Sfilano i pacifinti: e le bandiere bruciano….

Proteste anche a Londra, Parigi, Washington, Kabul (dove nessuno ha avuto da ridire la settimana scorsa per l’attentato contro uno scuolabus che ha causato la morte di almeno 14 bambini….mah!)

Corteo a Milano, a fuoco bandiere Israele

Prima della partenza bruciate in piazza alcune bandiere israeliane. Ad aprire il corteo un gruppo di manifestanti con in mano delle scarpe a simboleggiare l'atto compiuto dal giornalista iracheno che ha lanciato la proria calzatura contro il presidente degli Usa George Bush (Salmoirago)

Prima della partenza bruciate in piazza alcune bandiere israeliane. Ad aprire il corteo un gruppo di manifestanti con in mano delle scarpe a simboleggiare l'atto compiuto dal giornalista iracheno che ha lanciato la proria calzatura contro il presidente degli Usa George Bush (Salmoirago)

Manifestazioni pro-Gaza anche a Roma e altre città: in alcuni striscioni la Stella di David equiparata a svastica

Uno striscione con la stella di Davide e la svastica nazista a Milano (Salmoirago)

Uno striscione con la stella di Davide e la svastica nazista a Milano (Salmoirago)

MILANO – Migliaia di persone sono scese in piazza, nonostante il maltempo, in 15 città italiane per manifestare solidarietà al popolo di Gaza, aderendo alla giornata di mobilitazione promossa dal Forum Palestina. La manifestazione più imponente a Roma, mentre a Milano ci sono stati dei momenti di tensione: sono state date alle fiamme bandiere israeliane e urlati slogan contro i governi americano e israeliano.

BRUCIATE BANDIERE – A Milano il lungo corteo contro l’intervento israeliano nella Striscia di Gaza era aperto da giovani palestinesi: alcuni avevano degli striscioni con la Stella di David sormontata dalla svastica e sono state date alle fiamme bandiere israeliane e lanciati slogan contro Israele e gli Stati Uniti. Presenti esponenti di Rifondazione comunista. Alcuni iracheni avevano in mano delle scarpe, diventate un simbolo dopo il lancio contro Bush da parte di un giornalista tuttora in carcere. Una volta giunto in piazza San Babila, dove avrebbe dovuto sciogliersi, il corteo ha invece proseguito lungo corso Matteotti per arrivare in piazza Duomo, dove un migliaio di manifestanti ha occupato la zona antistante il sagrato.

ROMA – A Roma alcuni manifestanti avevano bandiere degli Stati Uniti con su disegnate una svastica e una stella di David. Tra gli slogan: «Giù le mani dai bambini», «Bush-Barack assassini» e «Intifada fino alla vittoria». Portate in corteo fotografie di bambini e donne feriti a Gaza. Il corteo, formato da qualche migliaio di persone, è ndato oltre piazza Barberini, dove doveva concludersi, per proseguire scortato dalle forze dell’ordine verso piazza del Popolo. «Chiediamo di fermare il massacro e la carneficina che sta avvenendo a Gaza – ha detto Sergio Cararo del Forum Palestina -, inoltre diciamo basta all’impunità di Israele e all’informazione manipolata che in questi giorni sta raccontando una falsa verità». I partecipanti avevano bandiere palestinesi e di Rifondazione comunista.

TORINO – Anche a Torino c’è stata una manifestazione contro l’intervento militare di Israele. Il presidio organizzato dall’assemblea Free Palestine a Porta Palazzo si è trasformato in un corteo spontaneo. I partecipanti hanno raggiunto l’associazione Italia-Israele dove c’è stato un lancio di uova. Alla manifestazione, scandita dal grido «Israele assassino», hanno partecipato molti immigrati di origine araba. Presidio di protesta anche a Trento, nella piazza del Duomo.

VICENZA – Cinquemila, secondo gli organizzatori, i partecipanti al corteo di Vicenza. Tanti gli stranieri, circa l’80% dei partecipanti, provenienti da tutto il Veneto. Il corteo, sfilato al grido di «assassini, assassini», è stato tenuto sotto controllo da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine e dal servizio predisposto dagli organizzatori. Decine gli striscioni esposti dai manifestanti: «Fermiano il massacro di Gaza», «Quanti morti ci vogliono per fermarli?», «Uno Stato libero per i palestinesi» e «Gaza libera, comunque Intifada fino alla vittoria». Alcuni cartelli riportavano gigantografie di massacri, bombardamenti, distruzioni e morti.

BOLOGNA – A Bologna sono scese in piazza circa mille persone, in maggioranza stranieri, che hanno concluso la manifestazione pregando insieme davanti alla basilica di San Petronio in piazza Maggiore. Il corteo era aperto dai bambini per sottolineare che i bombardamenti israeliani mietono molte vittime innocenti. All’iniziativa hanno aderito alcuni centri sociali e alcuni esponenti di Rifondazione comunista. È stata bruciata una bandiera di Israele e sono stati esposti striscioni con la stella di David equiparata alla svastica. La manifestazione si è fermata per alcuni minuti davanti alla Prefettura per chiedere un intervento del governo italiano.

NEL MONDO – Migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città del mondo contro i bombardamenti israeliani a Gaza. A Londra i manifestanti (5omila secondo gli organizzatori) hanno lanciato scarpe contro la griglia metallica che impedisce l’accesso a Downing Street. Alla guida del corteo l’ex cantante degli Eurythmics Annie Lennox e l’ex sindaco di Londra Ken Livingstone. A Parigi 25mila persone (secondo gli organizzatori) hanno sfilato per le strade gridando «Basta al massacro, sanzioni contro Israele», «Gaza siamo tutti con te» e «Israele assassino». Presenti Marie-George Buffet, segretario del Partito comunista francese, e il leader della Lega comunista rivoluzionaria Olivier Besancenot. A Berlino, sono scese in piazza 7.500 persone, 4 mila a Dusseldorf. Migliaia in piazza ad Atene e Salonicco. A Madrid un migliaio in piazza. Ad Amsterdam i manifestanti, 5mila secondo gli organizzatori, portavano striscioni invitando a boicottare i prodotti israeliani. Più di 2.300 persone hanno sfilato a Salisburgo, in Austria. Negli Usa c’è stato un corteo a Washington. A Kabul, in Afghanistan, centinaia di persone hanno partecipato a una marcia di protesta e a Jalalabad più di 400 persone hanno protestato contro il mancato intervento delle Nazioni Unite.

03 gennaio 2009

Corriere.it

Per visionare altre foto delle varie manifestazioni cliccare qui

Pacifisti o pacifinti?

Le contraddizioni dei pacifisti danneggiano la pace

La pace secondo i pacifinti

La pace secondo i pacifinti

Mi chiedo da un po’ di tempo chi sono i pacifisti. Se si tratti davvero di difensori della pace o di qualcos’altro. La risposta che mi sono dato è che a loro della pace non interessa nulla. Anzi essi sono attratti solo dalle guerre. O meglio da certe guerre, e in particolare da chi le fa certe guerre. I pacifisti si muovono solo quando le guerre vedono protagonisti gli Stati Uniti e Israele. Non si vedono pacifisti protestare contro la dittatura di Mugabe in Zimbabwe, andare nel Nord Kivu per fare gli scudi umani nella guerra civile del Congo e nelle altre guerre dell’Africa dimenticata. Perché andare in quei luoghi significa non avere alcuna visibilità magari rischi anche di morirci. Ai pacifisti non interessa il dramma del Darfur. Nè i massacri e le persecuzioni che i cristiani subiscono in India e nei paesi arabi. Loro sono razionali e razionalisti e non hanno tempo da perdere con chi si va a complicare la vita per una fede religiosa. Che poi non sarebbe altro che sciocca superstizione. Loro non bruciano la bandiera dell’Iran in cui essere omosessuali è un reato che ti può costare la vita. A bruciare spesso è la bandiera di Israele. E questo gli unisce a quel fine intellettuale di Ahamadinejad che vorrebbe che quello stato non esistesse neppure.

Difendere la pace significherebbe andare in Kashmir e fare in modo che India e Pakistan non si scannino più per un lembo di territorio di confine. O mobilitarsi in occasione di attentati come quello di Mumbai. O condannare il regime castrista e quello cinese per le continue violazioni dei diritti umani. La pace non conosce latitudini : è tale in tutte le parti del mondo. Ma ai pacifisti il concetto di pace non interessa. Essi hanno trasformato la pace in un -ismo. Il pacifismo è un ideologia, come il capitalismo, il comunismo, lo jihadismo. Essa ha i suoi dogmi di cui i pacifisti sono i gelosi custodi. Sacerdoti consacrati all’antiamericanismo e all’antisionismo che talvolta si tramuta in antisemitismo ( sempre altri -ismi), sono estremamente selettivi sia riguardo agli obiettivi da difendere sia ai tempi in cui concentrare il proprio impegno.

le bandiere bruciate sono sempre le stesse…

Torino, 1° Maggio 2008: le bandiere di Israele e degli USA vengono bruciate alla fine del corteo organizzato da Free Palestine

La pace non fa clamore. Difendere la pace avrebbe significato muoversi mesi prima dello scoppio della crisi contro Siria e Iran che rifornivano di armi Hamas. O fare sit in di protesta nella zona di confine tra Gaza ed Egitto dove anche le pietre sanno che passano armi e munizioni destinate poi ad essere rivolte contro gli ebrei. Nulla di tutto questo è avvenuto. Perché non se li sarebbe filati nessuno. Anzi rischiavano di finire in qualche prigione palestinese per ostacolo ai piani di Hamas. E perchè loro parteggiano per i palestinesi sempre e comunque; sia che a guidarli ci sia il corrotto Arafat che metteva i soldi degli aiuti nei suoi conti all’estero invece di usarli per costruire scuole o ospedali per la sua gente, sia che ci siano quei razzisti, omofobi e misogini di Hamas.

Ma la pace a differenza del pacifismo non conosce partigianeria. La pace è semplicemente un’altra cosa

Animale (a)sociale

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Il Tibet non è la Palestina: storia dei due pesi e due misure

Scritto da Miriam Bolaffi
mercoledì 16 aprile 2008

Onestamente indispone leggere che “è in corso una campagna mediatica contro la (povera) Cina, portata avanti da politici, organizzazioni e organi di stampa”, specie quando a scrivere queste cose sono gli stessi che chiamano “resistenti” i palestinesi di Hamas.

Orbene, mi piacerebbe molto che questi signori mi spiegassero perché i palestinesi sono considerati resistenti e i tibetani invece sono considerati terroristi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché considerano gli israeliani invasori di un territorio mentre non fanno altrettanto per i cinesi. Mi piacerebbe che mi spiegassero perché parlano di difesa dei diritti dei palestinesi ma, nel caso del Tibet, parlano clamorosamente di difesa dei Diritti cinesi. Forse che i sacrosanti diritti dei palestinesi non sono uguali a quelli, altrettanto sacrosanti, dei tibetani?

Mi piacerebbe poi sapere perché, questi signori (si fa per dire) non parlano dei Diritti violati per mano cinese dei birmani, degli Zagawa in Darfur, della popolazione dello Zimbabwe etc. etc. Ma no, in questo caso addirittura si arriva a sostenere che “ non a caso, a promuovere questa Crociata non è certo il Terzo Mondo, che alla Cina guarda con simpatia e ammirazione, ma l’Occidente che a partire dalle guerre dell’oppio ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo e in un’immane tragedia, dalla quale un popolo che ammonta ad un quinto dell’umanità sta finalmente fuoriuscendo”.

Quale terzo mondo guarda la Cina con “ammirazione e simpatia”? Forse gli oligarchi che dagli affari con la Cina traggono immensi vantaggi, ma sfido chiunque a trovare una popolazione del terzo mondo che guarda la Cina con simpatia e ammirazione. E poi, cos’è questa storia che “l’occidente ha precipitato il grande paese asiatico nel sottosviluppo”? La Cina è stata precipitata nel sottosviluppo dal comunismo reale, come del resto tutti gli ex paesi comunisti, non dall’occidente.

Vogliamo dire la verità? Chi oggi difende la Cina non difende un Diritto, difende chi il Diritto lo calpesta in tutto il mondo ed è abbastanza ipocrita da considerare pochi pacifici monaci tibetani alla stregua di terroristi, ma non fa altrettanto per i cosiddetti “resistenti” palestinesi che, loro si, mettono bombe, fanno attentati sui civili e lanciano missili (sempre sui civili). Ma che con che coraggio fanno questo? Con quale ipocrisia?

Arrivano a scrivere che “mentre proclama di essere alla testa della lotta contro il fondamentalismo, l’Occidente trasfigura nel modo più grottesco il Tibet del passato (fondato sulla teocrazia e sulla schiavitù e sul servaggio di massa)” evitando però di dire che i cosiddetti “resistenti” palestinesi (o se vogliamo iracheni) fondano tutto proprio sulla teocrazia e sulla schiavitù dell’altro. Ma loro sono resistenti, mica terroristi, loro ammazzano israeliani e americani, mica attaccano i cinesi.

E’ così che i prodi difensori dei Diritti vedono le cose, sempre pronti a bruciare in piazza le bandiere dei capitalisti ma poco propensi a fare la stessa cosa se la bandiera capitalista ha una falce e martello o una stella rossa. Che dire? Desolante.

Miriam Bolaffi

Secondo Protocollo