Gaza:cede tunnel contrabbando,morti 3 palestinesi

Gaza:cede tunnel contrabbando,morti 3 palestinesi

Da inizio anno gia’ 49 palestinesi hanno avuto stessa sorte

(ANSA) – GAZA, 25 OTT – Tre manovali palestinesi sono morti a Rafah(a sud di Gaza)nel crollo di un tunnel usato per il contrabbando di merci dal Sinai egiziano. Lo riferiscono fonti mediche locali. Dall’inizio del 2008 sono 49 i palestinesi morti in crolli di tunnel nella stessa zona. Fonti palestinesi precisano che parte dei crolli sono da imputare ad attivita’ condotte sul versante egiziano del confine da reparti militari impegnati nella lotta al traffico di armi fra il Sinai e la striscia di Gaza.

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

… e lo chiamavano “assedio”. Un business di Hamas: i tunnel di Gaza

Immagine della Conferenza Stampa del Free Gaza Movement

Qualche bello spirito occidentale e non (vedi The Free Gaza Movement) si prepara a sbarcare a Gaza provenendo da Cipro per rivendicare la fine “dell’assedio” e “sperando” in una reazione della marina israeliana (in caso contrario come ottenere l’attenzione dei media?)

La faziosità è palese: il suo sito ripropone cartine della Striscia di Gaza del 2003 quando ancora erano presenti quegli insediamenti israeliani oggi inesistenti, quasi che il tempo fosse trascorso invano. Una delle navi riprende il nome della “SS Liberty”, americana, colpita con morti e feriti, durante la Guerra dei Sei Giorni, quasi a voler sottolineare ulteriormente la “malvagità insita negli israeliani”.

Intanto la lotta tra le fazioni palestinesi non ha fine e Hamas continua a rafforzare il proprio potere nella disastrata Striscia che si tinge sempre più di islam.

Un islam che si concentra anche sugli “affari” e sugli introiti -dei quali pressochè nessuno parla- che gli vengono dalle “tasse sul contrabbando” fiorentissimo attraverso i tunnels -che certo Hamas favorisce- che collegano in maniera sempre più articolata e sofisticata Gaza con l’Egitto.

Contando anche sulla scarsa volontà egiziana di contrastare questi traffici che, evidentemente, “fanno cassa” anche per il Paese dei Faraoni.

Di tutto questo parla un lungo e dettagliato reportage, che rivela anche particolari sconcertanti della vita e delle prospettive della gente di Gaza, pubblicato sul settimanale tedesco “Der Spiegel”.

Insomma: un diverso e più completo modo di cercare di comprendere quanto accade a Gaza rispetto ai velleitari “personaggi da sbarco”.

Gaza. Palestinesi al lavoro all’ingresso di un tunnel presso Rafah

Questo il testo curato da Juliane von Mittelstaedt:

Un anno dopo avere preso il potere totale sopra la Striscia di Gaza, Hamas è più forte di allora. I suoi nascondigli d’armi stanno traboccando ed il suo controllo sulla vita quotidiana è sicuro. Gli islamici possono tutto questo in gran parte grazie agli affari ed in gran parte ai rifornimenti che ottengono tramite i tunnels che collegano Gaza all’Egitto.

Il re dei costruttori di tunnels ha dato un party sfarzoso, con rose venute dall’Egitto e balli nelle ore di primo mattino. Migliaia di persone hanno partecipato all’evento che ha celebrato la sua cerimonia nuziale con una sposa di 15 anni. Aveva scelto la ragazza e la sua famiglia gliel’ha data felice, perché nessuno contraddice l’uomo che chiameremo Abu Ibrahim.

È l’uomo più ricco a Rafah e si crede possa valere milioni. Conduce una jeep color oro ed ha costruito un edificio commerciale multipiano, l’unica struttura del suo genere di quete dimensioni e caratteristiche. Ha già ha una moglie e 10 bambini ed ora ha questa seconda moglie, per quale ha fatto un portare un letto matrimoniale, un frigorifero e due televisori a Gaza dall’Egitto tramite i tunnels.

Abu Ibrahim, 38 anni, deve ringraziare Hamas per la sua ricchezza ed Hamas deve il suo potere nella Striscia di Gaza a Abu Ibrahim. Un quarto di secolo fa ha scavato il suo primo tunnel attraverso il confine con l’Egitto. Allora aveva 13 anni ed è stato uno dei primi ad avventurarsi nella regione sotterranea di Rafah. Inizialmente ha introdotto di contrabbando l’oro, il formaggio e le sigarette, ma dopo, all’inizio della secondo Intifada nel 2000 il suo commercio si è spostato pricipalmente alle armi. E’ stato Ibrahim che ha aiutato gli islamici fornendo loro con il Kalashnikov, le munizioni e gli esplosivi che hanno utilizzato fino a quando non sono riusciti a prendere il potere nel giugno dell’anno scorso.

Anche se Hamas ha conseguito una vittoria militare sul suo rivale, Fatah, il 14 giugno 2007, una seconda, guerra civile silenziosa per il controllo durevole sopra la Striscia di Gaza continua oggi, un anno dopo di allora. È un conflitto che determinerà chi potrà dettare la legge e l’ordine in avvenire, controllare la burocrazia e le milizie e su chi potrà raccogliere le tasse e su a chi sarà consentito di fare fuoco con i razzi contro Israele.

Quando cinque membri del Hamas sono stati uccisi in un attacco con una bomba posta davanti ad un café della spiaggia, due venerdì fa, la direzione di Hamas ha immediatamente incolpato dell’attacco il suo rivale, il movimento Fatah del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Ma è altrettanto possibile che l’attacco sia stato portato a termine da elementi provenienti dall’interno di Hamas stesso o da una delle sue milizie. L’organizzazione islamica radicale è, infatti, già da un po’ di tempo divisa in varie fazioni.

Hamas ha utilizzato l’attacco con la bomba quale giustificazione per condurre la sua più grande serie di incursioni da quando è al potere, arrestando 200 supposti attivisti del movimento rivale del Fatah, per la ricerca delle organizzazioni affiliate con esso ed il divieto di pubblicazione di tre giornali. Come risposta, il governo di Fatah nella West Bank ha arrestato 150 membri di Hamas. Centinaia di membri del Fatah da allora sono fuggiti in Israele e più tardi molti di loro sono stati successivamente trasferiti nella West Bank.

Le due zone disgiunte della futura Palestina stanno andando alla deriva in direzioni diverse come accade nelle separazione tra le placche tettoniche continentali. Nel frattempo, i nuovi padroni di Gaza stanno ampliando continuamente il loro controllo sopra la stretta striscia litoranea mediterranea ed i loro assistenti più importanti sono le persone dei tunnels di Rafah.

Secondo l’agenzia di intelligence domestica israeliana, dal giugno 2007, 175 tonnellate di esplosivi sono state introdotte di contrabbando nella regione, con 10 milioni di pallottole e munizioni, decine di migliaia di mitragliatrici, di granate, di mine terrestri e di missili di precisione. Gli islamici ora pensano di garantirsi il contrabbando di le armi tramite i propri tunnels rinforzati con cemento, che ora comprendono i sistemi di ventilazione e un rifornimento idrico. Ma qualcosa più delle armi sta attraversando questi tunnels.

Poiché Israele ha classificato la Striscia di Gaza come “territorio nemico” e sigillato i suoi confini, il 95 per cento dei commerci sono stati costretti a chiudere e 70.000 operai e circa 40.000 coltivatori sono diventato disoccupati. Ciò ha aiutato la svolta verso i tunnels intesi come linee vitali per i circa 1.5 milione di residenti a Gaza. Dall’abbigliamento alla Coca-Cola al cemento, quasi tutte le merci raggiungono la striscia litoranea per via sotterranea.

Cinquemila persone lavorano nei tunnels, il cui numero si pensa sia passato a circa 150, rispetto ai 15 di un anno fa. Ormai, chiunque può permettersi alcune pale, un generatore e un argano elettrico sta scavando i nuovi tunnels e ci sono morti quasi settimanalmente, perché i tunnels sono rinforzati male o perché gli Egiziani li hanno fatti saltare.

I nuovi ‘zappatori di oro’ di Rafah hanno picchettato i loro possedimenti direttamente nella sabbia da un lato del confine ed i prezzi di terra qui sono superiori a in qualsiasi altro luogo nella Striscia di Gaza. I tunnels cominciano in capanne fatte di stecche di legno, circondato dalle piante che li mascherano a mala pena come giardini. I pozzi sono profondi 10 metri (33 piedi) e dalla parte inferiore di ogni pozzo un passaggio conduce al sud-ovest. I tunnels sono larghi 60 centimetri (2 piedi) ed alti un metro (3.3 piedi) e si estendono fino a un chilometro (0.6 miglia). A volte fino a quattro tunnels sono sovrapposti nello stesso spazio verticale, separato soltanto dai ‘pianerottoli’.

Ogni tunnel ha parecchie uscite dal lato egiziano, di modo che quando uno è scoperto e lo si distrugge, un’altro può essere aperto. È un gioco del gatto col topo, ma uno gioco in cui gli Egiziani sono riluttanti a perseguire i contrabbandieri. (anche se qualche volta intervengono, e quello che scoprono fornisce la dimensione del fenomeno, ndr).

Gli israeliani, per la loro parte, sostengono che nessuno sa esattamente dove i tunnels siano e che non hanno intenzione di bombardare dei civili. Ma secondo Abu Yakub, “E’ importante per gli israeliani che Hamas rimanga forte a Gaza, perché questo significa che nessuno li forzerà a negoziare seriamente una piano di pace”.

Abu Yakub è l’assistente del contrabbandiere di armi Abu Ibrahim, che ora teme per la sua vita e preferisce rimanere nascosto. I due uomini sono entrati insieme nei traffici sotterranei da bambini ed anche se Abu Yakub non è mai diventato ricco quanto il suo amico, è riuscito a guadagnare abbastanza per permettersi una villa attraente. E che cosa succederebbe se i tunnels fossero chiusi domani? Abu Yakub batte le mani e dice: ” Bene, allora si avrebbe la fine del lavoro”.

Ma ora si accovaccia vicino ad un nuovo pozzo, in cui i suoi uomini stanno scavando un tunnel nuovo. Sono a soltanto 200 metri (656 piedi) dal loro obiettivo. Usando le immagini satellitari da Google Earth, installano i cavi elettrici, i tubi dell’ossigeno ed i citofoni nel sottosuolo. Il tutto richiede sei mesi e costa $ 40.000 (€ 26,000) per costruire un tunnel e coloro che che vi lavorano sanno che se sarà scoperto perderanno tutto. Mentre a coloro ai quali riesce, d’altro lato, possono fare fortuna.

Al momento dell’embargo, si valuta che i prezzi fossero quadruplicati e che, per un certo periodo, il cemento a Gaza costasse 10 volte più che in Egitto. Ma ora il cessate il fuoco del 19 giugno ha buttato all’aria i programmi dei contrabbandieri. Nel corso delle ultime settimane ultime, a circa 90 camion giornalieri è stato permesso di passare attraverso i valichi di frontiera israeliani. Comunque si tratta soltanto di una frazione dei 400 camion che la attraversavano giornalmente il confine prima dell’embargo, tuttavia era abbastanza per indurre i prezzi a scendere immediatamente a Rafah. Probabilmente per questo due settimane fa, alcuni commercianti hanno tirato un razzo fatto in casa verso la città israeliana di Sderot, sperando che questo spingesse il governo a Gerusalemme ad isolare ancora i confini. “Il cessate il fuoco può essere buono per la gente di Gaza, ma non per noi”, dice Abu Yakub.

Il cessate il fuoco ha inoltre nociuto ad Hamas, perché il traffico di confine sotterraneo è una delle sue fonti di reddito chiave. Gli islamici, si valuta, possono raccogliere circa $ 10.000 (€ 6,450) in un giorno dai proprietari del tunnel sotto forma di “tasse di uso”, così come le “tasse sul valore aggiunto” sono da pagare in denaro ai collettori che attendono alll’uscita del tunnel. Se un pacchetto delle sigarette costa 74 centesimi in Egitto, viene pagato € 1.85 ($ 2.87) a Gaza, con la metà dei profitti che vanno ad Hamas. E molta gente fuma nella Striscia di Gaza…

Gli islamici, inoltre, controllano la distribuzione di benzina. Chiunque che desideri comprarla deve in primo luogo acquistare un “polizza di assicurazione” da Hamas, per circa € 170 ($ 264), in cambio di un buono che autorizza la possibilità di comprare 20 litri (5.3 galloni) ogni due settimane persino ora, con Israele che permette l’ingresso di 1 milione litri (264.000 galloni) di combustibile per le automobili nella Striscia di Gaza. Tuttavia, molti residenti ancora guidano con una miscela fatta di verdura e grasso già usato per friggere. Di conseguenza, gli odori della Striscia di Gaza sembrano quelli di una friggitoria.

Ma per gli islamici, le prospettive non sono solo soldi, ma la giustizia e la domanda di giustizia. Dopo il colpo di Hamas, Abbas ha invitato i giudici nella striscia di Gaza a non lavorare. Questo ha consentito ad Hamas di assumere la direzione delle corti dal novembre scorso e di nominare i nuovi giudici favorevoli alla sua causa. Qualcuno, tuttavia, vorrebbe persino vedere queste corti abolite.

Uno di loro, forse l’più influente, è Marwan Abu Ras, conosciuto come ” Hamas’ mufti.” I capi politici dell’organizzazione preferiscono non essere accomunati con Abu Ras e lo descrivono come “peculiare”. Ma Ismail Haniyeh (amministratore capo a Gaza) e Mahmoud Zahar, uno dei fondatori di Hamas, amano discutere sugli argomenti religiosi con Abu Ras, che ha studiato a Medina. L’erudito religioso porta un abito di jalabiya lungo fino al pavimento ed il suo stomaco è premuto contro il bordo del suo scrittorio, su cui è posto un Corano su una stuoia fatta di cuoio rosso imitazione coccodrillo. Le bandierine palestinesi sul suo scrittorio fluttuano nella brezza che viene dal ventilatore del suo ufficio. Osserva più sonnolento che pericoloso, che si è trattato di una coincidenza il fatto che una bomba sia esplosa davanti alla sua casa due venerdì fa. Nel suo caso, il bombardamento tentato era presumibilmente un atto di vendetta da Fatah.

Tutto ciò a causa di un fatwah, o editto religioso, pubblicato da Abu Ras che è costato la vita a circa 100 membri del Fatah durante e dopo la lotta di potere di quattro giorni l’anno scorso. “Chiunque che abbia commesso l’omicidio deve anche essere punito con la morte”, dice i muftì. “Prima che Hamas prendesse il potere, c’era molto crimine qui. Ora abbiamo ristabilito l’ordine”.

Ordine anche attraverso mezzi di tortura, anche se questo non è qualche cosa che Abu Ras sia disposto ad ammettere. Palestinesi che sono fuggiti nella West Bank parlano di inchiodati alla parete, chiusi in bare o sottoposti a false esecuzioni da parte di Hamas. “Prenderemo i migliori aspetti del sistema iraniano e del sistema saudita”, dice Abu Ras, sottolineando che le donne, naturalmente, putranno continuare a frequentare l’università, andare al mercato e guidare. “Noi non siamo Talibani, dopo tutto”, dice.

L’influenza islamica sta diventando sempre più visibile. La maggior parte degli uomini ora portano la barba e molte donne sono completamente velate. Nuovi minareti si stanno costruendo a Gaza, l’alcool non è più disponibile e Hamas ha limitato il dancing misto alle cerimonie nuziali ed ha esteso lo studio religioso in scuole. Ci sono stati attacchi con incendi dolosi contro le organizzazioni Cristiane e gli Internet cafés cristiani e alcuni mesi fa islamici radicali hanno persino lanciato una granata davanti all’hotel Deira, perché era stato detto che un cameriere là aveva servito il whisky in tazze del caffè espresso. Il terrazzo al Deira è un rifugio per la borghesia e le famiglie allargate passano là le loro sere che giocando a rummy.

Sharhabeel Zaeem viene all’hotel Deira giornalmente con sua moglie ed i loro quattro bambini. Egli è proprietario di uno dei magggiori studi di avvocati di Palestina e fino a due anni fa supportava le organizzazioni non governative internazionali e gli investitori arabi. Ma dopo il colpo di Hamas questo investimento si è arrestato: non si fanno più cause e quelle passate vengono archiviate. Ora Zaeem, insieme alla sua moglie, ha completato l’esame di stato di scienze politiche e sta studiando per guadagnare un master in legge. “Ora ho molto tempo”, dice.

Insieme a Palestinesi che hanno le sue stesse idee, Zaeem sta creando un nuovo partito, il “Palestine Forum”, che è sostenuto da Munib Masri, un multimilionario di Nablus. “Abbiamo bisogno di almeno cinque anni prima che possiamo confrontarci con Hamas”. Ma è una situazione promettente, visto che già molti sono delusi dagli islamici.

Anche se la gente può camminare nelle strade anche di notte, perché c’è un ufficiale di polizia ad ogni angolo, dice Zaeem, questo è il limite dei successi di Hamas.”Hamas ha il potere, ma pensa ancora come un partito di opposizione”, dice. Ignora l’immondizia che si accatasta nelle vie, non fa niente per riparare i semafori, le strade e i tubi di acqua e non presta attenzione ai bambini che elemosinano agli incroci.

Hamas persino ha rinnegato la sua promessa più importante: la lotta alla corruzione. “Potete comprare la vostra uscita da questa prigione ed è ancora meno costosa di quando si era sotto Fatah”, dice un uomo che preferisce rimanere anonimo. Un vigile urbano recentemente gli ha chiesto una “donazione per comprare il breakfast”. Ma la corruzione sta derivando dalla parte superiore piuttosto che la parte inferiore della struttura di potere di Gaza.

Ismail Haniyeh, il capo de facto a Gaza, ha guadagnato 28 chili (62 libbre) ed ha installato il suo ufficio nella residenza del precedente governo, con una vista sull’oceano (che per la verità è solo il Mediterraneo, ndr), naturalmente. Oltre ad Haniyeh, gli uomini in carica includono Tahir Nunu, il portavoce di Hamas, che gradisce tenere la sua corte all’hotel Deira e si presenta ai suoi ospiti con un sorriso senza fine, incorniciato da una barba curata con attenzione. Chiunque ascolti Nunu scopre che Hamas è disposto a liberare il soldato israeliano rapito Gilad Shalit, a formare un governo di unità con Fatah, e persino a fare la pace.

Nunu fuma la sua pipa ad acqua. Può appoggiarsi a indietro e distendersi, perché le cose stanno andando bene per Hamas. Ha emarginato Fatah a tal punto che Abbas è disperato persino tanto da minacciare, la settimana scorsa, di dissolvere l’Autorità Autonoma se Israele accettasse di scambiare dei prigionieri importanti di Hamas in cambio di Shalit. Questo è significativo, perché il rilascio di Palestinesi, finora e costantemente, era stato considerato un obiettivo comune di tutti i partiti.

Nunu è la faccia pubblica di Hamas. L’altro volto di Hamas non ha il suo sorriso. Appartiene a Ayman, di 26 anni, con una barba incolta che sogna di diventare un martire. “Morirò prima o poi”, dice. “Sarebbe meglio morire in un attacco a Israele”. Mostra un videoclip sul suo telefono mobile con lui che spara con un Kalashnikov, quindi una foto della figlia, che ha soltanto alcuni mesi.

Ayman ha fatto parte delle brigate di Al-Aksa come combattente sei anni fa, poi è diventato membro della guardia presidenziale di Fatah. E’ passato ad Hamas dopo il colpo. Oggi è un ufficiale di polizia di giorno e un membro delle brigate di Qassam alla notte. Non deve neppure cambiarsi i vestiti passando da un lavoro al seguente. Utilizza la stessa uniforme per entrambi.

Prima del cessate il fuoco, ha trasportato razzi nel nord della Striscia di Gaza e li ha tirati da là. Ora c’è ancora un cessate il fuoco, ma lui non è meno occupato. “Al contrario”, dice, “ci stiamo addestrando per il prossimo grande attacco”. Ciò significa spiare le posizioni israeliane e predisporre gli esplosivi in depositi vicino al confine. Le esplosioni si sono sentite spesso attualmente, poichè i combattenti di Qassam si addestrano per guerra di guerriglia. Allo stesso tempo, Hamas sta provando a rimodellare le brigate in un efficace esercito con una chiara catena di comando, un esercito che, come Hezbollah nel Libano, sarebbe capace di resistere a una invasione israeliana.

“Siamo delusi, perché Israele non apre i confini completamente, come promesso. Ed è per questo che presto finirà il cessate il fuoco”, dice Ayman. Spera che questo, alla fine, gli darà la possibilità di trasformare il suo sogno in realtà. (In effetti tensioni su la mancata completa apertura dei valichi non mancano e raggiungono addirittura la forma di una minaccia diretta a Israele, ndr)

Abu Ibrahim, il re del tunnel di Rafah, ne sarà altrettanto contento.

Gaza. I tunnels sono le linee vitali della Striscia

Fonte: libera traduzione da “Der Spiegel on line” 04.08.08

… e a Gaza, stretta da “un assedio mortale”, … si contrabbanda di tutto: leoni e scimmie compresi!

Marsspirit

A un anno dal golpe di Hamas a Gaza

A un anno dal golpe di Hamas a Gaza

È passato un anno da quando Hamas prese il controllo sulla striscia di Gaza ricorrendo alla forza e ai Kalashnikov e da allora la posizione dell’organizzazione jihadista palestinese si è rafforzata e consolidata, nonostante le forti perdite subite negli scontri con le Forze di Difesa israeliane, il persistente isolamento internazionale e le sofferenze patite dalla sua popolazione.

Hamas si è insediata a Gaza e ne ha assunto la sovranità come un governo legittimo. L’anarchia dei primi mesi è scomparsa come se non ci fosse mai stata. Oggi gli abitanti non osano più nemmeno sparare raffiche in aria durante i matrimoni, come era loro consuetudine. Hamas ha assunto il pieno controllo di università, uffici commerciali, mass-media, istituzioni pubbliche e sull’insieme della popolazione.

Hamas ha imposto la propria egemonia grazie a un governo dittatoriale che non permette alcuna possibilità di rivolta e nemmeno di protesta. Di fatto, non esiste alcuna opposizione.
La striscia di Gaza del 2008 è una realtà che rasenta l’assurdo: su un milione e 300mila abitanti, il 70% dipende per la propria sussistenza da sussidi assistenziali elargiti da vari enti di aiuti; circa il 60% si arrangia con meno di 2 dollari al giorno e vive sotto la linea di povertà. Non esiste una vere rete di acqua potabile e il sistema fognario è al collasso. Metà della popolazione è sotto i 18 anni e non vede un futuro. Dunque non sorprende che nei recenti sondaggi il 70% degli abitanti dica che preferirebbe vivere in qualunque altro posto al mondo fuorché a Gaza.

Israele fa arrivare aiuti umanitari, e le merci che non arrivano attraverso i valichi di Karni e di Sufa (peraltro costantemente bersagliati da terroristi controllati da Hamas) vengono contrabbandate nella striscia di Gaza attraverso i tunnel sotto Rafah che la collegano al Sinai egiziano. I paesi europei pagano il carburante necessario per far funzionare le centrali elettriche, e il governo di Hamas addebita agli abitanti i costi della traballante fornitura elettrica. I profughi (e loro discendenti) ricevono assistenza dalle Nazioni Unite, mentre il governo di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Salam Fayyad finanza l’assistenza sanitaria e il sistema scolastico. Fayyad è anche quello che paga la bolletta della compagnia israeliana Dor Energy per il carburante, e che continua a pagare gli stipendi mensili dei 78.000 abitanti di Gaza che erano impiegati nelle istituzioni dell’Autorità Palestinese anche se, allo stato attuale, risultano senza occupazione. L’Iran copre tutte le spese del governo Hamas, comprese le spese militari. Donazioni provenienti dai paesi del Golfo vengono usate da Hamas a scopi assistenziali, e coloro che non ricevono aiuti dall’Onu o da Hamas ricevono tessere alimentari da altre organizzazioni internazionali.

Tuttavia, sebbene gli abitanti della striscia di Gaza siano ridotti a vivere di elemosina, Hamas si occupa praticamente della sola cosa che veramente le interessa: la corsa al riarmo, con la creazione di un regolare apparato militare che comprende divisioni, compagnie e corpi professionali specializzati. Oggi l’esercito di Hamas conta già circa 16.000 combattenti ed è strutturato sul modello di Hezbollah. Molti di questi combattenti escono attraverso i tunnel di Rafah e vanno a ricevere addestramento militare in Iran e in Siria.

Nel momento in cui celebra il suo primo anniversario, ecco dunque come si presenta il “Hamastan” palestinese: un piccolo stato terrorista, violento e dittatoriale, che dipende totalmente dall’assistenza altrui.

(Da: YnetNews, 13.06.08 )

Membri di Fatah nella striscia di Gaza hanno fatto appello lo scorso fine settimana al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) perché si adoperi per porre fine a quella che definiscono una “campagna di sequestri, intimidazioni e terrore“ condotta contro di loro da Hamas.

In una lettera indirizzata ad Abu Mazen nel primo anniversario del violento golpe di Hamas a Gaza, i membri di Fatah denunciano il fatto che il movimento jihadista palestinese continua a prenderli di mira nonostante la recente iniziativa del presidente dell’Autorità Palestinese volta a superare il conflitto fra le due parti.

“La esortiamo a muoversi rapidamente per porre fine alle azioni criminali e terroristiche delle milizie di Hamas contro i figli di Fatah – scrivono gli esponenti di Fatah – Sono milizie che continuano a rapire e torturare i nostri membri nella striscia di Gaza nonostante la sua iniziativa”.

La lettera sottolinea che nelle scorse settimane molti attivisti di Fatah nella striscia di Gaza sono stati convocati dalle forze di sicurezza di Hamas per essere interrogati, compresi alti esponenti di Fatah come Issam Najjar, Abdel Rahim Najjar e Abdel Rauf Abdeen. “Queste milizie nere [di Hamas] hanno forse il diritto di fare quello che vogliono a Fatah mentre lei se ne sta in Cisgiordania senza far nulla? – chiedono gli attivisti di Fatah – E’ al corrente del fatto che le milizie di Hamas vietano alla gente, a forza di botte, di sostare in luoghi pubblici? Perché se ne sta in Cisgiordania senza far niente? Intende aspettare fino a quando Hamas ci avrà uccisi tutti?”.

I membri di Fatah esortano Abu Mazen a “spazzare via completamente” Hamas in Cisgiordania prima che sia troppo tardi, avvertendo che altrimenti lui e i suoi seguaci verranno prima o poi abbattuti dal movimento jihadista palestinese.

La lettera lamenta anche il fatto che i mass-media controllati da Fatah abbiano smesso di riportare le pratiche di Hamas contro i membri di Fatah nella striscia di Gaza, evidentemente nell’intento di evitare un’escalation della tensione fra le due parti. “Perché la TV di Palestina ha smesso di riferire dei sequestri di membri di Fatah nella striscia di Gaza? – chiede la lettera – Perché lei se ne sta in disparte mentre coloro che hanno combattuto per lei vengono presi di mira da queste milizie?”.

Gli autori della lettera sostengono che sabato scorso Hamas ha impedito ai famigliari dei membri di Fatah di recarsi nei cimiteri. Dicono che decine di poliziotti di Hamas hanno sigillato il cimitero maggiore di Khan Yunis. Hamas avrebbe anche impedito ai sostenitori di Fatah e ai famigliari degli uomini di Fatah uccisi nei combattimenti di un anno fa con Hamas di sfilare nelle strade e tenere riunioni pubbliche per protestare contro il golpe del movimento islamista.

Le famiglie di circa 450 palestinesi uccisi negli scontri fra Fatah e Hamas hanno chiesto sabato ad Abu Mazen di adoperarsi per portare alla sbarra le milizie “assassine” di Hamas per le “atrocità” commesse. Dicono che alcune delle vittime, specialmente quelle appartenenti alle forze di sicurezza controllate da Fatah, vennero uccise a sangue freddo dopo essere state catturate da Hamas.

Hamas sostiene che le forze di sicurezza che fanno capo ad Abu Mazen trattengono in detenzione senza processo decine di suoi sostenitori. Secondo il movimento, durante l’anno appena trascorso sarebbero stati più di 1.500 i sostenitori di Hamas arrestati dalle forze di Fatah in Cisgiordania.

(Da: Jerusalem Post, 15.06.08 )

Tra Gaza e Beirut

Livni: “Gaza impedisce la nascita dello stato palestinese”

Israele.net

Il Palestinian Centre for Human Rights denuncia la diffusione degli ‘omicidi d’onore’ nella Striscia di Gaza

Il Palestinian Centre for Human Rights denuncia la diffusione degli ‘omicidi d’onore’ nella Striscia di Gaza

GAZA – Martedì 3 giugno, a Rafah, nella Striscia di Gaza, una giovane donna palestinese è stata uccisa dai familiari per “ripristinare l’onore perduto”.

Il delitto è stato condannato dal PCHR, il Palestinian Centre for Human Rights, che ha sede a Gaza. Il Centro si è rivolto all’Autorità Nazionale palestinese e al governo della Striscia di Gaza affinché perseguitino e puniscano gli esecutori dei “delitti d’onore”, una piega che ancora insanguina la Palestina, soprattutto nelle aree più povere e depresse culturalmente.

In un comunicato stampa, il PCHR ha riferito che il cadavere di Khouloud Mohammed al-Najjar, 32 anni, è stato portato all’ospedale Mohammed Yousef al-Najjar di Rafah dopo che la polizia era arrivata nella casa del padre, Mohammed Hussein al-Najjar, nel quartiere al-Brazil, martedì sera.

Il PCHR aggiunge che l’uomo è stato arrestato e interrogato dalla polizia: ha confessato che la figlia è morta dopo essere stata picchiata selvaggiamente da familiari in quanto avrebbe enuto “comportamenti immorali”.

Il Palestinian Centre for Human Rights ha sottolineato la propria preoccupazione per la diffusione degli “omicidi d’onore” in tutta la Palestina occupata e per la mancanza di punizioni inflitte ai colpevoli.

(Infopal, 6 giugno 2008 )

Gli egiziani bloccano armi dirette a Gaza

Gli egiziani bloccano armi dirette a Gaza

Gaza. Almeno tremila munizioni, Rpg e una trentina di missili anti aereo. La polizia egiziana ha scovato ieri cinque scatole piene di armi nascoste in una grotta di una montagna nel Sinai, a ottanta chilometri dal valico di Rafah, al confine con Gaza. Lo ha riferito un responsabile delle forze dell’ordine spiegando che le armi dovevano essere contrabbandate nella Striscia. Questa montagna era già stata utilizzata come riparo per i gruppi islamici locali, che hanno realizzato tre grandi attentati nel Sinai, in cui sono morte 125 persone. Da questo confine poroso passano anche valigie piene di soldi per aggirare l’embargo che grava sulla Striscia. Il governo di Israele ha spesso accusato l’Egitto di non fare abbastanza per fermare le armi che, attraverso Rafah, arrivano ai gruppi palestinesi, Hamas e Jihad islamica in testa.

In questo momento di instabilità politica Israele che va verso una crisi di governo, la Striscia sempre più terra di nessuno, ancora ieri un’esplosione in una casa del centro di Gaza ha ucciso un militante di Hamas, il Libano che è sempre teatro di scontri, con un soldato ucciso in un’esplosione vicino a Tripoli e un sospetto attentatore ucciso vicino a un campo profughi palestinese la collaborazione degli stati arabi moderati è decisiva. Per questo a Gerusalemme molti sono preoccupati per il vertice della Fao che si apre la prossima settimana a Roma, in cui è previsto un incontro tra il rais egiziano, Hosni Mubarak, e il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che vuole estendere la sua egemonia su tutto il Medio Oriente.

(Fonte: Il Foglio, 31 Maggio 2008 )

Hamas, Meshaal minaccia di rapire cittadini israeliani

Hamas, Meshaal minaccia di rapire cittadini israeliani

Se non saranno rilasciati i detenuti palestinesi dalle carceri

DAMASCO, 9 mag. (Apcom) – Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha minacciato di rapire cittadini israeliani se lo stato ebraico non libererà i detenuti palestinesi, nel corso di un discorso pronunciato nel campo di Yarmouk vicino Damasco.

Se i nostri nemici non liberano i nostri prigionieri nelle carceri israeliane, (il soldato israeliano) Gilad Shalit non sarà l’ultimo” israeliano a essere rapito, ha affermato Meshaal in un discorso in occasione del 60esimo anniversario del “Nakba”, che ha visto l’espulsione di centinaia di migliaia di arabi durante la guerra del 1948 successiva alla creazione di Israele.

Secondo Meshaal, ci sono “11.600 prigionieri palestinesi nelle prigioni israeliane”. Gilad Shalit è stato preso in ostaggio nel giugno 2006 al confine della striscia di Gaza da tre gruppi armati palestinesi, fra cui Hamas. Meshaal, leader dell’ufficio politico di Hamas, ha inoltre chiesto ai Paesi arabi di operare “per revocare il blocco” imposto a Gaza.

“Se Israele respinge la tregua (proposta) dai palestinesi, chiedo all’Egitto e ai Paesi arabi di intervenire per revocare unilateralmente il blocco e aprire il punto di passaggio di Rafah” tra Gaza ed Egitto, ha proseguito Meshaal.

Il terminal di Rafah è chiuso quasi in modo permanente dal 2006. Israele impone un blocco a Gaza da gennaio in risposta ai lanci di razzi. Meshaal ha d’altra parte invitato “a una riconciliazione” con Fatah, il movimento del presidente palestinese Abu Mazen, estromesso nel giugno 2007 da Hamas da Gaza.

“Tutti i dirigenti della resistenza sono pronti a una riconciliazione (…) a condizione che si lotti contro la corruzione e che si resti impegnati per i diritti” palestinesi, ha affermato.

(Alice News, 10 maggio 2008 )

Nahal Oz: Hamas continua la sua opera di pacificazione della regione…..

Nahal Oz: Hamas continua la sua opera si pacificazione della regione…..

30/04/2008 Hamas, con la minaccia delle armi, si è impadronita di oltre 60.000 litri di benzina depositati sul versante palestinese del terminal di Nahal Oz. Il direttore dell’agenzia carburanti dell’Autorità Palestinese ha dato disposizione ai suoi dipendenti di piegarsi agli ordini dei terroristi per salvarsi vita. Hamas ha poi aperto il fuoco sul terminale per impedire la consegna di carburanti a Gaza e fare pressione sull’Egitto per la riapertura del valico di Rafah. Lo ha rivelato martedì lo stesso direttore dell’agenzia del gas dell’Autorità Palestinese, Mojahed Salam.

(Fonte: Israele.net)