Gaza: moschea usata come arsenale

Gaza: moschea usata come arsenale

d'altra parte da qualche parte dovranno pur essere accatastati! E CASUALMENTE i magazzini sono tutti dento le moschee, gli ospedali e le scuole......quando si dice il caso,eh?

I missili utilizzati da Hamas: d'altra parte da qualche parte dovranno pur essere accatastati! E CASUALMENTE i magazzini sono tutti dento le moschee, gli ospedali e le scuole......quando si dice il caso,eh?

Gaza, 31 Dicembre 2008, 22:02- Una moschea nel sud della Striscia di Gaza è stata bombardata e distrutta oggi dall’aviazione militare israeliana. Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz che, citando fonti dei servizi di sicurezza interni dello Stato ebraico Shin Bet, specifica che nella moschea le milizie di Hamas avrebbero custodito parte del proprio arsenale missilistico. Secondo le stesse fonti negli ultimi giorni i miliziani (non riescono proprio a chiamarli terroristi….)erano stati sorpresi a trasportare nella moschea razzi Qassam e Katiuscia, oltre a una grande quantità di altre munizioni.(Agr)

Annunci

L’Anp manda a morte i collaboratori di Israele

L’Anp manda a morte i collaboratori di Israele

I Giovani di Fatah durante una manifestazione....ricorda nulla?

I Giovani di Fatah durante una manifestazione....ricorda nulla?

Roma, 13 nov (Velino) – Un tribunale militare dell’Autorità Palestinese ha condannato a morte un ufficiale palestinese per avere fornito a Israele nel 2002 informazioni su due terroristi. Anche Wael Said Saad e Mohammad Saad sono stati appena riconosciuti colpevoli di “intelligenza con il nemico” e condannati a morte per “tradimento” dai tre giudici del tribunale militare di Jenin, in Cisgiordania. Li chiamano “collaborazionisti”: sono i palestinesi che con le loro informazioni ed expertise hanno permesso alle forze israeliane di prevenire atti terroristici a Gaza e in Cisgiordania. Molti di loro odiano l’islamismo che ha brutalizzato la popolazione palestinese. Altri perché credono in una pacifica convivenza. E sotto questo termine vi sono i comportamenti più vari: dal non partecipare a scioperi generali, al compiere azioni “immorali” quali la prostituzione e il consumo di droghe. Condannato a morte era stato anche Haider Ghanem, giornalista e attivista per i diritti umani al fianco della organizzazione israeliana B’etselem. A Ramallah miliziani delle Brigate di al Aqsa hanno rapito e trascinato in una moschea un “collaborazionista”. Fu costretto ad autoaccusarsi dinanzi agli altoparlanti; poi venne trasferito in un campo e crivellato di proiettili. Sono i collaborazionisti che combattono il terrorismo, così come da accordi fra Israele e l’Anp a Oslo.

L’ultimo caso era stato quello di Imad Sa’ad, il venticinquenne ufficiale di polizia arrestato dalle forze di Abu Mazen per aver fornito allo Shin Bet israeliano informazioni vitali sulla cattura di quattro terroristi di Hamas. Un rapporto di Amnesty International parla di centinaia di palestinesi giustiziati per aver collaborato con Israele. A guidare la campagna per il rilascio di Sa’ad in Israele è stata l’ex prigioniera di Sion Ida Nudel, la paladina dell’ebraismo russo che per decenni fu incarcerata dalle autorità sovietiche e privata del diritto di espatrio. La coraggiosa Nudel, prigioniera politica in Urss fino al 1987, aveva reso noto il fatto e inviato appelli affinché la vita di Sa’ad fosse risparmiata a George W. Bush e all’Ue. “Dopo aver utilizzato quelle vitali informazioni, a rischio delle loro vite, per salvaguardare quelle dei cittadini e dei soldati israeliani, il primo ministro non può abbandonarli al loro destino”, ha scritto Ida Nudel di questi casi. Circa 1.500 amil, collaborazionisti, sono stati trucidati, spesso con terribili torture, dalle squadracce palestinesi dal 1988 al 1993. Due palestinesi accusati di collaborazionismo sono stati uccisi persino nei loro letti d’ospedale. Molte le situazioni in cui la “collaborazione” con Israele c’entrava poco o niente e la vera colpa del “collaborazionista” era di essere omosessuale, come nel caso di Fouad Mussa. Altri erano stati accusati di collaborazionismo ma in realtà erano colpevoli più banalmente del “reato” di infedeltà coniugale.

Talvolta le prigioni vengono assaltate da gruppi armati che si impossessano dei presunti “collaboratori” per linciarli. L’ultimo caso è avvenuto nella primavera scorsa a Tulkarem, quando otto prigionieri sono stati prelevati dalle celle e uccisi. I loro corpi sono rimasti esposti in una via del centro per molte ore. Le statistiche del fenomeno “Intrafada”, come si chiama l’Intifada intestina tra palestinesi, sono state pubblicate dal Palestinian Human Rights Monitoring Group di Gerusalemme. Di un caso, quello di Mohammed Laloh, ha dovuto occuparsi anche Amnesty International: si trattava di un venticinquenne di Jenin arrestato, detenuto e torturato per due mesi. Scarcerato nel novembre 2001, aveva ovunque i segni delle violenze subite ed era ridotto su una sedia a rotelle. Altri come i fratelli Salam, pur essendo fedelissimi di Arafat, furono arrestati e torturati per essersi convertiti al cristianesimo. E successivamente furono indicati anche loro come collaborazionisti. Ad Abu Amas, arrestato nell’agosto 2001 dall’intelligence di Gaza, andò peggio: i poliziotti di Arafat ne fecero ritrovare il corpo sul ciglio di una strada due mesi dopo e non si curarono neanche di avvisare la famiglia. Alam Bani Odeh lo hanno fucilato in una piazza di Nablus davanti a cinque mila persone. Majdi Makali lo hanno giustiziato in una caserma al cospetto di 500 spettatori.

(Giulio Meotti)

13 nov 2008 16:48

Il Velino

Toronto, in manette presunti terroristi: stavano progettando un attacco contro l’equipaggio di un aereo proveniente da Tel Aviv

Toronto, in manette presunti terroristi: stavano progettando un attacco contro l’equipaggio di un aereo proveniente da Tel Aviv

TORONTO – A Toronto torna la paura terrorismo. Sono stati arrestati ieri alcuni sospetti terroristi che secondo le prime indagini avrebbero pianificato un attacco contro i dipendenti della compagnia aerea israeliana a Toronto.

Secondo il giornale nazionale di Israele Haaretz i componenti della cellula terroristica avrebbero alloggiato allo Sheraton Centre Toronto Hotel dove si riunivano per studiare il sistema di sorveglianza dell’equipaggio El Al del volo 767 proveniente da Tel Aviv e diretto a Toronto.

All’inizio di questa estate, le agenzie di stampa americane avevano riportato che una cellula di Hezbollah stava raccogliendo informazioni sui luoghi israeliani in Canada, inclusa l’ambasciata israeliana a Ottawa. Secondo i servizi di sicurezza di Israele il gruppo stava progettando un attacco su obiettivi israeliani all’estero in relazione all’assassinio di Imad Muhgniyeh, uno dei leaders Hezbollah, attacco di cui è stato incolpato il servizio di intelligence israeliano Mossad.

I presunti terroristi arrestati a Toronto hanno spinto l’agenzia di sicurezza israeliana Shin bet ad avvertire immediatamente la compagnia aerea El Al a rivedere i propri protocolli operativi. La compagnia si è comunque rifiutata di commentare l’accaduto e non ha rilasciato dichiarazioni sulla minaccia terroristica alla quale è stata sottoposta. Ma gli operatori e i dipendenti che vi lavorano sono sempre in stato d’allerta e in guardia nel caso di eventuali attentati. El Al è stata già un obiettivo terroristico in passato. Nel 2002, infatti, un uomo era salito a bordo di un aereo della compagnia, fermo all’aeroporto di Los Angeles, con una pistola e aveva aperto il fuoco sui passeggeri uccidendo due persone. Alcuni voli El Al, in passato, erano poi già stati cancellati a causa di minacce terroristiche e diverse persone erano state arrestati in tutta Europa negli ultimi anni, con l’accusa di aver progettato un attacco terroristico contro la compagnia aerea.

(Corriere Canadese, 5 settembre 2008 )

Shin Bet arresta arabo israeliano: era agente di Hezbollah

M.O./ Shin Bet arresta arabo israeliano: era agente di Hezbollah

Accusato di attività di spionaggio per il movimento libanese

Gerusalemme, 6 ago. (Ap) – I servizi segreti dello stato d’Israele hanno arrestato un cittadino arabo israeliano che, secondo le accuse dello Shin Bet, sarebbe stato reclutato dal movimento sciita libanese Hezbollah, per attività di spionaggio.

In un comunicato dello Shin Bet si spiega che il sospetto ha svolto la propria attività durante la sua permanenza in Germania, dove ha studiato medicina: in cambio avrebbe ricevuto una ricompensa di 13.000 euro.

Nella nota dei servizi segreti israeliani, l’uomo è identificato come Khaled Kashkush, nato nel 1979 e arrestato il 16 luglio scorso. Il sospetto, durante alcuni interrogatori, ha confessato i nomi di altri arabi israeliani che sarebbero stati reclutati da Hezbollah.

Gerusalemme est, scoperta cellula filo al-Qaida

Gerusalemme est, scoperta cellula filo al-Qaida

(ANSA) – 10:37 – Gerusalemme, 18 lug -Lo Shin Bet (il servizio di sicurezza interna di Israele) ha arrestato il mese scorso sei palestinesi di Gerusalemme est che asseritamente stavano cercando di dar vita ad una cellula fiancheggiatrice di al-Qaida.

Fra gli arrestati – che oggi sono stati condotti in tribunale per la estensione della detenzione – figura uno studente di chimica iscritto alla Università ebraica di Gerusalemme. Questi é sospettato di aver raccolto consigli utili all’abbattimento nella fase di atterraggio dell’elicottero del presidente degli Stati Uniti George Bush, durante la visita a Gerusalemme nel maggio scorso.

L’attentato doveva avvenire nello stadio sportivo vicino al campus universitario di Ghivat Ram e alla Knesset (parlamento).

Di norma gli incontri fra i membri della cellula avvenivano all’interno della Moschea di al-Aqsa, hanno precisato i servizi segreti.

La settimana scorsa lo Shin Bet aveva reso noto di aver arrestato anche due beduini del Neghev che, secondo l’accusa, cercavano di raccogliere informazioni utili ad al-Qaida. Fra le due vicende non sembra comunque esserci alcun legame.

Ancora un attentato, Gerusalemme torna nel mirino

ANCORA UN ATTENTATO, GERUSALEMME TORNA NEL MIRINO

di Aldo Baquis

GERUSALEMME 2008-07-12 18:29 – A Gerusalemme torna l’inquietudine dopo che la scorsa notte nella Città Vecchia, nella parte orientale della città, due agenti di polizia sono stati feriti in uno scontro a fuoco con un assalitore che è riuscito a dileguarsi. Oggi nel centro storico della città c’era una presenza marcata di forze di sicurezza, mentre in cielo ha volteggiato un elicottero della polizia. A quanto pare sono stati compiuti arresti: ma sulle indagini è stato imposto il segreto. Per quattro volte, dall’inizio dell’anno, attentatori solitari hanno colpito a Gerusalemme. La domanda n. 1 fra i responsabili alla sicurezza è se dietro questi attacchi ci sia una strategia coerente. Hamas, da Gaza, applaude: gli attacchi, spiega Fawzi Barhum, sono la prova “della tenacia dei combattenti palestinesi” nei cui confronti i servizi di sicurezza israeliani mostrano “fragilità”.

E’ giunta anche una rivendicazione di un fantomatico gruppo – i ‘Liberi della Galilea’ – che nei mesi scorsi è stato rapido nel rivendicare anche altri attentati a Gerusalemme. Se esista davvero o sia solo una finzione resta oggetto di dibattito nei servizi segreti. L’attacco di ieri sera è avvenuto alla ‘Porta dei Leoni’ (Porta di Santo Stefano). Poco prima della mezzanotte un palestinese armato di pistola, sfidando le telecamere di sicurezza, si avvicina agli agenti David Shriki e Imad Gadir, spara loro da distanza ravvicinata e si dà alla fuga. I proiettili di reazione lo mancano. L’agente Shriki è in condizioni molto gravi, il compagno ha riportato ferite di media gravità. Il 18 marzo, nella stessa zona, un attentatore palestinese aveva pugnalato, ferendolo in modo grave, il rabbino Yehezkel Grinwald, un esponente del collegio rabbinico nazionalista Ateret Cohanim.

Pochi giorni prima un altro collegio rabbinico, Merkaz ha-Rav, era stato attaccato da un terrorista di Gerusalemme est, Ala Abu Dheim. Impugnato un fucile questi aveva massacrato otto seminaristi e ne aveva feriti numerosi altri, prima di essere colpito a morte. La settimana scorsa nel cuore di Gerusalemme il palestinese Hussam Tayasir Dwayat, a bordo di una pesante ruspa, ha travolto a morte tre israeliani, e ne ha ferite decine, prima di essere abbattuto a sua volta. In un volantino inoltrato alla stampa palestinese, i ‘Liberi della Galilea’ dicono di essere responsabili anche del nuovo attacco che dedicano alla memoria di Abu Dheim e Dwayat. Ma il ministro della sicurezza interna Avi Dichter (ex capo dello ‘Shin Bet’) resta scettico. Non sarebbe corretto, dichiara, parlare di un’offensiva dell’intifada a Gerusalemme. E fra i diversi attentati, taglia corto, non ci sono particolari somiglianze.

Ansa

M.O.: Hamas continua il riarmo e vuole le bombe a carica cava

M.O.: Hamas continua il riarmo e vuole le bombe a carica cava

Roma, 28 maggio 2008(Velino) – “Hamas sta espandendo il suo arsenale”. Lo ha riportato nel suo incontro settimanale con la Knesset il direttore dello Shin Bet (i servizi segreti israeliani che si occupano dell’interno), Yuval Diskin. Secondo l’alto ufficiale, ex comandante del Sayeret (le unità di ricognizione delle forze speciali dello Stato ebraico), “è solo una questione di tempo prima che i razzi palestinesi da Gaza superino Ashkelon e cadano sul più importante porto israeliano di Ashdod (25 chilometri a sud di Tel Aviv) e a Kiryat Gat. Hamas, infatti, sta continuando ad ammassare armi e non ha alcuna intenzione di accettare un cessate il fuoco”. Secondo l’intelligence israeliana, inoltre, Khaled Meshaal, leader della formazione in esilio a Damasco, sabato 24 maggio ha incontrato a Teheran il generale iraniano Qassem Soleimani, comandante delle Guardie rivoluzionarie. Scopo del colloquio sarebbe stata la definizione delle modalità e le date d’invio a Gaza di alcune partite di bombe a carica cava, prodotte nelle fabbriche della Repubblica sciita.

Questi ordigni, chiamati Efp (Explosively formed penetrator), sono assemblati per essere posti ai lati della strade e sono studiati per avere un’elevata penetrazione. Tanto che solitamente vengono utilizzati contro veicoli corazzati. Queste bombe sono tristemente note anche in Italia a causa di un attentato il 27 aprile 2006 in Iraq, che vide coinvolto un nostro mezzo militare. Nell’esplosione di un ordigno, appunto a carica cava, persero la vita tre marescialli dei carabinieri, un capitano dell’esercito e un caporale rumeno che viaggiava con loro. Hamas vuole gli Efp per annientare i mezzi corazzati israeliani senza correre rischi. Infatti, le bombe possono essere radiocomandate a distanza. E l’idea dei terroristi è quelle di premere i pulsanti dall’interno della Striscia.