L’omertà su Ron Arad continua

Edizione 142 del 10-07-2008

Nonostante le promesse Hezbollah non dà informazioni sul pilota disperso dal 1986

Su Ron Arad continua l’omertà

di Michael Sfaradi

E’ dal 1986 che Ron Arad, navigatore dell’aeronautica militare israeliana, è “Missing in action”, disperso. Da allora tutti i governi israeliani hanno cercato la sua liberazione, in un primo momento tentando uno scambio di prigionieri, poi, con il passare degli anni, scarcerando terroristi in cambio di informazioni. Tutto questo senza ottenere alcun risultato. Erano in due gli uomini dell’equipaggio del “Kfir” che fu abbattuto sui cieli libanesi, ed ambedue si lanciarono con il paracadute ed arrivarono vivi a terra. Ron Arad, per sua sfortuna, non fu recuperato dalle unità di soccorso solo perché il suo rilevatore elettronico si ruppe durante il lancio. L’unica cosa che si sa per certa è che finì prigioniero e fu poi usato come merce di scambio fra le varie frange della guerriglia palestinese. Passò di mano in mano fino a che si persero le sue tracce, il resto sono solo voci che non hanno, almeno ufficialmente, dei riscontri oggettivi. Queste voci dicono che Ron Arad è finito in mano ad Hezbollah e da lì direttamente a Teheran. Stando ad indiscrezioni di oppositori politici al regime degli Ayatollah, il prigioniero sarebbe stato sottoposto ad un intervento chirurgico per renderlo paraplegico e impossibilitargli la fuga.

Israele qualche volta è volta riuscita, pagandole con la rimessa in libertà di terroristi assassini, a riavere le salme dei suoi caduti, ma per quello che riguarda il destino di Ron Arad non si è mai riusciti a squarciare il velo di silenzio ed omertà, al punto che non è mai stato possibile avere informazioni sufficienti nemmeno per emettere una dichiarazione di morte presunta. Lo scambio dei prigionieri, che recentemente il governo israeliano ha concordato con Hezbollah, prevede da parte israeliana la restituzione di diverse salme di terroristi più un numero consistente di prigionieri con le mani sporche di sangue, fra i quali spicca il nome di Samir Kuntar, colui che uccise una bimba di quattro anni spaccandole la testa su di uno scoglio e finendola con i colpi del calcio del suo fucile mitragliatore. Di contro Hezbollah deve restituire Ehud Goldwasser ed Eldad Reghev, o quello che resta di loro, e dare informazioni precise su Ron Arad. Due giorni fa il mediatore tedesco ha consegnato al governo israeliano un fascicolo parziale sulle informazioni che Hezbollah dice di essere riuscita ad ottenere e, da quel momento, c’è stato un notevole irrigidimento da parte israeliana. Le informazioni contenute sono vecchie e risapute, ed anche se si tratta di stralci si intuisce che Hezbollah non dice tutto quello che sa. Questo per mantenere dei segreti che potrebbero tornare buoni sul tavolo di future trattative.

Nasrallah continua a prendere in giro, ma anche la pazienza israeliana ha un limite, e lui forse l’ha superato. I Ministri dell’Interno e della Difesa, hanno chiesto la riunione urgente del Consiglio dei Ministri per riconsiderare l’accettazione dello scambio dei prigionieri ed effettuare una nuova votazione alla luce delle informazioni ricevute. Il Dossier Ron Arad è così tornato prepotentemente alla ribalta e potrebbe mandare a monte la trattativa. C’è ancora la speranza, pur minima, che Ron Arad sia ancora vivo, ed è per questo che Israele non lascerà nulla di intentato pur di ottenere il suo rilascio o la sua salma. Pochi giorni fa Nasrallah cantava vittoria, ma la grazia a Samir Kuntar non è ancora stata firmata e, se non impara a stare ai patti e a dire tutto quello che sa su Ron Arad, rischia di dover rimandare i festeggiamenti che aveva preparato per il ritorno del massacratore di bambini.

L’Opinione

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Libano/Nuovi scontri: aeroporto isolato, oggi parla Nasrallah

LIBANO/ NUOVI SCONTRI: AEROPORTO ISOLATO, OGGI PARLA NASRALLAH

Mufti Libano chiede intervento mondo islamico contro sciiti

Roma, 8 mag. (Apcom) – Proseguono gli incidenti in Libano cominciati ieri durante uno sciopero generale contro il carovita che, con il passare delle ore, e’ sfociato in violenze politiche e settarie.

Fonti giornalistiche locali hanno riferito ad Apcom che stamani scontri a fuoco sono divampati a Talbayya nella Valle della Bekaa. A Beirut centinaia di dimostranti, legati al movimento sciita Hezbollah, sono riuniti nel rione di Ras al Nabaa gia’ teatro ieri di scontri tra musulmani sunniti militanti del Partito Mustaqbal di Saad Hariri e attivisti sciiti. A Tayyuneh, Barbur, Corniche Marza e Beshara Khoury sono state date alle fiamme automobili e cassonetti dei rifiuti. Si registrano alcuni feriti non gravi.

Rimangono chiuse le strade sbarrate ieri dai dimostranti sciiti, incluse quelle per l’aeroporto internazionale di Beirut. La Mea, compagnia di bandiera libanese, ha sospeso tutti i voli in partenza fino alle 12 ora locale. Poco fa decine di persone, giunte con autocarri e un bulldozer hanno chiuso con blocchi di cemento il ponte Salim Salam.

Secondo le fonti gli incidenti potrebbero andare avanti fino alla conferenza stampa che terra’ oggi il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Il leader del movimento sciita, stando alle indiscrezioni che circolano a Beirut, potrebbe condizionare il ritorno alla normalita’ alla revoca da parte del governo di provvedimenti recenti, come l’eliminazione del sistema di telecomunicazione indipendente creato da Hezbollah e delle telecamere che l’organizzazione sciita avrebbe installato nei pressi dell’aeroporto.

Gli incidenti in corso si caratterizzano sempre piu’ come uno scontro aperto tra musulmani sunniti, sostenitori del governo del premier Fuad Siniora e vicini al partito Mustaqbal, e i musulmani sciiti rappresentanti da Hezbollah. Ieri Mohammed Qabbani, il Mufti del Libano, la piu’ alta carica sunnita, durante un discorso televisivo ha affermato che “i sunniti sono stanchi di queste violazioni (sciite)” e ha descritto Hezbollah come un insieme di “bande di fuorilegge che compiono attacchi contro i cittadini”. Ha quindi chiesto l’intervento del mondo islamico per bloccare quelli che ha definito “tentativi esterni (dell’Iran, ndr) di dividere i musulmani libanesi”.

Le violenze in atto hanno ulteriormente alimentato le tensioni in un Paese gia’ impantanato da diciassette mesi in una crisi politica che ha messo l’opposizione sostenuta da Iran e Siria contro il governo Siniora appoggiato dagli Stati Uniti. Una situazione che ha lasciato il Libano senza presidente dallo scorso novembre.

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

Nasrallah: ”Israele può essere spazzato via”

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“L’entità sionista [Israele] può essere spazzata via dall’esistenza? Sì, mille volte sì”. Lo ha proclamato Hassan Nasrallah, segretario generale dei jihadisti sciiti libanesi filo-iraniani Hezbollah, celebrando lunedì a Beirut il 40esimo giorno dall’uccisione a Damasco del comandante delle operazioni terroristiche di Hezbollah Imad Mugniyah.

Rivolgendosi in collegamento video a decine di migliaia di sostenitori convenuti a Dahiya, il quartiere-roccaforte di Hezbollah a Beirut sud, Nasrallah ha continuato: “Mughnieh è ancora fra noi, il suo spirito non ci ha lasciati. Siamo determinati a proseguire sulla sua via. Abbiamo visto il nemico tremare di paura e terrore di fronte allo spirito , al sangue, alla vendetta, alla via e alla promessa di Mugniyah”.

Il capo di Hezbollah ha poi sostenuto il diritto di mettere in dubbio la Shoà. “Perché – si è domandato – quando si tratta dei sionisti tutti stanno zitti? Quando un grande pensatore si va avanti e solleva dubbi sull’Olocausto, viene subito criticato. Noi condanniamo questo fatto”.

“Vediamo – ha continuato Nasrallah – un’infiltrazione senza precedente dei sionisti e degli americani nei mass-media. Vogliono minare la coscienza della nostra nazione. Vogliono che il risultato finale sia la nostra resa. Usano i loro metodi violenti per cercare di convincerci che siamo deboli e inermi. Vogliono farci credere che non abbiano alcuna speranza di vincere. La macchina propagandistica sionista e americana è all’opera da sessant’anni per ingigantire le vittorie dell’esercito israeliano”.

Nasrallah ha ripetuto più volte che il ritiro unilaterale israeliano dal sud del Libano nel maggio 2000 costituì una “enorme vittoria” della sua organizzazione. “C’è una vittoria politico-militare che si chiama ritiro dell’esercito occupante dal Libano meridionale, che fu anche una vittoria ideologica per la conquista delle coscienze” ha detto, vantandosi poi d’aver costretto nell’estate 2006 la popolazione civile israeliana a stare rintanata nei rifugi per 33 giorni.

Nasrallah ha infine ribadito la promessa di vendicare la morte di Mughniyah, da lui attribuita a Israele senza dubbi né prove.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, 24.03.08)

Nasrallah sbaglia tutto

Israele.net

Libano/ Nasrallah: Cancellazione di Israele è un dato di fatto

Libano/ Nasrallah: Cancellazione di Israele è un dato di fatto

Discorso in diretta tv del leader di Hezbollah

ROMA, 22 feb. (Apcom) – “La cancellazione di Israele è un dato di fatto”: lo ha detto oggi il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, in un discorso trasmesso in diretta tv a migliaia di sostenitori del gruppo sciita libanese radunati in una moschea di Beirut. Lo riporta Ynet, l’edizione online dello Yedioth Ahronoth.

Secondo Nasrallah, Israele sta preparando una nuova guerra, e “l’uccisione di Imad Mughniyeh è un passo preliminare” in questa direzione. “In Israele tutti pensano di aver perso la guerra” in Libano due anni fa, ha detto ancora il leader di Hezbollah. “Usando le parole di Ben Gurion (uno dei padri fondatori di Israele, ndr), che se Israele perde una guerra si avvicina la sua fine, possiamo comprendere la situazione” attuale.

Mughniyeh era il comandante militare di Hezbollah, ed è stato ucciso dall’esplosione di un’autobomba la scorsa settimana a Damasco. Il gruppo sciita ha immediatamente accusato Israele, e Nasrallah ha promesso “guerra aperta” contro lo Stato ebraico. Il governo israeliano ha però negato ogni coinvolgimento nell’uccisione del leader del gruppo sciita.

(Alice News, 22 febbraio 2008)

Ucciso a Damasco uno dei più pericolosi terroristi del mondo

Ucciso a Damasco uno dei più pericolosi terroristi del mondo

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Imad Mughniyeh, capo delle operazioni terroristiche di Hezbollah, morto martedì sera nell’esplosione dell’auto a Damasco, da almeno venticinque anni era considerato uno dei terroristi più ricercati al mondo, coinvolto in una serie interminabile di attentati contro Israele e gli Stati Uniti, fra cui il sequestro dei due riservisti israeliani nel luglio 2006 e gli attentati esplosivi alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998.

Meno noto di Osama Bin Laden ma considerato altrettanto pericoloso, Mughniyeh era implicato negli attentati del 1983 contro l’ambasciata e la caserma dei marines Usa a Beirut che uccisero più di 350 persone, nell’attentato del 1994 contro l’edificio della Israelite Mutual Association a Buenos Aires che causò la morte di 85 persone, nell’attentato del 1992 contro l’ambasciata d’Israele sempre a Buenos Aires (29 morti). Aveva anche stabilito stretti legami con Al Qaeda e, stando alla testimonianza di Ali Mohammed, un alto esponente operativo di Al Qaeda arrestato per gli attentati contro le ambasciate americane in Africa del 1998, si era incontrato con lo stesso Bin Laden in Sudan nel 1993. Secondo Ali Mohammed, fu Hezbollah che fornì l’addestramento all’uso degli esplosivi ai terroristi di Al Qaeda per quegli attentati. Questo legame, e il fatto che Mughniyeh fosse l’ufficiale di collegamento fra Hezbollah e Al Qaeda, ha portato i servizi di intelligence occidentali a pensare che fosse coinvolto anche negli attentati dell’11 settembre.

Nato nella città libanese di Tiro nel 1962, Mughniyeh non attirò l’attenzione su di sé fino al 1976 quando si arruolò nella Forza 17 palestinese come cecchino, bersagliando libanesi cristiani sulla linea verde che divideva Beirut est da Beirut ovest durante gli anni della guerra civile. Funzionari di Fatah hanno rivelato che era molto vicino al leader Yasser Arafat quando l’Olp faceva base a Beirut. “Il suo soprannome era tha’lab (la volpe) – dice un ufficiale di Fatah che afferma d’aver conosciuto molto bene Mughniyeh negli anni ’70 e ’80 – e oggi era considerato la seconda figura più importante di Hezbollah dopo il segretario generale Hassan Nasrallah. Siamo molto fieri che un palestinese fosse arrivato a ricoprire una posizione così importante dentro Hezbollah”.

Quando le Forze di Difesa israeliane cacciarono le milizie dell’Olp dal Libano nel 1982, Arafat affidò a Mughniyeh il compito di trasferire gli arsenali dell’organizzazione alle milizie libanesi alleate. Mughniyeh, che si rifiutò di lasciare Beirut insieme al resto della leadership palestinese, entrò allora nella milizia sciita Amal guidata da Nabih Berri. Successivamente sia lui che Hassan Nasrallah, anch’esso all’epoca membro di Amal, uscirono dal movimento per formare Hezbollah.

I primi attentati terroristici che lo videro all’opera furono le esplosioni nel 1983 dell’ambasciata americana e delle caserme che ospitavano i marines Usa e i paracadutisti francesi che facevano parte della Forza multinazionale di pace schierata in Libano. Rimasero uccise circa 350 persone.

“Mughniyeh era uno dei terroristi più pericolosi e spietati – dice l’ex capo del Mossad israeliano Danny Yatom – La sua scomparsa costituisce un grande successo della lotta al terrorismo”.

Nel 1985 si ritiene che Mughniyeh sia stato uno dei terroristi che presero in ostaggio un volo TWA in rotta da Atene a Roma. L’aereo venne fatto atterrare a Beirut per poi volare in Algeria e tornare di nuovo a Beirut. In seguito Mughniyeh venne incriminato dagli Stati Uniti per l’uccisione a sangue freddo di uno degli ostaggi, un membro della marina americana.

Il 10 ottobre 2001 Mughniyeh apparve sulla lista FBI dei 22 terroristi più ricercati. Venivano offerti 5 milioni di dollari per informazioni che portassero alla sua cattura.

Mughniyeh è stato anche collegato alla nave cargo Karine A con cui Arafat cercò di far arrivare un grosso quantitativo di armi nella striscia di Gaza nel 2001, e al sequestro da parte di Hezbollah di tre soldati israeliani nell’ottobre 2000 (dopo che Israele si era ritirato sul confine internazionale), oltre a quello nell’estate 2006 di Eldad Regev e Ehud Goldwasser, sempre su suolo israeliano.

Mughniyeh era considerato l’ufficiale di collegamento fra Hezbollah e le Guardie Rivoluzionarie iraniane, e si ritiene che trascorresse molto tempo a Teheran sotto stretta protezione iraniana. Nel gennaio 2006 si ritiene che abbia accompagnato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a Damasco per un incontro con Nasrallah, con il leader di Hamas Khaled Mashal e con il capo della Jihad Islamica palestinese Ramadan Salah.

“Sapeva di essere sulla lista dell’FBI da molti anni – dice Eitan Azani, già capo del desk libanese dell’intelligence militare israeliana – e si comportava di conseguenza. A differenza di Bin Laden, era un operativo e non aveva un ruolo politico dentro Hezbollah. Era profondamente implicato nell’organizzazione delle operazioni, come una sorta di capo di stato maggiore”.

La morte di Mughniyeh martedì a Damasco ha suscitato furibonde reazioni nel mondo arabo e islamico. Hezbollah ha accusato subito Israele: “Con pieno orgoglio noi dichiariamo che un grande condottiero jihadista della resistenza islamica in Libano è diventato un martire per mano dei sionisti”, recita un comunicato su Al-Manar.

Anche il parlamentare siriano Mohammad Habash ha immediatamente incolpato Israele: “Di tutti i possibili sospetti, Israele è quello che ha più da guadagnarci”, ha dichiarato alla BBC in arabo.

Il primo ministro libanese Fuad Saniora ha espresso le sue condoglianze alla famiglia di Mughniyeh e alla dirigenza di Hezbollah. Anche il figlio di Hariri, Saeb, ha condannato l’uccisione.

Il ministro degli interni siriano, Basam Abd al-Majid, ha definito l’uccisione di Mughniyeh, “un vile atto terrorista”.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha minacciato una reazione terroristica contro i leader politici israeliani: “Non resteremo a braccia conserte”, hanno dichiarato esponenti del FPLP.Anche Hamas ha duramente condannato l’uccisione di Imad Mughniyeh. In un comunicato, l’organizzazione terroristica palestinese incita i musulmani nel mondo e i paesi arabi ad agire contro “il nemico sionista” che “minaccia la sicurezza del popolo arabo”.

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano Mohammad Ali Hosseini ha espresso la “forte condanna” di Teheran per l’uccisione del numero due di Hezbollah, attribuendola al “regime sionista” e alle sue “violazioni del diritto internazionale”. Hosseini ha elogiato Mughniyeh (responsabile delle morte di centinaia di americani, israeliani ed ebrei in Libano e in altri paesi) definendolo “un pagina d’oro nella storia della lotta del genere umano contro l’aggressione sionista”.

“Il mondo sarà migliore senza quest’uomo – ha dichiarato invece Sean McCormack, portavoce del dipartimento di stato Usa – Mughniyeh era un killer, un assassino e un terrorista responsabile della morte di centinaia di innocenti”.
Gerusalemme in un primo momento ha evitato di commentare. Successivamente, mercoledì, l’ufficio del primo ministro ha diffuso un comunicato in cui si smentisce qualunque coinvolgimento di Israele nella vicenda.

Secondo l’ex membro della CIA Bruce Riedel, tutto indica che il Mossad è riuscito a infiltrare Hezbollah e che anche il leader Hassan Nasrallah sa di essere nel mirino. “I servizi israeliani – dice Riedel – hanno già dimostrato in passato la capacità di colpire a Damasco. Questa è un’operazione di grande significato, che gli israeliani abbiano intenzione o meno di ammetterlo pubblicamente.

Mugniyah era ai vertici delle liste dei peggiori ricercati da almeno un quarto di secolo”. Secondo Riedel, il capo di Hezbollah Nasrallah ha buoni motivi per preoccuparsi. “In queste ore – spiega – si sta chiedendo chi può aver rivelato dove si trovava Mugniyah, perché quella stessa persone potrebbe rivelare dove si trova lui”.

Questa una lista parziale dei principali attentati attribuiti con certezza alla “pagina d’oro del genere umani” Imad Mughniyeh

– Aprile 1983: un attentatore suicida alla guida di un furgone-bomba si scaglia contro l’ambasciata Usa a Beirut: 63 morti (di cui 17 americani).

– Ottobre 1983: attentati suicidi quasi simultanei con camion-bomba contro le caserme francese e americana della Forza multinazionale di pace a Beirut: morti 241 americani e 58 francesi.

– Marzo 1984: Sequestro e uccisione di William F. Buckley, capo stazione CIA a Beirut: è l’inizio di una serie di sequestri di cittadini stranieri in Libano ad opera di Hezbollah.

– Marzo 1985. Sequestro di Terry Anderson, capo corrispondente in Medio Oriente della Associated Press: verrà tenuto in ostaggio per i successivi sei anni.

– Giugno 1985: terroristi sciiti libanesi dirottano il volo TWA 847 da Atene a Roma e volano avanti e indietro tra Beirut e Algeri. Nell’aeroporto di Beirut sparano a freddo a un passeggero, il sommozzatore della marina Usa Robert Stetham, e ne gettano il corpo sulla pista. Gli ultimi ostaggi vengono liberati solo dopo due settimane. Gli Stati Uniti incriminano formalmente Mughniyeh per il suo ruolo nel dirottamento e lo iscrivono nella lista FBI dei terroristi più ricercati.

– Marzo 1992: furgone-bomba contro l’ambasciata israeliana a Buenos Aires, in Argentina: 29 morti.

– Luglio 1994: furgone-bomba contro l’edificio di un centro culturale ebraico a Buenos Aires, in Argentina: 95 morti. Nel 1999 l’Argentina emette mandato di cattura internazionale a carico di Mughniyeh.

(Da: Jerusalem Post, 13.02.08)

Nella foto in alto: L’attentato del 1994 contro il centro comunitario ebraico a Buenos Aires (95 morti)

Hezbollah: L’Iran dirige i nostri lanci di missili su Israele

Hezbollah arruola bambini nelle sue milizie

Israele.net

Poche speranze per i soldati israeliani rapiti in Libano

ISRAELE: PER OLMERT SONO MORTI SOLDATI RAPITI IN LIBANO

Il governo israeliano e’ giunto alla conclusione che devono essere considerati morti i due soldati israeliani Ehud Goldwasser e Eldad Regev, rapiti il 12 luglio 2006 in Israele nella zona di confine con Libano da Hezbollah. Il settimanale ‘Der Spiegel’ scrive nel suo nuovo numero che il premier Ehud Olmert si appresterebbe a dichiarare morti i due militari israeliani. Finora il leader di Hezbollah, lo sceicco Hassan Nasrallah, si e’ sempre rifiutato di fornire informazioni sui due soldati israeliani, fino a quando lo Stato ebraico non avra’ liberato il terrorista libanese Samir Kuntar.

Repubblica.it

Hariri sospetta Damasco per la morte di Mughniyeh

Hariri sospetta Damasco per la morte di Mughniyeh

di Carlo Panella

“Il mondo è un posto migliore senza di lui”: le secche parole del portavoce del dipartimento di Stato americano, Sean McCormack, sono assolutamente condivisibili. Ma la morte violenta di Imad Mughniyeh, ucciso da un’autobomba ieri notte a Damasco, apre anche numerosi interrogativi. Il primo è cruciale: chi ha ucciso il numero due di Hezbollah, il terrorista più importante del mondo islamico dopo Osama Bin Laden?

Oggi, durante una cerimonia in ricordo del premier libanese, Rafik Hariri, il figlio Saad Hariri e il leader druso, Jumblatt, hanno lasciato intendere di ritenere che il regime siriano e Hezbollah stesso siano implicati nella morte di Mughniyeh. Un’ipotesi va certamente tenuta in considerazione.

L’attentato è avvenuto a Damasco, città super blindata, e Mughniyeh non era certo un obiettivo semplice da colpire. Inseguito per 22 anni dai servizi segreti di mezzo mondo, il capo militare di Hezbollah si era fatto almeno due plastiche al viso ed era protetto non solo dai suoi scherani, non solo da Hezbollah, non solo dalle forze di sicurezza siriane, ma anche dai Pasdaran iraniani di cui era il fondamentale snodo di comando in tutta la strategia di attacco in Medio Oriente e nel mondo.

Israele, stranamente, ha subito negato ogni responsabilità nella sua morte (ovviamente subito attribuitagli da Hezbollah, dalla Siria e soprattutto dall’Iran), con una smentita che non ha molti precedenti, perché Israele ha sempre rivendicato la piena legittimità, anche giuridica e di diritto, dei suoi omicidi mirati e si è ben guardata dallo smentire uccisioni parimenti clamorose, come quella dello sheikh Yassim, il fondatore e leader di Hamas, e di un paio di suoi successori.

Può darsi, naturalmente, che la smentita israeliana sia dettata da strane motivazioni del governo di Gerusalemme, ma non si può trascurare il fatto che questa clamorosa morte e questo strano attentato arrivano nel bel mezzo di una crisi che sta scuotendo Hezbollah, riflesso di una ben più importante crisi che travaglia i vertici politici e militari di Teheran.

Il 12 dicembre 2007, l’autorevole quotidiano arabo Asharq al Awsat, stampato a Londra, ha infatti sostenuto che la Guida della Rivoluzione iraniana in persona, Khamenei, aveva tolto allo stesso Hassan Nasrallah ogni responsabilità di comando militare in Libano e le aveva passate al suo vice, lo sheikh Naim Qassim. E’ interessante oggi ricordare le motivazioni di quella rimozione: una ispezione accurata effettuata da alti Pasdaran iraniani nel sud del Libano aveva verificato una situazione assolutamente non soddisfacente di ridislocazione di armamenti e uomini sul territorio del sud Libano e gravi carenze di comando.

L’apparato militare di Hezbollah, di cui Mughniyeh era la massima autorità fuori dal Libano, è dunque attraversato da forti tensioni e – come si sa – molto spesso in passato queste hanno portato a episodi come l’attentato di ieri a Damasco.

Sia come sia, il colpo per Hezbollah è fortissimo, soprattutto dal punto di vista del prestigio. Mughniyeh era un obiettivo assolutamente impossibile da colpire (al pari dell’uccisione del capo del Kgb a Mosca ad opera degli americani nella Mosca staliniana dei primi anni cinquanta), ma è stato colpito.

Nessun leader del mondo terrorista islamico sciita si può oggi sentire al sicuro. Forse dai propri stessi amici.

Noto come il Camaleonte per le sue capacità trasformiste, Mughniyeh ha legato il suo nome a una quindicina dei più eclatanti attentati compiuti a partire dai primi anni ottanta: gli attacchi in Libano contro l’ambasciata Usa, una caserma dei marines e una dei paràs francesi tra il 1983 e il 1984 (362 vittime), il dirottamento di un aereo della Twa in linea tra Roma e Atene nel 1985, le esplosioni di Buenos Aires contro l’ambasciata israeliana nel 1992 (29 morti) e contro la sede dell’associazione argentino-israeliana nel 1994 (85 vittime).

Mughniyeh, era il nome di battaglia di Hajj Radwan, nato nel 1962 da una famiglia di ayatollah sciiti del sud del Libano. Dopo essersi unito, a 15 anni, alle milizie palestinesi di Al Fatah, è stato uno dei fondatori del movimento sciita Hezbollah. Rifugiatosi per anni in Iran per scappare dall’Interpol europea, dal 1986 in poi è riuscito a sfuggire a numerosi tentativi di cattura o uccisione da parte dei servizi segreti americani e israeliani, che non hanno invece risparmiato i suoi due fratelli, Jihad e Fuad, eliminati rispettivamente nel 1985 e nel 1994. Indicato come ufficiale di collegamento tra Hezbollah e i servizi segreti iraniani, per molti sarebbe anche il regista dell’uccisione a Beirut nel 1985 del capo della Cia in Medio Oriente, William Francis Buckley, e della fornitura di armi a Teheran in cambio della liberazione di ostaggi occidentali in Libano (vicenda che dette vita allo scandalo Iran-Contras del 1987).

Nel corso degli anni, il Camaleonte è stato anche additato da fonti di intelligence e di stampa quale anello di congiunzione tra i servizi iraniani e la rete di Bin Laden, o tra Hezbollah e Al Qaida. Sarebbe quindi stato coinvolto in varia misura negli attentati del 1996 a Khobar, in Arabia Saudita, e in quelli del 1998 contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania, nell’attacco nel 2000 contro il cacciatorpediniere americano Cole nello Yemen, nell’invio di armi all’Autorità nazionale palestinese sequestrate dall’esercito israeliano nel 2002 sulla nave Karine-A. Presente dal 2001 nella lista Fbi dei 22 terroristi più ricercati al mondo, è stato chiamato in causa anche quale mente dell’attacco nel novembre 2003 contro la base militare di Nassiriya, in Iraq, che causò la morte di 19 italiani; degli attentati a Istanbul, sempre nell’autunno 2003, contro le sinagoghe, il consolato e una banca britannici.

L’Occidentale