L’antisemitismo di sinistra

L’antisemitismo di sinistra

kristallnacht

Esiste un antisemitismo di sinistra, ha affermato ieri il Parlamento tedesco. E ha puntato l’indice contro la Linke, il partito alla sinistra dei socialdemocratici della Spd guidato da Oskar Lafontaine e Gregor Gysi. Si trattava di votare un documento in occasione del 70° anniversario della cosiddetta Kristallnacht, 9 novembre 1938, notte dei cristalli durante la quale ebbe inizio la fase finale della persecuzione nazista contro gli ebrei. Su iniziativa dei cristiano-democratici (Cdu) di Angela Merkel, la mozione è stata firmata da tutte le forze rappresentate al Bundestag ma la Linke non è stata accettata.

Ostracismo duro, spiegato con il fatto che, nel partito erede dei comunisti della Germania Est (Ddr) e di una serie di fuoriusciti dalla Spd, alcuni sostengono gruppi antisemiti e antisraeliani come la libanese Hezbollah e la palestinese Hamas, mentre altri si dicono antisionisti. Su questa posizione, la Cdu ha voluto che la mozione fosse firmata dai suoi partner di governo Csu e Spd, dai Verdi e dai Liberali che stanno all’opposizione ma assolutamente non dalla Linke. La quale ha reagito in modo indignato, ha parlato di operazione politica e alla fine ha deciso di presentare una mozione solo sua ma con un testo identico a quello votato dagli altri partiti.

Da un po’ di tempo, nella politica tedesca, si colgono i rumori delle prime cannonate contro la Linke, partito che ha poco più di un anno di vita ma sta guadagnando consensi a livello nazionale. Ora, in parte anche in vista delle elezioni federali del settembre 2009, ai rumori iniziano a seguire le azioni, delle quali quella di ieri è probabilmente solo la prima.

L’antisemitismo rimane una questione seria, in Germania: tra gennaio e settembre, la polizia ne ha registrati quasi 800 casi. In occasione di quella che oggi si preferisce chiamare Reichspogromnacht (la notte dei pogrom, perché la notte dei cristalli ha un suono troppo dolce), il Bundestag ha dunque deciso di votare la mozione nella quale il governo si impegna a mettere assieme un gruppo di esperti che, su basi regolari, prepari un rapporto sull’antisemitismo nel Paese, e a promuovere nelle scuole lo studio della vita degli ebrei durante il nazismo. La mozione, però, ha voluto chiarire che non esiste solo un antisemitismo di destra, quello dei neonazisti, il più diffuso e violento in Germania, ma anche uno di sinistra.

Secondo il documento, per la Germania, visto il passato, la solidarietà con Israele è irrinunciabile e quindi «chiunque partecipi a dimostrazioni nelle quali si brucia la bandiera di Israele o si lanciano slogan antisemiti non è un partner nella lotta contro l’antisemitismo ». Dal momento che nella Linke ci sono settori — soprattutto trotzkisti o nostalgici del regime della Ddr — che a quelle manifestazioni partecipano, la Cdu ha voluto che il partito di Lafontaine e Gysi fosse escluso dalla firma del documento. In più, i cristiano-democratici e alcuni storici stanno conducendo una campagna per dimostrare che il regime della Germania Est era antisemita, oltre che antisraeliano. Lo storico Michael Wolffsohn ricorda che «tra il 1949 e il 1953 nella Ddr e nei Paesi del blocco sovietico gli ebrei sono stati perseguitati in quanto ebrei». Che nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni tra Israele e gli arabi, a Berlino Est furono create liste di ebrei e che le persecuzioni furono una regola. «La politica della Germania dell’Est — è la sua conclusione — era tanto antisraeliana quanto antisemita », anche se coperta dal mantello del comunismo.

Dal Corsera del 5/11

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Bargischow, Pomerania. la cittadina tedesca del «nazismo realizzato» dove i giovani giocano alla “caccia all’ebreo”

Il reportage Nel Nordest: disoccupazione record e Npd al 31%

Bargischow, Pomerania. la cittadina tedesca del «nazismo realizzato»

Manifestazione Npd

I giovani giocano alla «caccia all’ebreo»

Feste dello sport militare e del raccolto, concerti patriottici

BARGISCOW (Germania) — Anche da queste parti i ragazzi delle scuole medie giocano a rincorrersi. Ma non lo chiamano Fangen Spiel, come nel resto della Germania. Per loro è Judenklatschen, più o meno «becca l’ebreo»: basta toccarlo, il fuggiasco, non serve sparargli, ma già il nome racconta parecchio di questo angolo nordeuropeo. Sì, c’è un problema a Bargischow, sei chilometri dal Mar Baltico e 30 dal confine con la Polonia, e nelle zone attorno, Pomerania dell’Est, Prussia profonda. Non è solo il fatto che il partito neonazista, Npd, in questo piccolo villaggio agricolo prende il 31% dei voti: è che qui trionfano, soprattutto tra i giovani, uno stile di vita, un’ideologia e un controllo sociale che somigliano a quelli dei tempi tragici del regime hitleriano. La democrazia, la libera impresa e la libertà stessa sono concetti sconosciuti, astrazioni, in un pezzo di Germania che prima è stato dominato dagli Junker, i signori della terra, poi dai nazisti e infine dal regime di socialismo reale della Ddr. Risultato: oggi, 2008, non siamo ancora al «nazismo realizzato», ma se il governo di Berlino e il resto del Paese più potente d’Europa continueranno a essere disinteressati e latitanti, forse ci si arriverà. Una pianura trascurata dallo sviluppo, dal capitalismo, dalla modernità e dalla politica. Nella ricca Germania.

«Non so se si possa definire una cultura nazista quella dei giovani di Bargischow — dice Ulrich Hòckner, berlinese dell’Est, responsabile della Caritas nella regione—. Certo è che talvolta organizzano feste con canzoni naziste. Si incontrano per rendere omaggio al monumento della guerra. Occupano la casa della gioventù con propositi di destra. Promuovono feste dello sport militare e del raccolto. Uccidono e macellano i maiali per essere vicini alla tradizione tedesca della terra. Tengono concerti patriottici. Propongono corsi di educazione politica. Festeggiano persino il compleanno di alcuni gerarchi di Hitler. Non parlano mai di Polonia, di là dal confine, ma di terra tedesca occupata dalla Polonia».

Hòckner, 52 anni, era ingegnere ai tempi della Germania Est. Ma dissidente, quindi senza lavoro e qualche volta in galera. Si avvicinò dunque alla Chiesa, si laureò in pedagogia sociale e per questa via è arrivato, una decina di anni fa, alla Caritas e a Bargischow. Ci vive tra minacce e ostracismo, assieme alla moglie bibliotecaria e a cinque figli Campagna brulla, terra sabbiosa poco coltivata da quando la cooperativa socialista è fallita, all’inizio degli anni Novanta. Nelle vicinanze, una fabbrica di zucchero. Nient’altro. «La disoccupazione ufficiale è al 21% — racconta —. Ma se si considerano gli ein euro jobber (lavoratori “socialmente utili” da un euro l’ora, ndr) si arriva al 40%. Ci sono un po’ di posti nell’amministrazione pubblica, nelle opere di ecologia, un po’ nel turismo sulle isole del Baltico. Il resto è frustrazione e sussidi pubblici». Pomerania dell’Est depressa. Come a Bargischow, stesse condizioni nelle vicine Demmin, dove il 14% dei ragazzi lascia la scuola dell’obbligo senza arrivare al certificato finale, e Uecker-Randow, il paese con la percentuale più alta di uomini di tutta la Germania, perché le donne sono scappate.

Anche i partiti tradizionali — i gloriosi Cdu e Spd — sembrano fuggiti, negli ultimi anni. Persino Karl Heinz Thurow, sindaco di Bargischow dal 1996, ha lasciato la Cdu. «La gente è delusa dai governi di Berlino — dice —. Dalla caduta del socialismo, hanno votato Cdu, niente; hanno votato Spd, niente; ora provano con l’Npd. Ma non sono scelte politiche, è protesta. Tra l’altro, molti non votano, e questo fa aumentare le percentuali del partito neonazista». Vero, conferma Hòkner, «i partiti non si vedono, si vedono solo le manifestazioni di cameratismo», quelle che poi portano voti al partito. «La Npd da sola non sarebbe un grande problema — aggiunge—. Il fatto è che collabora con organizzazioni sociali di destra della zona, l’Alleanza patriottica della Pomerania, l’Alleanza social-nazionale della Pomerania e cose del genere. Gente violenta, che alla fine vota per i neonazisti perché sono gli unici che parlano a voce alta dei problemi in quest’area». La gente ha paura, racconta Hòckner. Pochi reagiscono alle intimidazioni dell’estrema destra, gli altri abbassano la testa. Il dramma è che nessuno ha idea di come arginare la tendenza. «In Germania — sostiene il sindaco Thurow — c’è un programma di intervento per fermare la destra, ma per l’intero Paese sono stati stanziati 24 milioni di euro, niente. A Berlino, evidentemente, non considerano pericoloso questo estremismo». «Non vedo un meccanismo capace di fermarli — dice Hòkner —. A Wolgast, non lontano da qui, il sindaco ha fatto moltissimo contro l’Npd, eppure il 15% dei cittadini ha votato comunque i neonazisti. E una tendenza, una radicalizzazione culturale contro la democrazia». Disperazione sociale finita in una rete di nazionalismo, di miti della terra, di demagogia. Ma non solo.

«C’è anche la storia — aggiunge l’uomo della Caritas —. Qui, nessuno è stato mai responsabile del proprio futuro, nessuno ha mai avuto una proprietà, ha mai preso un’iniziativa, ha mai espresso un’opinione. E ciò ha provocato una totale mancanza di identità, una debolezza esposta a qualsiasi vento». Il futuro, aggiunge, «da queste parti rischia di diventare ancora più triste». Più di un innocente gioco di bambini ad acchiapparsi.

di Danilo Taino

(Fonte: Il Corriere della Sera, 19 Maggio 2008 )