Gerusalemme, sventato un attentato nella Città vecchia

Gerusalemme, sventato un attentato nella Città vecchia

Gerusalemme - una veduta della Città Vecchia

Gerusalemme - una veduta della Città Vecchia

Gerusalemme, 29 sett – Agenti israeliani hanno neutralizzato oggi un giovane palestinese armato di pugnale mentre si preparava ad aggredire dei passanti ebrei. Secondo fonti di polizia il giovane, armato di pugnale, aveva con sè un messaggio in cui affermava di essere pronto al sacrificio per l’Islam. Il fatto è avvenuto in una Gerusalemme affollata per l’imminenza del Capodanno ebraico e della fine del Ramadan.

Sempre oggi è stato sepolto a Gerusalemme Qassem al-Mughrabi, il giovane palestinese che una settimana fa ha travolto forse intenzionalmente un gruppo di soldati israeliani ferendone una ventina. Al-Mughrabi era stato ucciso sul posto da un ufficiale israeliano.

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Iran. Rafsanjani: “Israele pagherà caro l’aggressione contro i palestinesi”

Iran. Rafsanjani: “Israele pagherà caro l’aggressione contro i palestinesi”

Akbar Hashemi Rafsanjani

Akbar Hashemi Rafsanjani

Non si allenta la tensione Iran-Israele

L’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, in occasione di una manifestazione anti-israeliana organizzata come ogni anno a Teheran nell’ultimo giorno del Ramadan, ha affermato che Israele pagherà a caro prezzo la sua politica di aggressione contro i palestinesi.

Nel corso della manifestazione sono state date alle fiamme le bandiere nazionali di Stati Uniti e Israele, e sono stati intonati slogan del tipo “Morte a Israele” e “Morte all’America”.

La manifestazione chiamata “Al Qods” (Gerusalemme in arabo) fu istituita dall’ayatollah Ruhollah Khoemini, fondatore della Repubblica islamica iraniana, come segno di solidarietà con gli arabi palestinesi.

Rafsanjani ha anche condannato le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro Teheran per il suo programma nucleare, accusando le Nazioni Unite di essere tra i principali responsabili, con la Gran Bretagna e gli Usa, dell’attuale situazione del popolo palestinese.

(l’Occidentale, 26 settembre 2008 )

Ramadan: boicottiamo Torino

La Fiera del Libro di Torino: Appello dell’ideologo dell’islamismo. Chiamparino: opportuno il richiamo di Grande Stevens

Ramadan: boicottiamo Torino

Ma Regione e Comune ribadiscono: avanti con Israele, non si torna indietro

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di VERA SCIAVAZZI

Nessuna marcia indietro, nessun «aggiustamento» in corsa nei programmi della Xxi Fiera del Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite, tutti potranno parlare, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già prevista, ma non ha nulla a che fare con la scelta dell’invitato d’onore, ruolo che in passato è già toccato, tra gli altri, a Lituania, Brasile, Portogallo, Francia, Canada. I vertici della manifestazione torinese — che quest’anno si terrà dall’8 al 12 maggio e avrà come tema la bellezza — rispondono così al richiamo arrivato con estrema nettezza da Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, che sostiene la Fiera con un contributo di oltre 500 mila euro.

Ma le polemiche non si placano, anzi sembrano estendersi: ieri il controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan ha lanciato un appello per boicottare sia la Fiera del Libro di Parigi (15-19 marzo), sia quella di Torino. «Dovrebbero farlo — ha affermato — tutti coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perché non si può approvare nulla che provenga da Israele. Stiamo assistendo alla distruzione di Gaza a causa dell’assedio israeliano, siamo obbligati a uscire dal nostro silenzio. E proprio il silenzio che produce violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale».

Le parole di Grande Stevens sembrano aver dato un contributo decisivo alla «linea della fermezza», e pare difficile che il monco politico che sostiene la manifestazione possa tornare indietro. Il primo a ribadire che Israele non ha bisogno di «accompagnatori» per poter raccontare la propria cultura è stato il sindaco Sergio Chiamparino, che già nei giorni scorsi aveva fatto sentire la sua voce: «La sinistra sostiene ormai da tempo la linea dei “due popoli in due Stati”. Se si afferma che il popolo israeliano non ha diritto di parola se nen è affiancato da altri, si nega questa linea… Si tratta di una deriva integralista che purtroppo sta invadendo l’Europa e contagiando molti, proprio a sinistra. In questo senso, condivido fin dall’inizio il richiamo di Grande Stevens, che risulta ora quanto mai opportuno».

Al sindaco fa eco lo storico e assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva (la Regione, con circa 800 mila euro, è l’ente pubblico che dà il maggior contributo alla Fiera), che però aggiunge: «Abbiamo comunicato male, consentendo che chi voleva farlo potesse polemizzare sulla coincidenza tra presenza di Israele a Torino e sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, quasi che la dizione “ospite d’onore” implicasse una celebrazione della politica israeliana e non della cultura di un Paese e di un popoio che hanno molto da dire in questo campo e che perciò sono presenti nelle manifestazioni di molta parte del mondo. Indietro non si torna, occorre semmai un’offensiva diplomatico-culturale” che sappia indurre i più aperti tra gli intellettuali del mondo arabo e palestinese a desistere dal boicottaggio».

La conferma delle scelte già compiute arriva anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. D’altra parte, si apprende da fonti della stessa Compagnia di San Paolo, la Fiera ha presentato, come ogni anno, una richiesta di contributi basata su un pro- getto che prevede Israele come Paese ospite: il comitato della fondazione si pronuncerà in merito in una delle tre sedute utili prima di maggio, ma se qualcosa cambiasse il mutamento andrebbe comunicato allo sponsor, che dovrebbe prenderne atto e valutare nel merito ogni novità. «Quella contro Israele a Torino è forse la più feroce serie di attacchi degil ultimi tempi», ha detto ieri Federico Motta, presidente dell’Aie, l’Associazione italiana editori.

Ma le diplomazie invocate da Oliva paiono già al lavoro: lunedì, a Torino, potrebbe arrivare Elazar Cohen, ministro plenipotenziario israeliano all’ambasciata di Roma, per sciogliere gli ultimi nodi insieme al vertici della kermesse libraria. Oltre al grandi nomi della letteratura israeliana, molti ospiti verranno scelti nella generazione più giovane: scrittori che non solo non hanno vissuto la Shoah, ma non hanno neppure partecipato — se non attraverso i racconti degli anziani — all’epica della fondazione dello Stato. Sono loro, oggi, a produrre spesso i testi più affascinanti e a poter forse costruire nuovi ponti con altre culture.

Corriere della Sera, 2 Febbraio 2008