ma questa storia è ancora un buco nero: non ho mai avuto notizia di un’indagine, di un processo. Solo tempo dopo ho appreso dai giornali che il Mossad aveva scovato i terroristi». Daniela Ippoliti aveva nove anni quando le uccisero il padre. Ricorda il funerale così vicino al Natale, l’assedio sfrontato dei giornalisti e poi il silenzio. «I colleghi di lavoro gli dedicarono un busto, ma dove siano finiti i terroristi e perché fecero quella strage non ce l’ha mai detto nessuno. Siamo stati dimenticati».

Un abbandono che si spiega con i numerosi aspetti mai chiariti della vicenda: le ambigue scelte di politica internazionale del nostro Paese negli anni Settanta, la Libia di Gheddafi che ospitava e sosteneva il terrorismo palestinese e il ruolo dei nostri servizi segreti. «Il Sid aveva avuto notizia dell’imminente attacco – racconta il generale Corrado Narciso, fratello di un’altra vittima – ma l’aeroporto non venne messo in sicurezza».

E l’inchiesta fu sbrigativa. Appurò che alle 12 e 50 di lunedì 17 dicembre 1973 un commando composto da cinque uomini di Settembre Nero, proveniente con volo Alitalia da Madrid, aveva aperto il fuoco nella zona transiti dello scalo romano e lanciato due bombe al fosforo in un jumbo fermo sulla pista, uccidendo 32 passeggeri. Tra loro anche quattro italiani: l’ingegnere Raffaele Narciso, il funzionario dell’Alitalia Giuliano De Angelis, la moglie Emma Zanghi e la figlia Monica, di nove anni. Prima di sequestrare un aereo della Lufthansa i terroristi avevano ucciso il finanziere Antonio Zara e preso in ostaggio sei agenti di polizia e un addetto al trasporto dei bagagli, Domenico Ippoliti. Il dirottamento, dopo una tappa ad Atene, che con l’assassinio di Ippoliti aggiunse sangue a sangue, si concluse a Kuwait City tra l’affettuosa simpatia riservata ai terroristi dalle autorità. Alla richiesta di estradizione il governo kuwaitiano oppose un rifiuto, adducendo il carattere «politico» della carneficina.

Pochi mesi dopo i cinque furono affidati all’Egitto e quindi rilasciati come contropartita per la liberazione degli ostaggi di un aereo di linea britannico.

Fin qui la tragica sequenza dei fatti. Ai quali seguì l’immediata rimozione. Lo fece a modo suo l’Unità, evitando di citare nei titoli, nei sommari e nell’articolo di fondo del 18 dicembre l’origine degli attentatori. Vi contribuì il Pci, definendo la strage «un chiaro tentativo di marca reazionaria» contro il popolo palestinese. Fece molto di più la Dc, spingendo il piede sull’acceleratore della politica di appeasement verso il mondo arabo.

A funerali appena conclusi l’allora ministro degli esteri Aldo Moro visitò le principali capitali del mondo arabo, compresa Kuwait City. Ci si aspettava, se non un atteggiamento intransigente, almeno parole ferme e chiare. Invece la richiesta di consegna dei colpevoli fu sacrificata sull’altare della crisi energetica e dell’esigenza di nuove forniture petrolifere. E per scongiurare nuovi attacchi, il governo perfezionò con l’Olp il patto scellerato che avrebbe garantito impunità e libertà di transito agli uomini dell’organizzazione palestinese.

Da allora su quei 34 morti è calato il silenzio. I loro nomi non sono negli elenchi delle associazioni delle vittime del terrorismo e nelle pubblicazioni ufficiali. Una lapide nella zona transiti dell’aeroporto di Fiumicino ricorda solo il sacrificio di Antonio Zara.

Per tutti gli altri, compresi i 14 dell’attentato del 1985 ai banchi della Twa e dell’El Al, non una riga. Passati trentacinque anni dagli eventi ci sembra doveroso rimuovere questa cappa di omertà. Per ricordare chi non c’è più. E per inserire a pieno titolo il terrorismo arabo-palestinese nella galleria degli orrori del Novecento.

Liberali per Israele

Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo questa lettura

Iran: impiccato perchè “Spia per Israele”

Dall’inizio dell’anno più di 200 esecuzioni in Iran

«Spia per Israele», impiccato un iraniano

Ali AshtarI (Afp)

Ali AshtarI (Afp)

Eseguita la condanna a morte dell’imprenditore 43enne Ali Ashtari, accusato di collaborare col Mossad

TEHERAN – È stata eseguita in Iran la condanna a morte dell’imprenditore Ali Ashtari, 43 anni, accusato e poi condannato lo scorso giugno alla pena capital perché sospettato di essere una spia assoldata dal Mossad, il servizio segreto di Israele. La notizia dell’esecuzione è stata resa nota da un funzionario del ministero dell’informazione iraniano citato dall’agenzia Isna.

LA MAGISTRATURA IRANIANA: «HA CONFESSATO» – «Il direttore generale del ministero dell’informazione, incaricato di contro spionaggio, ha annunciato l’impiccagione di Ali Ashtari, che era stato condannato a morte in giugno per spionaggio per conto del regime sionista», scrive l’Isna. Ma in un comunicato la magistratura iraniana fa sapere da parte sua che Ashtari è stato impiccato lunedì scorso. Si afferma inoltre che l’imprenditore avrebbe confessato. La condanna a morte fu pronunciata il 30 giugno scorso.

PIÙ DI 200 ESECUZIONI DALL’INIZIO DELL’ANNO – In Iran è stato inoltre impiccato un trafficante di stupefacenti, secondo quanto riferisce il quotidiano Etemad. L’uomo si chiamava Majid ed è stato giustiziato nel carcere di Bandar Abbas, nel sud del Paese. Il giornale non precisa la data dell’esecuzione. Il condannato era stato arrestato mentre trasportava a bordo del suo camion 109 chilogrammi di morfina destinati alla Turchia. L’impiccagione porta ad almeno 204 il numero delle sentenze capitali eseguite in Iran dall’inizio dell’anno, secondo fonti di stampa. Tra questi figura anche Ashtari.

(Fonte: Corriere della Sera, 22 novembre 2008 )

Rapporto Usa conferma il vano eroismo di un israeliano l’11 Settembre 2001

Rapporto Usa conferma il vano eroismo di un israeliano l’11 Settembre 2001

Il rapporto della commissione Usa sugli attentati dell’11 settembre 2001 pubblicato martedì scorso conferma, fra l’altro, la vicenda dell’israeliano Daniel Lewin, passeggero sul volo 11 American Airlines, che tentò di impedire il dirottamento facendo irruzione nella cabina prima che l’aereo venisse fatto schiantare dai terroristi sui grattacieli del World Trade Center, e dunque fu probabilmente la prima vittima degli attentati di quel giorno.

Secondo il rapporto, Daniel Lewin sedeva in prima classe quando vide due dei terroristi del gruppo guidato da Mohammed Atta e Abdul Aziz al-Omri, che si dirigevano verso la cabina. Lewin tentò di fermare i due, ma un terzo terrorista, identificato come Satam al-Sukami, lo assalì alle spalle e lo accoltellò, ferendolo in modo gravissimo probabilmente alla gola. Non è chiaro se Lewin sia morto subito o se l’abbiano lasciato agonizzare a lungo, come lascerebbero purtroppo intendere le parole registrate di una assistente di volo.

Lewin, 31 anni, aveva fondato la ditta hi-tech Akamai, con sede a Boston. Nato negli Stati Uniti, era immigrato in Israele con la famiglia all’età di 14 anni e aveva poi servito nelle unità seciali Sayeret Matkal delle Forze di Difesa israeliane. Lasciò la moglie e due figli.

Vale la pena ricordare che, ancora oggi, in alcuni ambienti circola una feroce menzogna antisemita secondo la quale “gli ebrei, avvertiti dal Mossad, sarebbero sfuggiti al massacro delle Twin Towers” (con allusione al solito “complotto giudaico-sionista” contro l’umanita’). In realta’ furono molto numerosi gli ebrei, di varie nazionalita’, che morirono negli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Fra questi, anche cinque cittadini israeliani: oltre a Daniel Lewin, perirono Alona Avraham (30 anni), Shai Levinhar (29 anni), Hagai Shefi (34 anni) e Leon Lebor (51 anni).

Ha’aretz

Liberali per Israele

Siria: assassinato membro di Hamas in pieno giorno

Siria: assassinato membro di Hamas in pieno giorno

Damasco, 16 Settembre 2008 – Secondo quanto reso pubblico dal Partito siriano per la libertà, un gruppo di opposizione siriano con sede negli Stati Uniti, l’11 settembre scorso, nella città di Homs, nella Siria dell’ovest, in pieno giorno, Hisham al Labadani è stato trascinato fuori della sua auto e ucciso con armi da fuoco. Hisham al Labadani era segretario e capoufficio di Khalid Mashaal il dirigente di Hamas che ha stabilito la sua base a Damasco.

In Medio Oriente si mormora che l’omicidio di al Labadani abbia il significato di una intimidazione nei confronti di Hamas in particolare per la sua collaborazione sempre più stretta con il regime di Teheran che in Siria sta diventando ogni giorno più influente.

I mandanti sarebbero da ricercare in quella parte delle classi dirigenti siriane che auspica un riavvicinamento con l’Occidente e vede con sgomento il crescere del potere iraniano nella vita economica, sociale e politica del paese. Il silenzio mantenuto sinora sull’accaduto sia da parte del regime sia da parte di Hamas avrebbe avuto lo scopo di evitare un’esplosione di violenza da parte delle forze filo-iraniane.

In Siria, negli ultimi mesi, le uccisioni di esponenti politici si sono susseguite a riprova dello scontro in atto mentre la posizione di Baschar al Assad sembrerebbe indebolita della qual cosa starebbero approfittando gli iraniani.

L’ omicidio di al Labani è avvenuto alcuni giorni dopo che il regime aveva messo in guardia i dirigenti palestinesi di stanza in Siria dai piani israeliani per ucciderli. Nonostante ciò Israele non è stata menzionata anche se, generalmente, si ritiene il Mossad responsabile del tentativo di assassinare Khalid Mashaal in Giordania nel 1997. Anche il dirigente della Jihad islamica palestinese Ramdan Salah vive a Damasco.

di Anna Rolli

Agenzia Radicale

Toronto, in manette presunti terroristi: stavano progettando un attacco contro l’equipaggio di un aereo proveniente da Tel Aviv

Toronto, in manette presunti terroristi: stavano progettando un attacco contro l’equipaggio di un aereo proveniente da Tel Aviv

TORONTO – A Toronto torna la paura terrorismo. Sono stati arrestati ieri alcuni sospetti terroristi che secondo le prime indagini avrebbero pianificato un attacco contro i dipendenti della compagnia aerea israeliana a Toronto.

Secondo il giornale nazionale di Israele Haaretz i componenti della cellula terroristica avrebbero alloggiato allo Sheraton Centre Toronto Hotel dove si riunivano per studiare il sistema di sorveglianza dell’equipaggio El Al del volo 767 proveniente da Tel Aviv e diretto a Toronto.

All’inizio di questa estate, le agenzie di stampa americane avevano riportato che una cellula di Hezbollah stava raccogliendo informazioni sui luoghi israeliani in Canada, inclusa l’ambasciata israeliana a Ottawa. Secondo i servizi di sicurezza di Israele il gruppo stava progettando un attacco su obiettivi israeliani all’estero in relazione all’assassinio di Imad Muhgniyeh, uno dei leaders Hezbollah, attacco di cui è stato incolpato il servizio di intelligence israeliano Mossad.

I presunti terroristi arrestati a Toronto hanno spinto l’agenzia di sicurezza israeliana Shin bet ad avvertire immediatamente la compagnia aerea El Al a rivedere i propri protocolli operativi. La compagnia si è comunque rifiutata di commentare l’accaduto e non ha rilasciato dichiarazioni sulla minaccia terroristica alla quale è stata sottoposta. Ma gli operatori e i dipendenti che vi lavorano sono sempre in stato d’allerta e in guardia nel caso di eventuali attentati. El Al è stata già un obiettivo terroristico in passato. Nel 2002, infatti, un uomo era salito a bordo di un aereo della compagnia, fermo all’aeroporto di Los Angeles, con una pistola e aveva aperto il fuoco sui passeggeri uccidendo due persone. Alcuni voli El Al, in passato, erano poi già stati cancellati a causa di minacce terroristiche e diverse persone erano state arrestati in tutta Europa negli ultimi anni, con l’accusa di aver progettato un attacco terroristico contro la compagnia aerea.

(Corriere Canadese, 5 settembre 2008 )

Betancourt: ruolo Mossad in liberazione, stampa spagnola

Betancourt: ruolo Mossad in liberazione, stampa spagnola

(ANSA-AFP) – 12:45 – Madrid, 20 lug – Il Mossad -servizi segreti israeliani-, insieme con quelli francesi e statunitensi, ha avuto un ruolo nella liberazione di Ingrid Betancourt, avvenuta il 2 luglio scorso, dopo oltre sei anni di prigionia nella foresta, ostaggio delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc). Lo rivela il quotidiano spagnolo ‘La Vanguardia’ nella sua edizione di oggi. “Il Mossad e i servizi segreti americani e francesi hanno lavorato per oltre un anno con le autorità colombiane per elaborare il piano” che ha portato alla liberazione dell’ex senatrice franco-colombiana e di 14 altri ostaggi, stando al giornale che cita una fonte dei servizi segreti israeliani.

Secondo La Vanguardia, Israele, la Francia e gli Stati Uniti hanno partecipato all’operazione ognuno per ragione differenti: la Francia interessata direttamente alla liberazione della Betancourt che ha anche la nazionalità francese oltre a quella colombiana, gli Stati Uniti per la presenza di tre ostaggi americani e Israele per coltivare buoni rapporti con la Colombia e con gli Stati Uniti. Nell’articolo pubblicato dal giornale, e firmato dal suo inviato a Tel Aviv, si spiega che il contributo dei servizi israeliani, insieme con quelli Usa, sarebbe stato di applicare “tattiche di guerra elettronica contro le Farc” utilizzando aerei spia senza piloti per sorvolare le zone della foresta segnalate dagli infiltrati tra le Farc. Le immagini satellitari registrate sarebbero state poi analizzate dagli esperti per permettere di scoprire dove si trovassero gli ostaggi.

Gheddafi: Obama ha paura di essere ucciso da Israele

USA 2008/ Gheddafi: Obama ha paura di essere ucciso da Israele

Per questo ha promesso 300 miliardi di dollari

ROMA, 12 giu. (Apcom) – Il candidato democratico nella corsa alla Casa Bianca Barack Obama ha espresso il suo sostegno a Israele per il timore che il Mossad lo uccida come fece con il Presidente John F. Kennedy. E’ quanto ha detto il leader libico Muhaammar Gheddafi, davanti a migliaia di fan, nel corso della cerimonia per il 38esimo anniversario del ritiro delle truppe Usa dalla Libia.

“Crediamo che possa temere di essere ucciso da agenti israeliani e fare la stessa fine di Kennedy quando promise di vederci più chiaro nel programma nucleare israeliano”, ha dichiarato ancora Gheddafi, citato dall’edizione online del quotidiano israeliano “Haaretz”.

“Obama ha offerto 300 miliardi di dollari di aiuti a Israele e più sostegno militare. E ha evitato di parlare delle armi nucleari di Israele”, ha detto ancora Gheddafi lasciando intendere che la lauta somma da lui menzionata sarebbe il prezzo che Obama è pronto a pagare per salvarsi la pelle.

(Alice News, 12 giugno 2008 )