Betlemme, forte tensione dopo scontri per penuria acqua

MO/ Betlemme, forte tensione dopo scontri per penuria acqua

Dietro le proteste contro Fayyad la mano di Hamas

Betlemme, 11 set. (Apcom) – Una atmosfera di forte tensione regna oggi a Betlemme e nei campi profughi vicini dopo i violenti scontri, che hanno causato il ferimento grave di una persona, divampati ieri sera tra la polizia palestinese e centinaia di dimostranti che chiedevano misure concrete contro il blocco della distribuzione dell’ acqua che penalizza gran parte della citta’ da alcune settimane.

La polizia, che ieri sera ha fatto uso di candelotti lacrimogeni e di proiettili di gomma per disperdere i manifestanti, oggi presidia con ingenti forze la zona tra Betlemme e il campo profughi di Aida dove si sono registrati gli incidenti piu’ gravi.

Il premier Fayyad ha promesso lo stanziamento di 150mila dollari per riparare la rete idrica e riabilitare un pozzo chiuso da alcuni anni e affermato che fara’ pressioni su Israele affinche’ riprenda la distribuzione nella zona di Betlemme di una quantita’ di acqua sufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione. Le sue assicurazioni pero’ non sembrano aver placato la protesta.

Questa estate, a causa delle scarse precipitazioni nel periodo invernale, israeliani e palestinesi stanno facendo i conti con la siccita’. Tuttavia i palestinesi accusano la societa’ israeliana Mekorot, che controlla anche le riserve idriche dei Territori occupati, di aver ridotto massicciamente la distribuzione dell’acqua in varie aree della Cisgiordania in modo da lasciare sostanzialmente inalterata la quota d’acqua destinata ai cittadini israeliani. L’accusa e’ stata respinta dalla Mekorot.

Dietro le violente proteste pero’ potrebbe essersi la mano di Hamas, sospettano ai vertici dell’Autorita’ nazionale palestinese. Il movimento islamico, dicono, avrebbe messo in moto le dimostrazioni in risposta allo sciopero del settore pubblico in corso da giorni a Gaza, in particolare della sanita’, che sarebbe stato orchestrato dal governo di Salam Fayyad e dal partito rivale Fatah.

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Gaza: Hamas arresta 32 uomini di Fatah rientrati nella Striscia di Gaza

Medio Oriente. Hamas arresta 32 palestinesi rientrati nella Striscia di Gaza

Israele trasferisce gli altri attivisti in Cisgiordania

Gli uomini di Abu Mazen, non appena messo piede sul territorio controllato da Hamas sono stati arrestati.

di Alessandro Fioroni

Gaza, 04 Agosto 2008 – Trentadue, dei circa 180 palestinesi membri di Fatah che erano scappati verso Israele, per sfuggire agli uomini di Hamas, erano ritornati nella Striscia di Gaza, come comunicato da un responsabile israeliano. «Su richiesta del presidente palestinese Abu Mazen e del primo ministro Salam Fayyad, 32 dei membri di Fatah che erano fuggiti sabato in Israele sono ritornati questa mattina nella striscia di Gaza», aveva detto il responsabile che ha richiesto l’anonimato.

Interrogato sulla sorte dei palestinesi nella Striscia, il responsabile aveva indicato che «… assicurazioni sulla loro sicurezza sono state fornite da elementi stranieri», alludendo all’intervento dietro le quinte dell’Egitto. Secondo lui, i circa venti membri di Fatah ricoverati in ospedale in Israele avrebbero continuato ad essere curati, mentre il rientro degli altri palestinesi avrebbe potuto luogo in seguito. In precedenza, un portavoce dell’esercito aveva detto che Israele aveva autorizzato ieri più di 180 palestinesi membri di Fatah ad andare in Israele, e che questa decisione costituiva un «gesto umanitario» dopo gli scontri tra Hamas e Fatah che ieri nella Striscia di Gaza sono costati la vita a nove palestinesi, provocando anche il ferimento di più di 90 persone, nel confronto più sanguinoso tra le due fazioni da quando il movimento integralista islamico ha assunto il controllo della Striscia un anno fa.

Ma nonostante le assicurazioni di Israele la sorte dei palestinesi di Fatah sembra essere diversa. Il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha comunicato che i palestinesi scappati in Israele sono stati arrestati: «… sono attualmente detenuti quelli che sono rientrati nella Striscia di Gaza». Si tratta di membri del clan degli Helis, accusati da Hamas di aver organizzato un attentato vicino alla spiaggia di Gaza lo scorso 25 luglio. Un portavoce del ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha detto che Abu Mazen aveva chiesto ad Israele di rimandare indietro gli uomini di Fatah. E ha aggiunto che i feriti sarebbero rimasti in Israele per essere curati e che tutti gli altri sarebbero via via ritornati nel territorio della Striscia controllato da Hamas.

Invece l’ esercito israeliano ha annunciato oggi che il resto per gli attivisti del Fatah, saranno trasferiti in Cisgiordania, nell’ area di Ramallah. La decisione, ha spiegato il portavoce militare, è stata presa allo scopo di salvare vite umane, dopo aver constatato che una trentina dei 180 attivisti fuggiti in Israele e poi tornati ieri a Gaza «sono stati arrestati da Hamas e le loro vite sono in immediato pericolo».

(Fonte: Agenzia Multimediale)

Gaza: rientrati 32 membri Fatah fuggiti in Israele

Gaza: rientrati 32 membri Fatah fuggiti in Israele

(ANSA-AFP) – 09:44 Gerusalemme, 3 ago – Trentadue dei circa 180 palestinesi membri di Fatah che erano scappati verso Israele per sfuggire agli islamisti di Hamas sono ritornati nella striscia di Gaza, ha indicato oggi un responsabile israeliano. “Su richiesta del presidente palestinese Abu Mazen e del primo ministro Salam Fayyad, 32 dei membri di Fatah che erano fuggiti sabato in Israele sono ritornati questa mattina nella striscia di Gaza”, ha detto il responsabile che ha richiesto l’anonimato. Interrogato sulla sorte dei palestinesi nella Striscia, il responsabile ha indicato che “assicurazioni sulla loro sicurezza sono state fornite da elementi stranieri”, alludendo all’intervento dietro le quinte dell’Egitto. Secondo lui, i circa venti membri di Fatah ricoverati in ospedale in Israele continueranno ad essere curati, mentre il rientro degli altri palestinesi potrà aver luogo nelle “prossime ore”. In precedenza, un portavoce dell’esercito aveva indicato che Israele aveva autorizzato ieri più di 180 palestinesi membri di Fatah ad andare in Israele, e che questa decisione costituiva un “gesto umanitario” dopo gli scontri tra Hamas e Fatah che ieri nella striscia di Gaza sono costati la vita a nove palestinesi, provocando anche il ferimento di più di 90 persone, nel confronto più sanguinoso tra le due fazioni da quando il movimento integralista islamico ha assunto il controllo della Striscia un anno fa.

Gaza, Hamas attacca Fatah: fuga di massa a Ramallah

Resa dei conti. Raid dopo un attentato contro i miliziani fondamentalisti

Gaza, Hamas attacca Fatah.Fuga di massa a Ramallah

Sotto assedio un clan vicino ad Abu Mazen: 9 morti. La rappresaglia di Fatah è arrivata in Cisgiordania: uno dei leader di Hamas a Nablus è stato rapito e minacciato di morte

Le tappe della crisi

1. La conquista della Striscia 15 giugno 2007: dopo violenti scontri con il Fatah, Hamas ha preso il controllo di Gaza

2. Morti al corteo Novembre 2007 A novembre Hamas uccise 7 persone a una manifestazione di Fatah a Gaza, in memoria di Arafat

3. L’ autobomba e le accuse 25 luglio: 5 membri di Hamas e una bimba sono stati uccisi da un’ autobomba. Accusato il Fatah

9. I morti durante gli scontri di ieri: almeno 95 i feriti. Più di 180 membri del clan Hilles, legato a Fatah, sono scappati in Israele per sfuggire alle violenze

200. I membri di Fatah arrestati a Gaza da Hamas dalla scorsa settimana, quando un attentato ha riacceso la crisi. Nell’ attacco erano morte sei persone, tra cui una bimba

GERUSALEMME – Qualcuno ha provato a scappare vestito da donna. Altri hanno puntato verso il confine e la salvezza, aiutati dagli israeliani ad arrivare in Cisgiordania, dopo le pressioni di Abu Mazen. Come un anno fa, quando Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza: le milizie fondamentaliste mettono sotto assedio le roccaforti di Fatah, i fedeli del presidente fuggono a Ramallah. L’ attacco è cominciato ieri all’ alba ed è stato pianificato da una settimana. Da quando una bomba piazzata sotto un’ auto ha ucciso cinque integralisti e una bambina.

I leader di Hamas hanno accusato la fazione di Abu Mazen, il premier deposto Ismail Haniyeh ha promesso di arrestare i responsabili. I soldati della forza esecutiva hanno circondato l’area dove vive il clan Hilles, in un quartiere nel centro di Gaza. I cecchini si sono piazzati sui tetti, centinaia di miliziani hanno pattugliato le strade e perquisito gli appartamenti. Gli Hilles sono accusati di nascondere i ricercati per l’attentato. Ahmed, il capoclan, si è rifiutato di arrendersi. «Ci hanno tagliato l’ elettricità – ha detto alla radio, durante l’ assedio -. E’ il momento di decidere: essere schiacciati da Hamas o mantenere la dignità». Gli Hilles hanno deciso di combattere, almeno all’ inizio, prima di scegliere in 180 di scappare verso la Cisgiordania.

Tre agenti della forza esecutiva di Hamas e sei uomini di Fatah sono stati uccisi, i feriti sono oltre 90, perché negli scontri le case sono state bersagliate con i lanciagranate. «Siamo determinati a continuare con il raid – ha spiegato un portavoce – fino a quando non arresteremo tutte le persone coinvolte. Questo è solo l’ inizio».

Abu Mazen ha definito la campagna di Hamas «inaccettabile» e «un colpo» ai suoi tentativi di far ripartire il dialogo nazionale. La rappresaglia di Fatah è arrivata in Cisgiordania, dove la fazione è più forte. Un gruppo di uomini mascherati ha rapito Mohammed Ghazal, docente universitario e tra i leader fondamentalisti a Nablus. Hanno minacciato di ammazzarlo, se l’ assedio a Gaza non fosse stato fermato. E’ stato rilasciato qualche ora dopo.

Da una settimana, Hamas porta avanti operazioni contro gli uffici del partito avversario. Dopo l’ esplosione di venerdì scorso, duecento attivisti sono stati arrestati, i giornali dell’ Autorità palestinese non entrano più nella Striscia di Gaza, l’ agenzia stampa ufficiale è stata chiusa. Ieri la forza esecutiva ha bloccato la stazione radio del Fronte per la liberazione della Palestina, con l’ accusa di diffondere notizie false e di incitare alla ribellione. Il governo di Salam Fayyad, nominato da Abu Mazen, ha risposto incarcerando sostenitori di Hamas in Cisgiordania. Il presidente ha minacciato gli israeliani di interrompere i negoziati di pace, se il governo di Ehud Olmert dovesse accettare di rilasciare prigionieri fondamentalisti in uno scambio per la liberazione di Gilad Shalit, il caporale dell’ esercito rapito nel giugno del 2006.

Davide Frattini

(Fonte: Corriere della Sera, 3 Agosto 2008, pag.14)

Gaza: scontri Hamas-Fatah, 9 morti e decine feriti. Israele accoglie 180 sostenitori Abu Mazen in fuga

Gaza: scontri Hamas-Fatah, 9 morti e decine feriti. Israele accoglie 180 sostenitori Abu Mazen in fuga

(ANSA-AFP-REUTERS) 23:57 – Gaza, 2 ago – Almeno nove palestinesi – in gran parte civili, secondo fonti ospedaliere – hanno perso la vita e una novantina sono rimasti feriti oggi in scontri fra militanti di Hamas e di Fatah a Gaza, nel confronto più sanguinoso tra le due fazioni da quando il movimento integralista islamico ha assunto il controllo della Striscia un anno fa. Sull’identità delle vittime esistono due diverse versioni. Una fonte di Hamas – citata dalla Reuters – afferma che si tratta di tre poliziotti del partito islamico e di sei miliziani di Fatah, il movimento legato al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmud Abbas (Abu Mazen). Secondo la medesima fonte, altri cinque agenti e altre 90 persone, inclusi 16 bambini, sono rimaste ferite. Un’altra fonte di Hamas – citata dalla France Presse – ha parlato di due miliziani uccisi, mentre, secondo fonti mediche, le altre sette vittime sono civili e oltre 90 persone sono rimaste ferite.

Le violenze sono durate buona parte della giornata e sono divampate quando le forze di Hamas hanno tentato di arrestare, nel sobborgo di Shejaia, alcuni membri del clan Helis, legato a Fatah, accusati per l’attentato del 25 luglio in cui sono morti cinque miliziani del movimento islamico e una bambina. A scatenare i combattimenti sono stati gli oltre 300 arresti eseguiti da Hamas tra i sostenitori di Fatah, alcuni dei quali nel frattempo sono stati rilasciati. Anche le forze di Abu Mazen hanno arrestato, e in parte rilasciato, decine di uomini di Hamas in Cisgiordania.

In serata 180 membri del clan Helis sono fuggiti dalla Striscia di Gaza in Israele attraverso il valico di Nahal Oz. Tra i fuggitivi anche Ahmad Helis, uno dei leader del clan, ricercato insieme ai suoi uomini per il recente attentato. Israele ha detto di aver aperto la frontiera per “circostanze eccezionali” e su richiesta dello stesso Abu Mazen e del premier palestinese Salam Fayyad. I combattenti di Fatah feriti sono stati ricoverati nello Stato ebraico, mentre gli altri sono stati portati a Ramallah, quartier generale dell’Anp in Cisgiordania, secondo fonti israeliane. Secondo un comunicato dell’Anp, Abu Mazen ha telefonato a Ahmad Helis per esprimergli solidarietà e denunciare gli attacchi di Hamas, che vanno contro il mio appello per un dialogo nazionale fra i palestinesi”.

A un anno dal golpe di Hamas a Gaza

A un anno dal golpe di Hamas a Gaza

È passato un anno da quando Hamas prese il controllo sulla striscia di Gaza ricorrendo alla forza e ai Kalashnikov e da allora la posizione dell’organizzazione jihadista palestinese si è rafforzata e consolidata, nonostante le forti perdite subite negli scontri con le Forze di Difesa israeliane, il persistente isolamento internazionale e le sofferenze patite dalla sua popolazione.

Hamas si è insediata a Gaza e ne ha assunto la sovranità come un governo legittimo. L’anarchia dei primi mesi è scomparsa come se non ci fosse mai stata. Oggi gli abitanti non osano più nemmeno sparare raffiche in aria durante i matrimoni, come era loro consuetudine. Hamas ha assunto il pieno controllo di università, uffici commerciali, mass-media, istituzioni pubbliche e sull’insieme della popolazione.

Hamas ha imposto la propria egemonia grazie a un governo dittatoriale che non permette alcuna possibilità di rivolta e nemmeno di protesta. Di fatto, non esiste alcuna opposizione.
La striscia di Gaza del 2008 è una realtà che rasenta l’assurdo: su un milione e 300mila abitanti, il 70% dipende per la propria sussistenza da sussidi assistenziali elargiti da vari enti di aiuti; circa il 60% si arrangia con meno di 2 dollari al giorno e vive sotto la linea di povertà. Non esiste una vere rete di acqua potabile e il sistema fognario è al collasso. Metà della popolazione è sotto i 18 anni e non vede un futuro. Dunque non sorprende che nei recenti sondaggi il 70% degli abitanti dica che preferirebbe vivere in qualunque altro posto al mondo fuorché a Gaza.

Israele fa arrivare aiuti umanitari, e le merci che non arrivano attraverso i valichi di Karni e di Sufa (peraltro costantemente bersagliati da terroristi controllati da Hamas) vengono contrabbandate nella striscia di Gaza attraverso i tunnel sotto Rafah che la collegano al Sinai egiziano. I paesi europei pagano il carburante necessario per far funzionare le centrali elettriche, e il governo di Hamas addebita agli abitanti i costi della traballante fornitura elettrica. I profughi (e loro discendenti) ricevono assistenza dalle Nazioni Unite, mentre il governo di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Salam Fayyad finanza l’assistenza sanitaria e il sistema scolastico. Fayyad è anche quello che paga la bolletta della compagnia israeliana Dor Energy per il carburante, e che continua a pagare gli stipendi mensili dei 78.000 abitanti di Gaza che erano impiegati nelle istituzioni dell’Autorità Palestinese anche se, allo stato attuale, risultano senza occupazione. L’Iran copre tutte le spese del governo Hamas, comprese le spese militari. Donazioni provenienti dai paesi del Golfo vengono usate da Hamas a scopi assistenziali, e coloro che non ricevono aiuti dall’Onu o da Hamas ricevono tessere alimentari da altre organizzazioni internazionali.

Tuttavia, sebbene gli abitanti della striscia di Gaza siano ridotti a vivere di elemosina, Hamas si occupa praticamente della sola cosa che veramente le interessa: la corsa al riarmo, con la creazione di un regolare apparato militare che comprende divisioni, compagnie e corpi professionali specializzati. Oggi l’esercito di Hamas conta già circa 16.000 combattenti ed è strutturato sul modello di Hezbollah. Molti di questi combattenti escono attraverso i tunnel di Rafah e vanno a ricevere addestramento militare in Iran e in Siria.

Nel momento in cui celebra il suo primo anniversario, ecco dunque come si presenta il “Hamastan” palestinese: un piccolo stato terrorista, violento e dittatoriale, che dipende totalmente dall’assistenza altrui.

(Da: YnetNews, 13.06.08 )

Membri di Fatah nella striscia di Gaza hanno fatto appello lo scorso fine settimana al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) perché si adoperi per porre fine a quella che definiscono una “campagna di sequestri, intimidazioni e terrore“ condotta contro di loro da Hamas.

In una lettera indirizzata ad Abu Mazen nel primo anniversario del violento golpe di Hamas a Gaza, i membri di Fatah denunciano il fatto che il movimento jihadista palestinese continua a prenderli di mira nonostante la recente iniziativa del presidente dell’Autorità Palestinese volta a superare il conflitto fra le due parti.

“La esortiamo a muoversi rapidamente per porre fine alle azioni criminali e terroristiche delle milizie di Hamas contro i figli di Fatah – scrivono gli esponenti di Fatah – Sono milizie che continuano a rapire e torturare i nostri membri nella striscia di Gaza nonostante la sua iniziativa”.

La lettera sottolinea che nelle scorse settimane molti attivisti di Fatah nella striscia di Gaza sono stati convocati dalle forze di sicurezza di Hamas per essere interrogati, compresi alti esponenti di Fatah come Issam Najjar, Abdel Rahim Najjar e Abdel Rauf Abdeen. “Queste milizie nere [di Hamas] hanno forse il diritto di fare quello che vogliono a Fatah mentre lei se ne sta in Cisgiordania senza far nulla? – chiedono gli attivisti di Fatah – E’ al corrente del fatto che le milizie di Hamas vietano alla gente, a forza di botte, di sostare in luoghi pubblici? Perché se ne sta in Cisgiordania senza far niente? Intende aspettare fino a quando Hamas ci avrà uccisi tutti?”.

I membri di Fatah esortano Abu Mazen a “spazzare via completamente” Hamas in Cisgiordania prima che sia troppo tardi, avvertendo che altrimenti lui e i suoi seguaci verranno prima o poi abbattuti dal movimento jihadista palestinese.

La lettera lamenta anche il fatto che i mass-media controllati da Fatah abbiano smesso di riportare le pratiche di Hamas contro i membri di Fatah nella striscia di Gaza, evidentemente nell’intento di evitare un’escalation della tensione fra le due parti. “Perché la TV di Palestina ha smesso di riferire dei sequestri di membri di Fatah nella striscia di Gaza? – chiede la lettera – Perché lei se ne sta in disparte mentre coloro che hanno combattuto per lei vengono presi di mira da queste milizie?”.

Gli autori della lettera sostengono che sabato scorso Hamas ha impedito ai famigliari dei membri di Fatah di recarsi nei cimiteri. Dicono che decine di poliziotti di Hamas hanno sigillato il cimitero maggiore di Khan Yunis. Hamas avrebbe anche impedito ai sostenitori di Fatah e ai famigliari degli uomini di Fatah uccisi nei combattimenti di un anno fa con Hamas di sfilare nelle strade e tenere riunioni pubbliche per protestare contro il golpe del movimento islamista.

Le famiglie di circa 450 palestinesi uccisi negli scontri fra Fatah e Hamas hanno chiesto sabato ad Abu Mazen di adoperarsi per portare alla sbarra le milizie “assassine” di Hamas per le “atrocità” commesse. Dicono che alcune delle vittime, specialmente quelle appartenenti alle forze di sicurezza controllate da Fatah, vennero uccise a sangue freddo dopo essere state catturate da Hamas.

Hamas sostiene che le forze di sicurezza che fanno capo ad Abu Mazen trattengono in detenzione senza processo decine di suoi sostenitori. Secondo il movimento, durante l’anno appena trascorso sarebbero stati più di 1.500 i sostenitori di Hamas arrestati dalle forze di Fatah in Cisgiordania.

(Da: Jerusalem Post, 15.06.08 )

Tra Gaza e Beirut

Livni: “Gaza impedisce la nascita dello stato palestinese”

Israele.net

Egitto e Autorità Palestinese vogliono bloccare i rapporti fra Israele ed Europa

Egitto e Autorità Palestinese vogliono bloccare i rapporti fra Israele ed Europa

L’Egitto sta cercando di bloccare un previsto accordo volto ad incrementare i rapporti fra Israele e Unione Europea. Il previsto accordo migliorerebbe in modo significativo l’accesso di Israele ai mercati europei e potrebbe aggiungere miliardi di dollari all’economia israeliana.

Israele ha inizialmente appreso degli tentativi egiziani circa due mesi fa, grazie a una soffiata ricevuta attraverso canali diplomatici. Il ministero degli esteri di Gerusalemme iniziò allora ad esplorare la questione fino a scoprire che il Cairo aveva effettivamente dato disposizione ai suoi ambasciatori in Europa di intraprendere una campagna diplomatica contro il previsto accordo. Nel quadro di questa campagna gli ambasciatori egiziani a Londra, Parigi, Bruxelles, Madrid, Roma e in altre capitali europee hanno incontrato funzionari di alto livello dei ministeri degli esteri dei rispettivi paesi chiedendo loro di riconsiderare l’accordo. L’argomento degli egiziani è che la UE non dovrebbe “premiare” Gerusalemme alla luce della politica israeliana di costruzione nei territori e di blocco della striscia di Gaza.

Dopo aver avuto conferma di questo tentativo egiziano, Israele ha deciso di affrontare il Cairo: rappresentati di alto livello del ministero degli esteri hanno avvertito i loro interlocutori egiziani che Israele giudica il loro sforzo in modo molto grave, e chiede che venga interrotto. Gli egiziani hanno tuttavia negato ogni addebito.

Secondo la valutazione degli israeliani, spiega un alto funzionario governativo, la campagna egiziana sarebbe una ritorsione legata alla decisione del Congresso Usa di congelare aiuti militari americani all’Egitto per 200 milioni di dollari. Il Cairo attribuisce a Israele la colpa per questa decisione, giacché Israele si è spesso lamentato con Washington per la mancata lotta egiziana contro il traffico di armi dal Sinai verso i terroristi al potere nella striscia di Gaza. Una delle condizioni poste dal Congresso per scongelare gli aiuti è appunto una migliore performance egiziana in questo campo. Inoltre, dicono i funzionari israeliani, il Cairo sarebbe irritato perché la UE si è rifiutata di garantire all’Egitto un accordo altrettanto vantaggioso di quello previsto con Israele.

Finora, continuano le fonti governative israeliane, gli sforzi egiziani non hanno avuto successo e non si è registrato alcun cambiamento nella posizione della UE sull’accordo in cantiere. Tuttavia Israele è furibondo per quello che i funzionari definiscono il “doppio gioco” dell’Egitto che, mentre afferma di voler aiutare Israele nel negoziare un cessate il fuoco a Gaza, contemporaneamente si adopera per il boicottaggio contro Israele su altri fronti.

Israele si aspetta che l’accordo aggiornato con la UE venga firmato entro la fine dell’anno. Tale accordo governa la cooperazione fra le due parti in un’ampia gamma di settori, dal commercio alla scienza alla diplomazia, e definisce Israele “senior European partner”, vale a dire il più alto grado di associazione possibile a parte la piena appartenenza all’Unione.

Nel frattempo, lunedì Israele ha anche inoltrato una formale protesta all’Autorità Palestinese per una serie di lettere inviate dal primo ministro palestinese Salam Fayyad all’OCSE nelle quali chiede all’organizzazione di riconsiderare l’invito ad Israele a farne parte. Fayyad motiva la richiesta citando le operazioni militari israeliane contro il terrorismo nei territori e le costruzioni in alcuni insediamenti.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert, incontrando lunedì a Gerusalemme il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), gli ha detto che Israele considera quella lettera totalmente inaccettabile.

L’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico composta prevalentemente da paesi europei più Stati Uniti e Canada) sta valutando la possibilità di ampliare i propri iscritti al di là dei trenta paesi attuali includendo anche Israele, Cile, Estonia, Russia e Slovenia.
“Esprimiamo la nostra più seria preoccupazione per il comportamento di Salaam Fayad – ha dichiarato lunedì Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano – Troviamo questo comportamento completamento fuori contesto ed estraneo al carattere dei buoni rapporti di lavoro che esistono fra il governo israeliano e quello dell’Autorità Palestinese. Tale comportamento non porta nulla di buono e serve solo a minare la fiducia nel processo di pace”.

(Da: Ha’aretz, Jerusalem Post, 3.06.08 )

L’Egitto chiude un occhio sui traffici dei terroristi anti-israeliani

Esponente Olp rilancia la conquista, per fasi, di tutta la terra

Israele.net