Per i giornali arabi Obama è solo un’altra pedina di Israele

Obama nel mondo islamico

Per i giornali arabi Obama è solo un’altra pedina di Israele

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di Roberto Santoro e Kawkab Tawfik

7 Novembre 2008

La Lega Araba e l’ANP. Il presidente della Lega araba Amr Moussa e quello dell’ANP Abu Mazen sono stati i più cauti. Per avere la pace in Medio Oriente Obama dovrà risolvere il conflitto israelo-palestinese e condurre una politica diversa da quella “fallimentare” di George W. Bush. Moussa e Abu Mazen hanno utilizzato due argomenti classici: la palestinolatria, ovvero giudicare la questione palestinese come la soluzione di ogni problema del mondo musulmano, e la propaganda antiamericana, visto che Bush ha stremato (ma non azzerato) i regimi terroristi, le dittature religiose, le monarchie e le autocrazie islamiste.

Hamas ed Hezbollah. Il diplomatico Moussa in sostanza dice le stesse cose dei terroristi di Hamas. Secondo Fawzy Barhum, il portavoce del movimento che governa Gaza: “Obama deve imparare dagli errori di Bush inclusa la distruzione dell’Afghanistan, dell’Iraq, del Libano e della Palestina”. Come se Al Qaeda, i Talebani, Saddam Hussein e l’Hezbollah quei paesi li avessero ricostruiti. “Vogliamo che il presidente americano sostenga la causa palestinese o almeno che non appoggi l’occupazione israeliana”, ordinano i ducetti di Hamas.

Abdelbari Atwan scrive su Al Quds Al Arabi, uno dei principali giornali di Beirut. In un provocatorio editoriale intitolato “Obama’s Historic Intifada” spiega che “l’Islam sarà in grado di imporre il suo punto di vista al resto del mondo”. Durante la presidenza Bush, infatti, “l’America è stata controllata dai sionisti che hanno come obiettivo la distruzione del mondo arabo”. Qualcuno informi Atwan che Obama ha scelto come capo del gabinetto presidenziale Rahm Emanuel, un ebreo-americano figlio di militanti dell’Irgun. Anche Al Jazeera fa il punto sulla nuova squadra spiegando che “Emmanuel è un politico figlio della strada come Obama”. Vengono riportate le affermazioni del presidente al giornale israeliano Maariv: “La nomina di Emmanuel sarà un bene per Israele… è chiaro che il presidente sarà a favore di Israele, perché no? E’ forse un arabo?”.

L’Iran e la Siria salutano il ritorno degli Usa alla democrazia. Per l’agenzia iraniana “Irna” l’elezione di Obama è stata “una catarsi nazionale”. I governi liberali di Teheran e Damasco si riconoscono nell’uomo che “ha spazzato via le ultime barriere razziali nella politica americana, una svolta che sarebbe sembrata impensabile solo due anni fa”. Proprio come fanno i presidenti Ahmadinejad e Assad con le loro minoranze religiose e i dissidenti. “Obama deve distanziarsi dagli approcci sbagliati di Bush perché così vuole il popolo americano – chiede il ministro degli esteri iraniano Mottaki – l’elezione del presidente mostra la richiesta di cambiamenti essenziali nelle politiche interna ed estera”. Ma quanto sono alti i pulpiti degli ayatollah…

I toni cambiano se leggiamo i quotidiani di Teheran. Per l’Iranian Daily: “L’uomo nero non cambierà la politica americana”. In un editoriale del Jomhouri-ye Eslami leggiamo che “La cosa migliore che potrà fare l’uomo nero alla Casa Bianca è di sostituire parte dello staff e cambiare alcune procedure cerimoniali”. Non si occuperà di modificare “la struttura del regime americano che è egemonizzato dai capitalisti, dai sionisti e dai razzisti”. La stampa svela che democratici e repubblicani sono parte della stessa “oppressione americana”. Il ministro dell’informazione di Damasco, Bilal, auspica che “la vittoria di Obama consentirà di passare da una politica di guerra e embargo a una politica di diplomazia e dialogo” ma per il quotidiano siriano Al Watan “Obama non sarà molto meglio di Bush o forse peggio”. Questa contraddizione tra le dichiarazioni di principio dei leader e l’antisemitismo della stampa emerge con evidenza nelle vignette dei maggiori giornali arabi.

Afghanistan e Pakistan. Lo speaker talebano Qari Mohammad Yousuf: “non abbiamo particolari aspettative ma se Obama manderà altre truppe in Afghanistan il nostro Jihad continuerà”. E il presidente Karzai: “La mia prima richiesta è che gli americani mettano fine alle uccisioni dei civili”. Che bel modo di ringraziare gli amici. L’ambasciatore pakistano a Washington: “Il presidente Zardari ha espresso la speranza che le relazioni Pakistan-Usa si intensifichino sotto la nuova leadership americana”. Ma le vignette sui quotidiani di Islamabad mostrano un Obama dalla bocca spalancata che vomita missili e bombe sul Pakistan.

Egitto, Arabia Saudita e Golfo Persico. Al Ahali, il portale del Partito Nazionale Democratico egiziano (quello del presidente Mubarak) non ha dedicato neppure un titolo alla vittoria di Obama. Il Saudi Daily invece rincara la dose: “Non ci sono differenze significative tra Obama e McCain. Erano in disaccordo solo sui modi per raggiungere gli obiettivi americani che saranno perseguiti per altri cento anni”. Questi sarebbero gli alleati più fedeli degli Stati Uniti nel mondo arabo. L’editorialista saudita Dawood al-Shirian scrive che con Bush e i neoconservatori “hanno rinnegato se stessi e il sogno americano”. Che riconoscenza per l’amministrazione che ha salvato il culo dei principi sauditi dal golpe di Bin Laden.

L’Occidentale

Elezioni presidenziali USA: sui quotidiani arabi compaiono vignette antisemite contro Obama e McCain

Elezioni presidenziali USA: sui quotidiani arabi compaiono vignette antisemite contro Obama e McCain

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Vignetta pubblicata sul Saudy Daily dell’11 Ottobre 2008

di R.S. – 3 Novembre 2008

Da Gaza a Ramallah, passando per Damasco il Cairo e Riad, i disegnatori arabi pubblicano vignette antisemite contro i due candidati alla presidenza degli Usa.

Obama e McCain vengono rappresentati come due pupazzi nelle mani di Israele e della lobby ebraico-americana. E’ il classico refrain che pesca nelle teorie della cospirazione: i “giudei” controllerebbero i media e le elezioni Usa. Il processo democratico sarebbe falsato da forze oscure che tutto decidono e governano.

Nelle vignette del disegnatore Jihad Awartani, pubblicate dal “Saudi Daily” l’11 ottobre scorso, vediamo un mostruoso sionista barbuto che agita le marionette di Obama e McCain.

Sul giornale giordano “Al Dustour” i candidati Usa vengono dipinti sottoforma di putti alati con tanto di arco e frecce che cercano di colpire al cuore il leader israeliano Tzipi Livni.

Sul magazine egiziano “Al-Ahram Weekly” dello scorso 13 agosto Obama è un essere dalla testa deforme e vampiresca. Sulla fronte ha tatuato il simbolo “I love New York” solo che, al posto di New York, c’è la solita stella di Davide.

Sul quotidiano pakistano “Roznama Nawa-i-Waqt”, del 15 ottobre, dalla bocca di Obama escono una dozzina di missili diretti verso il Pakistan. Apprendiamo che l’11/9 fu una cospirazione giudea e che Obama è un altro messia dei Neocon.

Sempre sull’egiziano Al-Ahram, un arabo guarda i poster di Obama e Hillary appesi alla parete. Il titolo della vignetta è “Un nero e una donna corrono per la presidenza degli Usa”. Il commento: “Un altro segno del collasso della civiltà occidentale”.

L’Occidentale

Thanks to M.acca

Il protocollo dei savi di Wall Street

Il protocollo dei savi di Wall Street

Le tesi sulle crisi dei mercati finanziari,offrono un’infinita possibilità di variazioni tematiche, ma non ci si era ancora accorti che mancava, tra critiche al liberismo, rivalse marxiane, nostalgie di Keynes, la più classica di tutte: quella del complotto ebraico.

Ovviamente l’ha lanciata il presidente iraniano Ahmadinejad. E’ bellissima: secondo l’Iran il crack nasce perchè dei funzionari ebrei della Lehman Brothers avrebbero sottratto surrettiziamente 400 miliardi di dollari dai fondi della banca per trasferirli in banche israeliane. Così Israele finge di preoccuparsi della situazione, mentre i suoi banchieri si tuffano nell’oro. Se la storiella di Ahmadinejad fosse vera, il segretario all’Economia Usa, Paulson avrebbe fatto davvero bene a far fallire una banca che si lascia sottrarre 400 miliardi di dollari senza accorgersene. E i mercati mondiali potrebbero tirare un sospiro di sollievo: i soli stanziamenti annunciati dal piano della Casa Bianca coprirebbero abbondamentemente l’ammanco. Ma il problema non è l’incredibilità della ricostruzione avanzata dall’Iran, quanto il fatto che questa si è potuta conoscere solo attraverso un giornale, l’Unità che unico in Italia ha rilanciato quelle posizioni e non nell’inserto satirico, dove pure farebbero la loro figura, ma nelle pagine dedicate solennemente all'”allarme economia”.

Una pagina, per l’esattezza, di due articoli dove il secondo è quello sulla posizione iraniana, senza alcun commento. Senza neppure un tentativo di predendere le distanze. Ci sarebbe da credere in un antisemitismo di ritorno, neanche troppo mascherato dal senso del pudore, a cui l’Unità proprio non sa resistere.

(15 Ottobre 2008 )

L’Occidentale

Giornalista libanese: crisi economica complotto ebraico-americano

Giornalista libanese: crisi economica complotto ebraico-americano

Il giornalista libanese Fuad Matar ha pubblicato, rispettivamente il 3 ed il 5 ottobre scorso, sui quotidiani Al-Liwa (Libano) e Al-Yawm (Arabia Saudita) un articolo in cui afferma che gli ebrei ed il movimento globale sionista hanno provocato la crisi finanziaria per impedire al presidente Bush di adempiere alla sua promessa di fondare uno stato palestinese prima della scadenza del suo mandato presidenziale. Inoltre, scrive Matar, “è da supporre che i sionisti abbiamo apportato un significativo cambiamento ai loro piani [e deciso] che era venuto il momento di trasferire la base strategica sionista dagli USA in Europa da quando è sorta la possibilità che un nero, Barak Obama, guidi gli Stati Uniti…Tra gli indizi [che sostengono] questa supposizione vi è il fatto che hanno portato al potere il presidente francese Nicolas Sarkozy, che è di origine ebraica e ha in simpatia gli ebrei. [Possono anche creare] un altro Sarkozy per sostituire l’attuale primo ministro britannico, Gordon Brown, che attraversa una seria crisi di leadership…”

(Fonte: memri.org, 22 Ottobre 2008 )

Osservatorio Antisemitismo

Hamas attribuisce la responsabilità della crisi economica globale “alla lobby ebraica americana”

Hamas attribuisce la responsabilità della crisi economica globale “alla lobby ebraica americana”

Gaza, 08/10/2008 – Hamas attribuisce la responsabilità della crisi economica globale “alla lobby ebraica americana”. Fawzi Barhum, portavoce dell’organizzazione jihadista palestinese, ha dichiarato martedì che “la crisi è stata causata dalla cattiva gestione economica e dal pessimo sistema bancario messo in piedi e controllato dalla lobby ebraica” e ha accusato il presidente Usa Bush di “restare silenzioso” al riguardo. “La lobby ebraica – ha aggiunto Barhum – controlla le elezioni americane e stabilisce la politica estera di ogni nuova amministrazione in modo tale da mantenere il controllo sul governo e sull’economia degli Stati Uniti”. “Le plurisecolari calunnie sugli ebrei e il denaro – ha commentato Abraham Foxman, direttore della Anti-Defamation League in Usa – covano sempre sotto la superficie”.

(Fonte: Israele.net)

Cassazione: un reato la “guerra santa” contro gli ebrei sul web

Cassazione: un reato la “guerra santa” contro gli ebrei sul web

Roma, 3 ott – La “guerra santa” contro gli ebrei sul web è un reato. Lo ha affermato la Cassazione condannando per diffusione di idee razziste, Alessandro M. (32 anni) che sul sito “holywarvszog” propagandava idee di supremazia della razza ariana in nome del “Movimento di resistenza popolare, l’alternativa cristiana”. La suprema corte ha così confermato la condanna a quattro mesi di reclusione commutata nell’obbligo di fare volontariato a favore dei malati assistiti dalla onlus Misericordia. Alessandro M. si era difeso in Cassazione sostenendo che i testi messi in rete sul suo sito “erano ispirati da motivi religiosi e pertanto non erano punibili”.

La Cassazione – con la sentenza 37581 della Terza sezione penale, redatta da Pierluigi Onorato – ha ribattuto che “la motivazione religiosa della propaganda razzista non esclude il reato, giacché nessuna norma speciale o generale prevede il fine religioso come causa di giustificazione”.

Riferendosi nello specifico alla frase “è nostra intenzione dichiarare, da veri cristiani, Guerra Santa contro i nemici di Dio e della nostra Chiesa Cristiana” ossia “l’ordine massonico-razzista-sionista”, la Cassazione ha escluso la tesi difensiva secondo cui il richiamo alla “guerra santa” non era punibile perché allusivo a “una guerra di tipo etico, inerme, volta a combattere l’Errore e il Male ma non la singola persona”.

In proposito, hanno detto i giudici, non ha alcun “rilievo una concezione etica e inerme della guerra santa dal momento che la legge incrimina la propaganda di ideologie fondate sulla discriminazione e sull’odio razziale anche se non tendenti allo scontro armato”.

Il verdetto della Suprema Corte ha convalidato così la pronuncia della Corte di Appello di Firenze che il 21 maggio 2007 aveva ridotto da un anno a quattro mesi la condanna emessa in primo grado dal Tribunale di Pisa, l’otto luglio 2004. Lo sconto di pena era stato accordato perché Alessandro M., in appello, aveva abbandonato gli atteggiamenti provocatori tenuti davanti ai giudici di primo grado quando, in veste di imputato, nel processo aveva incitato all’odio razziale verso gli ebrei i suoi sostenitori e fiancheggiatori.

ADL (Anti-Defamation League): “La crisi dei mutui incentiva espressioni antisemite”

ADL (Anti-Defamation League): “La crisi dei mutui incentiva espressioni antisemite”

Gerusalemme, 3 ott – La crisi dei mutui si accompagna a un’impennata di prese di posizione antisemite nei siti internet degli Usa e di altri paesi anglosassoni. La denuncia arriva dall’Anti-Defamation League (Adl) nelle parole del responsabile della sezione israeliana Aryeh O’Sullivan. Negli ultimi giorni, ha spiegato O’Sullivan in un’intervista alla radio militare israeliana, è stato notato un improvviso moltiplicarsi in numerosi siti internet di espressioni di carattere antisemita che imputano agli ebrei la responsabilità della crisi.

I responsabili di siti come Yahoo e YouTube cancellano questi messaggi. “Spesso – ha detto O’Sullivan – ciò avviene però solo dopo che tali messaggi sono stati visionati da numerose persone e quando il danno è ormai stato fatto”. Secondo O’Sullivan “l’antisemitismo è sempre latente e riemerge nelle crisi: ad esempio dopo l’attacco di al-Qaida alle Torri Gemelle e oggi con il crollo di Wall street”.