Abu Mazen: “La strada dei martiri, di Yasser Arafat, di George Habash e di Ahmed Yassin, è la nostra strada e mira a confermare le risoluzioni nazionaliste e sovrane palestinesi”

Abu Mazen: “La strada dei martiri, di Yasser Arafat, di George Habash e di Ahmed Yassin, è la nostra strada e mira a confermare le risoluzioni nazionaliste e sovrane palestinesi”

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12/11/2008 “La strada dei martiri, di Yasser Arafat, di George Habash (fondatore dell’Fplp) e di Ahmed Yassin (fondatore di Hamas), è la nostra strada e mira a confermare le risoluzioni nazionaliste e sovrane palestinesi”. Lo ha detto martedì il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) durante le celebrazioni alla Muqata di Ramallah (Cisgiordania) per il quarto anniversario della morte di Arafat. Ed ha aggiunto: “Non verrà concluso nessun accordo con Israele senza la liberazione dei prigionieri palestinesi. Proseguiremo sulla via tracciata da Arafat fino alla creazione di uno stato palestinese con Gerusalemme capitale”.

(Fonte: Israele.net)

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Autobomba a Gaza, Hamas accusa Fatah: 200 arresti

Sospetti Ai funerali delle vittime accuse ai «mandanti di Ramallah».

Il partito di Abu Mazen: «Sfruttate l’ attentato contro di noi»

Autobomba a Gaza, Hamas accusa Fatah: 200 arresti

Ma c’ è l’ ombra di uno scontro interno fra ala militare e politica della fazione islamista

Fratelli contro

Hamas: Il nome dell’ organizzazione (logo in alto) è l’ acronimo di «Harakat al-Muqawamah al-Islamiyya», che significa Movimento di resistenza islamica. Ma Hamas, in arabo, significa anche «ardore». Dal giugno 2007, dopo una breva battaglia contro il Fatah, ha il pieno controllo di Gaza

Fatah: È l’ acronimo di «Harakat al-Tahrir al-Watani al-Filastini», e cioè Movimento di liberazione della nazione dei palestinesi. Ma in arabo (logo sopra) significa anche «la vittoria». Partito principale dell’ Olp, ora diretto dal presidente dell’ Anp Abu Mazen, controlla solo la Cisgiordania

GERUSALEMME – A Gaza adesso raccontano due storie. La prima è quella urlata ai funerali, le grida «vendetta, vendetta» contro il «partito dei fuggitivi», le accuse ai «mandanti di Ramallah». La bomba che ha ucciso venerdì sera cinque militanti di Hamas e una bambina sarebbe un’ operazione organizzata dal Fatah, per indebolire il potere di Hamas. L’ altra viene sussurrata nella Striscia e rilanciata dagli avversari in Cisgiordania. L’ala militare del gruppo integralista è spaccata. Il leader Ahmed Al-Jabari disobbedisce agli ordini dei politici, ha una sua strategia che non risponde a quella del premier (deposto) Ismail Haniyeh. Una sfida sotterranea che è diventata pubblica al suono dei fucili mitragliatori, un mese fa, quando le divise blu della forza esecutiva, agli ordini del ministero degli Interni, tentano di arrestare gli uomini in mimetica delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, accusati di crimini comuni. I militanti si oppongono, Jabari si rifiuta di consegnarli, il governo si rivolge al boss dei boss Mohammed Deif, per anni in cima alla lista dei più ricercati dagli israeliani.

Deif non ha un ruolo ufficiale, è considerato un simbolo del movimento. Paralizzato – dopo un’ eliminazione mirata, e mancata, dell’ esercito -, è ancora potente: decide che il nuovo capo dell’ ala militare sarà Imad Akal. Jabari rifiuta, le bombe cominciano a scoppiare. Un vice di Jabari rimane ferito (versione ufficiale: incidente d’ auto), un altro si ritrova l’ esplosivo piazzato in casa. L’ attacco di venerdì sera, una carica sotto una macchina, ha colpito vicino alla spiaggia, dove le famiglie di Gaza si affollano al venerdì sera per fuggire dal caldo. I morti sono tra i leader delle Brigate Ezzedin Al Qassam, Iyad Al-Hayeh è il nipote di un parlamentare di Hamas. L’ attentato è il più grave dagli scontri di oltre un anno fa, quando un blitz militare dei fondamentalisti ha dato al governo di Haniyeh il controllo della Striscia.

Pochi giorni fa, il presidente Abu Mazen aveva lanciato appelli alla riconciliazione. Messaggi rispediti alla Muqata dalle mitragliate di kalashnikov sparate in aria ai funerali e dalla rappresaglia decisa da Hamas. Almeno duecento attivisti di Fatah sono stati arrestati e la polizia ha perquisito una quarantina di uffici legati al movimento. «I collaborazionisti dietro a questi omicidi – ha proclamato Khalil Al-Hayeh – devono essere impiccati in piazza Palestina. Consideriamo i leader di Fatah responsabili, scelgano da che parte stanno».

Un gruppo mai sentito prima, le Brigate Al Awda, ha rivendicato l’ attacco e ha sostenuto di essere legato al Fatah. La guerra interna è ripartita, mentre il cessate il fuoco con Israele resta in vigore. A Gaza, venerdì, ci sono state altre due esplosioni. Una ha centrato il ristorante Al Jazira: è già stato il bersaglio di gruppi islamici oltranzisti, che colpiscono negozi di musica, bar e internet caffé. L’ altra bomba è saltata davanti alla casa di Marwan Abu Ras, un deputato di Hamas. «Vogliono far piombare la striscia nel caos – accusa Sami Abu Zuhri, portavoce del movimento -. Adesso dicono che gli arresti sono la seconda fase di un golpe: stiamo solo cercando gli assassini».

La forza esecutiva di Hamas è entrata nell’ ufficio di Ziad Abu Amr, parlamentare indipendente, e in quello di Zakharya Al-Agha, membro del comitato esecutivo dell’ Organizzazione per la liberazione della Palestina. La casa di Mohamed Awidat, un altro capo di Fatah, è stata bersagliata con i lanciagranate perché si consegnasse. Il partito di Abu Mazen accusa Hamas di sfruttare l’ attentato come giustificazione per cancellare la fazione avversaria. «A Nablus – replica Abu Zuhri – loro continuano ad arrestare i nostri attivisti». Quarantacinque chilometri dividono Gaza dalla Cisgiordania. «Non sono mai sembrati così tanti», commenta sconsolato un giornalista di Al Ayam. Il suo giornale, voce ufficiale dell’ Autorità, nella Striscia non entra più, ordine di Hamas.

Frattini Davide

(Fonte: Corriere della Sera, 27 Luglio 2008, pag.9 )