Neonazisti e ultrà: la nuova Europa ha un cuore nero

Neonazisti e ultrà: la nuova Europa ha un cuore nero

Manifestazione neonazista

Manifestazione neonazista

di Andrea Tarquini

BERLINO – A Budapest sfilano in centro indossando l’ uniforme nera, sventolano i gagliardetti delle Croci frecciate alleate di Hitler, giurano di salvare la patria dagli zingari, dal capitalismo e dagli ebrei. A Praga contattano ogni giorno i loro camerati tedeschi della Npd neonazista, e spesso affrontano la polizia in violenti scontri di guerriglia urbana. A Bratislava il loro partito è addirittura al governo, partner preferito ai democristiani per formare una coalizione dal premier socialdemocratico-populista Robert Fico. Europa centrale, inverno 2008: mentre il più importante dei nuovi membri dell’ Unione Europea, la Polonia, è una solida democrazia, una società dalla cultura democratica diffusa nella sua coscienza collettiva e dall’ economia ancora in boom, in altri tre paesi membri della Ue, tre giovani democrazie risorte dopo mezzo secolo di comunismo e di colonialismo sovietico (Ungheria, Repubblica Cèca, Slovacchia), il neonazismo non è più solo uno spettro, né la minaccia violenta di minoranze arrabbiate ma marginali: è realtà quotidiana, è un modo di pensare che si diffonde nei salotti buoni, è una forza politica che ha imparato a sfidare la libertà sia con la violenza di piazza sia con successi elettorali e coalizioni. Diciannove anni dopo la caduta della Cortina di ferro, quelle tre giovani democrazie appaiono infettate da una voglia di ordine diventata mostro. E il mostro è un virus contagioso: nell’ Europa senza frontiere, i successi magiari, cèchi e slovacchi possono dare esempio e forza ai suoi adepti ovunque nell’ Unione.

L’ Ungheria è il caso più appariscente della nuova sfida all’ Europa. Jobbik, cioè “i migliori”, si chiama il partito. Come sempre accade al fascismo, due volti vi convivono, il doppiopetto e il manganello. Il doppiopetto sono l’ elegante look sportivo – camicia button down e pullover inglese – del suo leader Gabor Vona, o gli abiti chic della bionda, giovane, attraente Krisztina Morvai, avvocato e docente di giurisprudenza, ex attivista per i diritti delle donne e delle minoranze, convertita al sogno della destra nazionale. Il manganello si chiama Magyar Garda, “guardia ungherese”. È la milizia paramilitare del partito, conta oltre duemila aderenti, ma presto supererà i settemila. È organizzata in compagnie e reggimenti, i suoi membri entrandovi prestano giuramento di fedeltà assoluta come si fa in un esercito regolare. E si addestrano alle arti marziali e al tiro con le armi da fuoco.

Lo sfondo nazionale è desolante. Diciannove anni dopo la fine del comunismo, l’ Ungheria è un’ economia in crisi e soprattutto uno Stato sulla soglia della bancarotta. Solo iniezioni di liquidità somministrate in extremis dal Fondo monetario internazionale e dall’ Unione Europea hanno salvato il governo socialdemocratico (postcomunista) del premier Péter Gyurcsany, ma il malcontento rimane. Fa da sedimento a una simpatia sempre più diffusa per l’ ultradestra, ha avvertito di recente Paul Lendvai, decano dei corrispondenti del Financial Times, gentiluomo ungherese fuggito a Occidente durante il comunismo che da Vienna, nei decenni della Guerra fredda, era una delle fonti più attendibili su qualsiasi cosa accadesse o si preparasse nell’ “altra Europa”.

Altre voci autorevoli sono purtroppo d’ accordo: odio xenofobo, discriminazione, diffidenza verso minoranze e diversi, spiega la sociologa Maria Vasarhely, sono sempre più diffusi in ampi strati della popolazione. Venti ungheresi su cento, avverte il suo collega Pal Tamas, sui grandi temi della politica e della vita la pensano come l’ ultradestra, e trenta su cento, secondo una sua indagine scientifica, sono da considerare antisemiti.

Manganello e doppiopetto agiscono in sinergia, nell’ Ungheria della crisi, conquistano la ribalta ogni giorno nella Budapest splendida ma dove la nuova povertà e il degrado urbano, con troppe facciate di palazzi asburgici diroccate anziché risanate come in Polonia, mostrano che qualcosa non va. A Hoesoek Tére, la piazza degli eroi, luogo-simbolo della nazione, la Magyar Garda sfila spesso e volentieri. Oppure conduce giorno e notte pattuglie, per intimidire gli zingari. O suoi simpatizzanti lanciano escrementi, pietre e uova marce contro il teatro della comunità ebraica. «Il problema dei senzatetto e degli zingari si può risolvere diffondendo batteri della tubercolosi», affermano i suoi ultrà, «perché dobbiamo difenderci».

Vona e la signora Morvai no, non giungono a tanto. Ma affermano a ogni comizio: «Chi sono gli zingari? Amano l’ Ungheria o no? Hanno voglia di lavorare? Vogliono adattarsi e assimilarsi o no? Possiamo fidarci?». E più spesso ancora diffondono l’ idea che nel dopo Guerra fredda i politici dei partiti democratici hanno «trasformato l’ Ungheria in un Paese sconfitto, una colonia dell’ Occidente». Siamo a un passo dal mito mussoliniano della “vittoria mutilata”. La Grande Ungheria è il loro sogno, il rifiuto del Trattato di Trianon che nel 1918 tolse ai magiari (parte dell’ Impero asburgico) i territori ora slovacchi o romeni è slogan e bandiera. Erano le idee-forza della dittatura dell’ ammiraglio Miklos Horthy, alleato di Hitler, e degli estremisti delle Croci frecciate di Imre Szalasi.

Ma nell’ ex Europa asburgica il nuovo fascismo si diffonde anche dove le tradizioni democratiche dovrebbero essere più solide. Guardiamo poco più a ovest, nella splendida, prospera Praga, capitale di un Paese devastato dal mezzo secolo bolscevico e ora tornato al capitalismo ma anche segnato dalla corruzione e dall’ instabilità politica. Il Partito dei lavoratori (Ds, guidato da Tomas Vandas) ha chiare matrici neonaziste e contatti con la Npd tedesca. Qualche settimana fa nella città di Litvinov ci sono voluti oltre mille poliziotti in assetto di guerra per affrontare in una notte di guerriglia urbana almeno settecento squadristi del Ds decisi a dare l’ assalto a un quartiere abitato da gitani. I loro slogan sono ancor più duramente anti-occidentali di quelli dei camerati ungheresi: «Alzati, lotta contro il liberalismo», titolava uno degli ultimi numeri di Delnické listy, il loro organo. Il partito neofascista cèco è in prima fila, come i comunisti nostalgici dell’ occupazione sovietica, contro i piani Nato sullo scudo difensivo in Cèchia e Polonia per affrontare i missili iraniani.

E sull’ esempio magiaro, anche nella Repubblica cèca un altro gruppo, il Partito nazionale, ha fondato una sua milizia paramilitare. Guidato da Petra Edelmannova, il partito vuole presentarsi alle elezioni politiche del 2010 proponendo la «soluzione finale della questione degli zingari». Linguaggio senza pudore, che evoca esplicitamente quello del nazismo hitleriano nella «soluzione finale», cioè l’ Olocausto. Il governo cèco non vuole restare a guardare, anzi non può permetterselo anche perché tra poco gli toccherà la presidenza di turno dell’ Unione Europea. Per cui sta studiando la possibilità giuridica di una messa al bando dei nuovi fascisti.

Una possibilità del genere è lontana anni luce a Bratislava, la capitale della Slovacchia. Perché qui Robert Fico, primo ministro e leader del locale partito socialdemocratico (schierato su posizioni di sinistra nazionalpopulista, era stato persino temporaneamente sospeso dal gruppo socialista all’ Europarlamento), ha scelto di governare e garantirsi il potere alleandosi non con i democristiano-conservatori bensì con lo Sns, il Partito nazionalista slovacco di estrema destra. Lo guida Jan Slota, politico di provincia che ama abbandonarsi a eccessi alcolici per poi scatenarsi ancor meglio nei comizi. Propone «la frusta» per risolvere (rieccoci) «il problema degli zingari», sogna di diventare europarlamentare per «rendere di nuovo vive le acque marce e sporche di Bruxelles e di Strasburgo». I suoi bersagli preferiti sono, oltre ai gitani, la minoranza ungherese e gli omosessuali.

Il premier Fico tace, volta la testa dall’ altra parte. Si preoccupa solo di litigare col governo ungherese, perché l’ ultima partita di calcio tra squadre dei due paesi, a Dunajska Streda, si è conclusa con una notte di duri scontri tra teppisti magiari e slovacchi, tutti legati alle due ultradestre. E alla fine la polizia slovacca per una volta è intervenuta duramente, ma pestando quasi soltanto i violenti ungheresi. L’ unica, debole speranza dell’ Unione Europea è questa: che la furia nazionalista dei nuovi fascisti nell’ Europa ex asburgica sia talmente virulenta da indurli a volte a considerarsi tra loro nemici mortali anziché alleati. Ma anche in questo il rovescio della medaglia è l’ abdicazione del potere statale. Dopo la notte di sangue a Dunajska Streda, la Magyar Garda ha presidiato e chiuso i valichi di frontiera con la Slovacchia; nessuno glielo ha impedito. I nuovi radicalismi, denunciava l’ altro giorno Joseph Croitoru sulla Frankfurter Allgemeine, sono un’ ipoteca grave e imprevista sul futuro delle tre giovani democrazie europee. L’ epidemia è scoppiata non in paesi lontani, ma all’ interno dei confini aperti della Ue e della Nato.

(Fonte: Repubblica, 07 dicembre 2008, pag. 30)

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Canzoni antisemite su Youtube

Dopo 3 anni Repubblica affronta nuovamente l’argomento……

Canzoni antisemite su Youtube

Circolano su You Tube parodie di canzoni famose firmate da un gruppo chiamato 99 Fosse

Strofe agghiaccianti che trovano gradimento nei forum di estrema destra

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Canzoni naziste, cd clandestini

Paserman: “Siamo sconvolti”

di MARCO PASQUA

Il loro nome si richiama a quello dei 99 Posse, uno storico gruppo che si è sciolto nel 2005, legato ai centri sociali. Con loro, però, non hanno niente a che vedere: la musica dei 99 Fosse è di chiaro stampo antisemita, auspica la morte degli ebrei e deride la Shoah e i campi di sterminio. Le loro canzoni sono apparse recentemente su Youtube, ma possono anche contare su un sito dedicato nella community di Netlog, con tanto di fan riconoscibili dai nick e dalle foto di ispirazione fascista: da Forza Nuova Macerata (che è stato rimosso nel pomeriggio) a PrincipeNeroFN, passando per Sasha Sieg Heil.

In serata tutte le canzoni e i video su You Tube sono stati oscurati. Cancellato anche il profilo dell’utente che li aveva inseriti.

Ma i 99 Fosse hanno anche ammiratori fra quelli che si riuniscono nella sezione italiana del forum neonazista “Storm Front”: sito registrato in America, che espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, “orgoglio bianco mondiale”. Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan.

A caricare le canzoni antisemite dei 99 Fosse su Youtube è stato un utente italiano che si firma come “Karl Gebhardt”: era il nome del medico personale di Heinrich Himmler, ministro dell’Interno del Reich, noto per condurre esperimenti nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, utilizzando come cavie le prigioniere polacche e russe.

L’album dei 99 Fosse, mai pubblicato e circolato clandestinamente nei circuiti della destra estrema e degli skinhead a partire dalla fine degli anni Novanta, si intitola “Zyclon B”, proprio come il veleno usato dai nazisti per sterminare gli ebrei nelle camere a gas. Le canzoni hanno una forte connotazione antisemita, e utilizzano melodie di brani noti. Uno di questi è “Anna non c’è”, riscrittura di “Laura non c’è” di Nek. Parlando di Anna Frank, la canzone recita: “Anna non c’è, è andata via. L’hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald”.

Altri titoli sono: Himmler (basato su “Gianna” di Rino Gaetano), Nati sotto la stella di David (da “Nata sotto il segno dei pesci” di Venditti), ma anche “Azzurro” e “Alba Chiara”. Tutte le canzoni sono liberamente consultabili, da sabato scorso, su Youtube. Già nei mesi passati, comunque, alcuni di questi brani erano stati rimossi, dopo le proteste degli internauti (ogni video può essere segnalato agli amministratori della piattaforma, se viola le regole della community).

Ma sul forum Storm Front non mancano i numerosi commenti di chi esalta i testi di questo gruppo, definito “fra i più divertenti dell’area alternativa italiana”. C’è chi sostiene la necessità di far parlare i revisionisti (“Se solo gli venisse aperta la bocca e non venissero repressi da istituzioni, università ecc.., a quest’ora l’olocausto sarebbe già diventato un mito per tutta l’umanità”); chi sostiene che il diario di Anna Frank fosse un falso (“Probabilmente è stato scritto per sensibilizzare la gente sui ‘bravi ebrei’); c’è poi qualcuno che avanza delle perplessità: “Carine queste canzoni. Anche se sembrano un po’ deridere certi avvenimenti: hanno sicuramente ragione a dire quel che dicono, ma così facendo rendono poco credibili coloro che cercano, in modo serio, di smontare alcuni luoghi comuni duri a morire, come l’Olocausto”.

Naturalmente le tesi revisionistiche sono quelle che vanno per la maggiore: “La storiella della camere a gas serve solo ad alimentare il mito antirazzista e le fantasie sadiche di qualche pervertito”, si legge sul forum. Per quanto riguarda l’identità dei 99 Fosse, un commentatore racconta che il cantante è stato visto “in un concerto skin, a Roma”. “Ovviamente – dice – può cantare solo in posti sicuri, fra gente intima”.

La comunità ebraica condanna duramente i video e i loro autori. A cominciare da Leone Paserman, presidente della Fondazione museo della Shoah, che si dice “sconvolto”: “Siamo davanti ad una palese apologia del nazismo, all’irrisione dei milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Non riesco a capire come la gente possa tollerare frasi del genere”. Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman, “ci sono delle leggi che andrebbero applicate, come quella di apologia del fascismo: siamo in un Paese dove questo non sempre avviene, e non solo per questa materia”. La vicenda, spiega Reibman, sarà discussa dalla comunità ebraica milanese, che valuterà se procedere con una denuncia.

(19 novembre 2008 )

Repubblica.it

Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

La denuncia

Il Centro Wiesenthal: «Via i gruppi neonazi da Facebook»

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Uno dei gruppi contro gli zingari presenti su Facebook

Lettera al social network: «Inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio»

GERUSALEMME – “Buttate gli zingari nella benzina!”. “Lavori utili per gli zingari: cavie per le camere a gas”. “Bruciamoli tutti!”. Una volta c’erano gli ultimi nazisti da cacciare, ora ci sono i nipotini di quei fanatici da controllare. Una volta c’erano le bombolette spray e i muri da cancellare, oggi ci sono i social network: e i blog, i video, i siti web. Il lavoro non manca al Centro Simon Wiesenthal. Segnalazioni, ricerche, denunce.

LA LETTERA – L’ultima battaglia è contro Facebook e i neonazi italiani. Una lettera di protesta spedita al suo fondatore, Mark Zuckerberg, proprio nei giorni delle commemorazioni per i settant’anni dalla Notte dei Cristalli e dall’inizio delle persecuzioni naziste: «È vergognoso – scrive il rabbino Marvin Hier – che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio». L’obbiettivo sono in particolare sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, che secondo il Centro Wiesenthal «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un’offensiva contro i Rom. «Sono gruppi socialmente pericolosi», è la denuncia, presentata assieme ad alcuni parlamentari del gruppo socialista al Parlamento europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente «un kapò»): «Facebook non può aiutare e incoraggiare chi veicola questi messaggi».

LA RISPOSTA – La scuse del social network sono arrivate subito: con una email di risposta, i responsabili rassicurano il Centro Wiesenthal che «dopo avere verificato gli abusi che ci avete segnalato, abbiamo rimosso tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole d’utilizzo della rete». Facebook promette più attenzione, chiede di denunciare e garantisce che «verranno intraprese le iniziative più adatte» per tutelarsi da queste incursioni. È un messaggio che a Gerusalemme, dove il Wiesenthal è impegnato nella costruzione del Museo della Tolleranza, aspettavano da un po’. Già a gennaio, Hier era dovuto intervenire perché alcuni messaggi l’avevano «strumentalizzato» nella campagna elettorale americana, facendo apparire il centro come schierato contro «il musulmano Obama». E a febbraio, in un discorso, il direttore dell’istituto aveva pubblicamente avvertito della nazi-propaganda su internet: «Quando nel 1995 ci fu la strage di Oklahoma City – aveva detto -, esisteva un solo sito che inneggiava alle camere a gas. Oggi, i nostri ricercatori ne hanno individuati almeno ottomila. E non fanno eccezione Facebook o YouTube, dove s’insegnano le tecniche del terrore, chi odiare e chi uccidere». Hier ama ripetere sempre una frase di Albert Einstein: «Il mondo è un posto pericoloso: non perché c’è chi fa del male, ma perché c’è chi lo vede e non fa nulla».

Francesco Battistini

14 novembre 2008 (ultima modifica: 15 novembre 2008 )

Corriere.it

L’antisemitismo di sinistra

L’antisemitismo di sinistra

kristallnacht

Esiste un antisemitismo di sinistra, ha affermato ieri il Parlamento tedesco. E ha puntato l’indice contro la Linke, il partito alla sinistra dei socialdemocratici della Spd guidato da Oskar Lafontaine e Gregor Gysi. Si trattava di votare un documento in occasione del 70° anniversario della cosiddetta Kristallnacht, 9 novembre 1938, notte dei cristalli durante la quale ebbe inizio la fase finale della persecuzione nazista contro gli ebrei. Su iniziativa dei cristiano-democratici (Cdu) di Angela Merkel, la mozione è stata firmata da tutte le forze rappresentate al Bundestag ma la Linke non è stata accettata.

Ostracismo duro, spiegato con il fatto che, nel partito erede dei comunisti della Germania Est (Ddr) e di una serie di fuoriusciti dalla Spd, alcuni sostengono gruppi antisemiti e antisraeliani come la libanese Hezbollah e la palestinese Hamas, mentre altri si dicono antisionisti. Su questa posizione, la Cdu ha voluto che la mozione fosse firmata dai suoi partner di governo Csu e Spd, dai Verdi e dai Liberali che stanno all’opposizione ma assolutamente non dalla Linke. La quale ha reagito in modo indignato, ha parlato di operazione politica e alla fine ha deciso di presentare una mozione solo sua ma con un testo identico a quello votato dagli altri partiti.

Da un po’ di tempo, nella politica tedesca, si colgono i rumori delle prime cannonate contro la Linke, partito che ha poco più di un anno di vita ma sta guadagnando consensi a livello nazionale. Ora, in parte anche in vista delle elezioni federali del settembre 2009, ai rumori iniziano a seguire le azioni, delle quali quella di ieri è probabilmente solo la prima.

L’antisemitismo rimane una questione seria, in Germania: tra gennaio e settembre, la polizia ne ha registrati quasi 800 casi. In occasione di quella che oggi si preferisce chiamare Reichspogromnacht (la notte dei pogrom, perché la notte dei cristalli ha un suono troppo dolce), il Bundestag ha dunque deciso di votare la mozione nella quale il governo si impegna a mettere assieme un gruppo di esperti che, su basi regolari, prepari un rapporto sull’antisemitismo nel Paese, e a promuovere nelle scuole lo studio della vita degli ebrei durante il nazismo. La mozione, però, ha voluto chiarire che non esiste solo un antisemitismo di destra, quello dei neonazisti, il più diffuso e violento in Germania, ma anche uno di sinistra.

Secondo il documento, per la Germania, visto il passato, la solidarietà con Israele è irrinunciabile e quindi «chiunque partecipi a dimostrazioni nelle quali si brucia la bandiera di Israele o si lanciano slogan antisemiti non è un partner nella lotta contro l’antisemitismo ». Dal momento che nella Linke ci sono settori — soprattutto trotzkisti o nostalgici del regime della Ddr — che a quelle manifestazioni partecipano, la Cdu ha voluto che il partito di Lafontaine e Gysi fosse escluso dalla firma del documento. In più, i cristiano-democratici e alcuni storici stanno conducendo una campagna per dimostrare che il regime della Germania Est era antisemita, oltre che antisraeliano. Lo storico Michael Wolffsohn ricorda che «tra il 1949 e il 1953 nella Ddr e nei Paesi del blocco sovietico gli ebrei sono stati perseguitati in quanto ebrei». Che nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni tra Israele e gli arabi, a Berlino Est furono create liste di ebrei e che le persecuzioni furono una regola. «La politica della Germania dell’Est — è la sua conclusione — era tanto antisraeliana quanto antisemita », anche se coperta dal mantello del comunismo.

Dal Corsera del 5/11

Thanks to Esperimento

Roma: scritte neonaziste sui muri di un Liceo attualmente occupato dagli studenti

Roma:scritte inneggianti a Hitler, croci celtiche e simboli delle SS sui muri del “Kennedy” a Trastevere

Il Liceo "J.F. Kennedy" di Roma

Il Liceo “J.F. Kennedy” di Roma

Roma, 28 Ottobre 2008 – “I cuori neri marciano ancora. Con Hitler nella mente, nazismo indipendente sali in cattedra contro il ’68”. E’ la scritta lunga 15 metri, firmata SS e croce celtica, comparsa sul muro del Liceo scientifico “Kennedy” di Trastevere, occupato dagli studenti.

Romacittà

Video neonazista in Grecia, protesta ebraica

Video neonazista in Grecia, protesta ebraica

Estratto del video pubblicato su Youtube

Atene, 26 agosto, 12:20 -Un video neonazista comparso su Youtube accende la protesta della comunità ebraica greca. Nel video si vede uno studente, che dichiara di appartenere a un gruppo neonazista di un liceo locale, mentre urina sul monumento alle vittime dell’olocausto nell’isola di Rodi.

Il ragazzo ha il volto oscurato e coperto dalla bandiera israeliana e mentre in sottofondo si sente una musica rock appare la scritta in tedesco “Juden Raus!”. Il presidente della comunità ebraica greca, Moises Constantinis, ha denunciato il fatto al prefetto di Rodi e al ministro dell’interno e dell’educazione. Da quest’ultimo non avrebbe ancora ricevuto risposta.

Intanto Yannis Papadomarkakis, preside del liceo Venetoklio cui apparterrebbe lo studente protagonista del video, ha messo in dubbio, in dichiarazioni ai media, che esista un tale gruppo neonazista in seno alla scuola ma ha assicurato che se così fosse i colpevoli saranno denunciati davanti alle autorità. Sono più di 1.600 gli ebrei uccisi dai nazisti a Rodi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Chi volesse guardare il video può cliccare qui

Svizzera: cancellato blog neonazista e antisemita

Svizzera: cancellato blog neonazista e antisemita

In seguito alla protesta del CICAD (Coordination Intercommunautaire Contre l’Antisémitisme et la Diffamation) di Ginevra, il provider internet ha provveduto a cancellare il blog del gruppo neonazista NSS (Nationaux Socialistes Suisses), che ospitava materiale violentemente antiebraico e razzista. Il testo di presentazione del movimento riportava appelli alla violenza antisemita, razzista e negazionista. La segnalazione è arrivata al CICAD dall’associazione AKDH (Aktion Kinder des Holocaust).

(Fonte: http://www.upjf.org, 22/08/2008 )