Radio Ayatollah: le quinte colonne del regime

Radio Ayatollah: le quinte colonne del regime

Le quinte colonne del regime iraniano. Calunniano Israele, attaccano l’America e negano l’11 settembre. Sono gli intellettuali che spiegano l’Italia a Teheran. A modo loro

di Rodolfo Casadei

Ricorderete il discreto baccano di due settimane fa intorno a quell’addetto militare dell’ambasciata tedesca a Teheran che partecipò alla parata per la commemorazione della guerra Iran-Iraq violando un preciso accordo vigente in sede Ue (ndr: per la verità pochi giorni dopo è uscita la notizia che alla medesima parata era presente anche un addetto militare dell’ambasciata italiana) . Durante la sfilata fecero la loro comparsa, come sempre, striscioni con su scritto «Israele deve essere spazzata via dalle mappe» e «Israele dovrebbe essere cancellata dal mondo». Ovvio che siano piovute critiche sul governo di Berlino.

Ma che direste di europei, diciamo di italiani, che si prestassero a legittimare la propaganda dei media di regime iraniani? Ebbene, essi esistono. Come esiste una redazione della radio di Stato iraniana incaricata della propaganda khomeinista verso l’Italia: si chiama Radio Italia, è stata creata nel 1995 e da allora trasmette da Teheran nella lingua di Dante due ore al giorno, una la mattina e l’altra la sera, sulle frequenze kHz 11555, 13770, 15085, 5910 e 7380.

È parte integrante di La Voce della Repubblica islamica iraniana, cioè la radio di Stato iraniana, e dispone anche di un sito internet (http://italian.irib.ir). Qui si può scoprire facilmente chi sono i beniamini italiani della radio di Ahmadinejad, quelli ai quali ci si rivolge per un illuminato parere, che si tratti della Palestina o della guerra in Iraq, dell’islamofobia o della politica italiana. Spiccano i nomi di Maurizio Torrealta di RaiNews24, Giulietto Chiesa, Franco Cardini, padre Alessandro Zanotelli, la scrittrice e giornalista Angela Lano, la islamista della Sapienza di Roma Biancamaria Scarcia Amoretti, il docente dell’università di Teramo nonchè ammiratore del negazionista Robert Faurisson Claudio Moffa, Maurizio Musolino della direzione nazionale del Pdci, il sociologo Stefano Allievi e chi più ne ha più ne metta. Torrealta, la Lano e Allievi sono talmente apprezzati che la loro foto campeggia nell’homepage del sito internet della radio. Torrealta è diventato una star del sito grazie ai suoi famosi scoop, l’ultimo dei quali è la rivelazione, per bocca di un reduce, che gli americani avrebbero lanciato una bomba atomica da 5 chilotoni (un terzo della potenza di quella di Hiroshima) a Bassora nel 1991, al termine della prima guerra del Golfo. Da notare che questa notizia ha cominciato a circolare nel 2006 (solo in quella data la memoria del veterano si è risvegliata) a partire dal blog di un giornalista canadese, tale Thomas William, che lo ha intervistato. Il suo articolo comincia così: «Nonostante tutta l’intelligence americana sia d’accordo che l’Iran non sta sviluppando armi atomiche, i fondamentalisti apocalittici George Bush e Dick Cheney sono decisi a ordinare un attacco su vasta scala contro una delle più antiche (e meglio armate) civiltà».

Padre Zanotelli, già missionario comboniano nel Sudan, espulso nel 1978 dal governo Nimeiri che stava massacrando i non musulmani, dichiara agli iraniani a proposito dell’intolleranza religiosa e razziale: «E non sono solo i rom, sono in particolare i musulmani ad essere soggetti al razzismo. I musulmani sempre di più in Italia e in Europa vengono visti come un pericolo e come un qualcosa che non va. È importante sottolineare che come un giorno ci hanno portati lentamente a pensare che i comunisti erano i “criminali di turno” e i “grandi nemici”, oggi caduto il comunismo, ci si sta preparando a far vedere l’islam come un nuovo nemico». Mentre i comunisti di ieri e gli islamisti di oggi sono bravi ragazzi rovinati dalla cattiva pubblicità, l’opinione pubblica trascura i veri cattivi, quelli che compiono il nuovo Olocausto sotto i nostri occhi: «Gli israeliani, ad esempio, oggi ripetono contro i palestinesi le stesse brutalità che loro stessi avevano subito nella seconda guerra mondiale dai nazisti».

Zanotelli non è l’unico italiano che ha la faccia tosta di proporre l’equazione che equipara Israele e Terzo Reich sulle pagine web di un sito khomeinista: Angela Lano, scrittrice pubblicata dalle edizioni Paoline e ospitata da molte riviste missionarie, fa altrettanto in un’intervista sulla Palestina. Dove si indigna perché «le informazioni sui massacri in Palestina e sul genocidio palestinese esistono», ma «in giro c’è molto silenzio» a causa del fatto che «molti governi (arabi) sono asserviti o solidali con Stati Uniti e Israele oppure sono ricattati». Per fortuna che «alcuni Stati levano la loro voce, tipo l’Iran».

Non contenta di aver accusato Israele di genocidio sulle pagine web di coloro che lo vogliono cancellare dalle carte geografiche, la Lano lo incolpa anche di pulizia etnica: «È stato pubblicato un magnifico libro sulla pulizia etnica nella Palestina dello storico ebreo israeliano che vive a Londra, Ilan Pappe, che consiglio a tutti, dove si afferma con i documenti alla mano che il progetto sionista era quello di spazzare via tutti i palestinesi dalla Palestina e quindi creare una grande Israele epurata dalla sua popolazione autoctona originale palestinese per dare vita ad un’entità ebraica pulita. Questo è stato il piano attivato nel ’47 e ’48 con una forte pulizia etnica documentata in questo libro in modo scientifico e che continua tuttora».

Ora, a parte il fatto che il libro di Pappé è stato demolito da tutti gli storici israeliani, compresi quelli di sinistra come Benny Morris, anche il più ignorante degli studenti sa (dovrebbe sapere) che l’esodo e l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948 furono la conseguenza di una guerra di aggressione dichiarata dagli arabi, non dagli israeliani! Il rapporto un po’ disagiato di Angela Lano coi fatti storici si conferma poco dopo, quando si profonde in lodi del negazionista dell’11 settembre Giulietto Chiesa: «Giulietto Chiesa ha prodotto un film bellissimo che si chiama Zero che tratta la verità sull’11 settembre. Il suo è un lavoro d’informazione realistica e veritiera data ai cittadini».

Il Giulietto nazionale non poteva mancare sul sito della radio di Ahmadinejad, e infatti in un’intervista si profonde in geniali considerazioni, come quella secondo cui l’antisemitismo non esiste. «Io non sono mai stato antisemita, anche se non so bene cosa significa la parola antisemita, perché essere antisemita significa essere contemporaneamente contro gli ebrei e anche contro gli arabi che sono tutti semiti, quindi essere antisemita non significa nulla».

Negazionisti alla riscossa

Come non manca l’altro famoso negazionista dell’11 settembre, lo storico Franco Cardini, che coglie l’occasione di un’intervista per giustificare l’uccisione di militari italiani in Afghanistan da parte dei terroristi talebani. «Durante la seconda guerra mondiale – spiega – abbiamo avuto un fenomeno diffuso di non-militari che sparavano sui militari dell’esercito tedesco, e per queste persone abbiamo usato ordinariamente il termine di partigiano, che è sinonimo di patriota. E queste persone non le consideriamo terroristi. Allora mi chiedo – alla luce di tutto questo –, quando un afghano spara contro un soldato della Nato, dobbiamo considerarlo un terrorista o un patriota? Questo non mi è chiaro». In realtà il dubbio del filo-talebano Cardini è tutto retorico, perché poche righe sopra aveva detto: «Noi italiani siamo purtroppo coinvolti in due guerre (Afghanistan e Iraq, ndr), perché non siamo ancora usciti totalmente dall’Iraq. Due guerre che non ci riguardano, contro due paesi che non ci hanno mai fatto del male e io come cittadino italiano (…) mi vergogno che il mio esercito sia trascinato in questa disonorevole occupazione».

Cardini non è l’unico accademico con le idee un po’ confuse. Più divertente e meno sanguinosa di lui c’è un’islamista dell’università La Sapienza di Roma: Biancamaria Scarcia Amoretti. All’intervistatore che le domanda: «Purtroppo recentemente accadono dei casi in cui si cerca di presentare la fede islamica come una religione violenta e poco pacifica. Lei che cosa ne pensa?», risponde: «Penso che questa tendenza ci sia sempre stata nell’Occidente. Io penso che l’islam sia stato sempre visto come il grande nemico ed il grande rivale (…), non c’è stato un momento in cui l’islam sia stato considerato dall’Occidente in maniera tranquilla, pacifica, obiettiva e rispettosa. Tutti i miei studi mi portano a vedere che l’Occidente ha piuttosto sempre scelto la via dello scontro». Sì, lo scontro con quei pacifisti che si sono limitati a smontare l’Impero Romano d’Oriente, conquistare Sicilia e penisola iberica, occupare i Balcani e mettere l’assedio a Vienna.

(Fonte: Tempi, 30 Ottobre 2008 )

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Anche un militare italiano alla parata anti-Israele in Iran

Il caso Dopo le critiche per la presenza di un tedesco, l’ Italia rivela: «C’ era il nostro attaché, ma ha protestato per gli slogan antiebraici»

Anche un militare italiano alla parata in Iran

La Farnesina: «Eravamo informati». L’ ambasciata d’ Israele esprime «disappunto» Il ministero degli Esteri: «Non esiste nessuna linea comune europea contro la partecipazione a una simile parata militare»

Sfilano i soldati e i carri armati. Sfilano i missili balistici Shahab-3, sui quali è dipinta la scritta «Israele deve essere spazzata via dalle mappe». Appare lo striscione «Israele dovrebbe essere cancellata dal mondo». Parla il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Il colonnello Vittorio Maria Boccia, addetto per la Difesa dell’ ambasciata italiana in Iran, ex comandante del 41° reggimento Cordenons (schierato anche in Iraq), è tra gli spettatori. Si tratta della parata annuale in commemorazione della guerra contro l’ Iraq (1980-88) tenutasi il 21 settembre a Teheran. L’ attaché italiano stava seduto alla destra dell’ addetto militare dell’ ambasciata tedesca. Lo ha fotografato un reporter dell’ agenzia iraniana Isna. L’ immagine è stata diffusa su Internet.

Ieri, per la prima volta, al telefono con il Corriere, un portavoce del ministero degli Esteri italiano ha ammesso la presenza del diplomatico alla parata. Gli attaché italiano e tedesco sono i soli dell’ Unione europea ad aver partecipato alla sfilata (della Nato c’ era anche la Turchia). La presenza dell’ addetto militare tedesco ha provocato nei giorni scorsi uno scandalo. Il governo e i media israeliani sono stati molto critici. Gli americani hanno fatto sapere di essere irritati. La Germania fa parte del gruppo 5+1 che tratta con Ahmadinejad per impedirgli di proseguire nel programma nucleare.

La foto della parata militare dell'Iran. Nel riquadro a sinistra compare il Colonnello Vittorio Maria Boccia

La parata militare in Iran: nel riquadro a sinistra compare il Colonnello Vittorio Maria Boccia

La scelta di inviare l’ attaché è stata vista, da più parti, come un gesto di amicizia stretta e l’ attenzione dei media si è spostata sugli affari – tuttora consistenti nonostante le sanzioni – della Germania, il primo esportatore mondiale in Iran (l’ Italia invece è il primo importatore; acquista petrolio greggio e gas naturale). Il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha convocato l’ ambasciatore tedesco Herbert Honsowitz a Berlino il 29 settembre. Honsowitz ha dovuto spiegare come mai aveva deciso di mandare un suo uomo all’ imbarazzante sfilata. Pochi giorni fa, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha criticato Romano Prodi, perché aveva incontrato Ahmadinejad («Io non l’ avrei fatto»).

In quest’ occasione, invece, la Farnesina ha spiegato che «era informata del fatto che l’ addetto militare avrebbe preso parte alla parata» e che «non esiste nessuna linea comune europea sulla partecipazione o meno a una simile sfilata militare». C’ era solo «un’intesa dell’ Unione europea che qualora la parata fosse diventata occasione di manifestazioni ingiuriose, gli addetti militari eventualmente presenti manifestassero il proprio dissenso e decidessero di andarsene». All’ apparire degli slogan anti israeliani, il colonnello Boccia ha «platealmente fatto capire di volersene andare» – spiega la Farnesina – «alzandosi, sbracciandosi, girando le spalle e girando i tacchi». Ma non gli è stato «fisicamente possibile» per «ragioni di sicurezza» e di «protocollo».

La spiegazione non soddisfa l’ ambasciata d’Israele in Italia, che era al corrente del caso e ha già espresso alla Farnesina «il nostro disappunto che il rappresentante di uno Stato amico come quello italiano abbia partecipato alla parata militare di uno Stato che chiama alla distruzione di Israele e sostiene il terrorismo. La partecipazione a un evento di questo genere che minaccia la nostra esistenza dà legittimità alla politica del regime iraniano».

Mazza Viviana

(Fonte: Corriere della Sera, 21 Ottobre 2008, pag. 15)