Libano: Soldati scoprono 7 razzi con timer vicino confine Israele

Libano: Soldati scoprono 7 razzi con timer vicino confine Israele

Una rampa di lancio dei missili Katyuscia

Una rampa di lancio dei missili Katyuscia

Beirut, 25 dic. (Ap) – I soldati libanesi hanno scoperto vicino alla frontiera con Israele sette razzi muniti di timer che erano sul punto di esplodere. Lo hanno annunciato responsabili dell’esercito di Beirut.

I militari stanno facendo brillare i Katyusha, rinvenuti nei pressi della città di confine di Naqoura. I responsabili dell’esercito hanno rivelato che i timer dei razzi erano funzionanti, ma non hanno chiarito se erano puntati in direzione del territorio dello stato ebraico.

L’organizzazione militante Hezbollah ha un grande arsenale di razzi, ma raramente lo ha utilizzato contro Israele dalla guerra del 2006. Lo scorso anno, un’organizzazione militante ha sparato due razzi contro il territorio dello stato ebraico.

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Israele espelle inviato ONU dopo accuse contro Governo

M.O.: ISRAELE ESPELLE INVIATO ONU DOPO ACCUSE CONTRO GOVERNO TEL AVIV (di GERUSALEMME,non di Tel Aviv!!!!!!!)

Richard Falk, l'attuale faccia dell'antisemitismo dell'ONU

Richard Falk, l'attuale faccia dell'antisemitismo dell'ONU

(ASCA-AFP) – Gerusalemme, 15 dic – Le autorita’ israeliane hanno negato l’ingresso nel paese all’inviato Onu per i diritti umani, Richard Falk, accusandolo di ”legittimare il terrorismo di Hamas”. Falk, incaricato dalle Nazioni Unite del monitoraggio sul rispetto dei diritti umani nei territori palestinesi, e’ stato respinto al suo arrivo all’aeroporto Ben Gurion, nei pressi di Tel Aviv, ed e’ dovuto ripartire per Zurigo.

L’inviato dell’Onu aveva scatenato la scorsa settimana le ire del governo israeliano, accusato di ”crimini contro l’umanita’ ” nei territori occupati. Lo scorso 10 dicembre Falk aveva chiesto alle Nazioni Unite uno ”sforzo urgente” a protezione della popolazione civile nei territori ”punita da norme che possono essere paragonate a crimini contro l’umanita’ ”.

“Trucidate gli ebrei come a Hebron nel ’29; fatevi esplodere a Gerusalemme e Tel Aviv”

“Trucidate gli ebrei come a Hebron nel ’29; fatevi esplodere a Gerusalemme e Tel Aviv”

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Quelli che seguono sono brani da sermoni di leader religiosi arabi islamici tenuti in solidarietà con la striscia di Gaza, trasmessi dalle emittenti tv Al-Manar e Al-Aqsa il 3 e il 5 dicembre 2008.

Sceicco Himam Sa’id, guida suprema della Fratellanza Islamica in Giordania: “Oh nobile Gaza, leva alta la testa. Voi avete fatto levare alto il capo dei musulmani. E voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron [riferimento al pogrom arabo del 23 agosto 1929 che, con 67 morti, pose fine alla plurisecolare presenza ebraica a Hebron]. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina. Levatevi, o genti di Palestina, tutte le genti di Palestina, levatevi in difesa della Moschea Al-Aqsa, levatevi in difesa di Nablus e di Hebron. Levatevi e affrontate le forze di Sicurezza Preventiva [dell’Autorità Palestinese]. Non abbiate paura di loro, giacché sono dei conigli. Anche i lupi, non temeteli, oh leoni! […] Oh giovani, cosa direte al governo di Giordania? Espelli l’ambasciatore ebreo da Amman. Amman è pura e l’ambasciatore ebreo non deve contaminare il suo suolo. Si richiami l’ambasciatore giordano dalla Palestina [sic]. Solo i mujahideen [combattenti del jihad] dovrebbero stare in Palestina, non ambasciatori, né ministri, né qualunque rappresentante di questa nazione [giordana]. Non si riconosca l’ambasciatore di questa nazione [giordana] in Palestina. La Palestina è la terra del jihad, del sacrificio e dell’addestramento. Noi diciamo a questo governo [giordano]: basta con la normalizzazione dei rapporti con gli ebrei, basta con tutto l’import-export con gli ebrei. I nostri mercati sono pieni di frutta e verdura ebraica. I commercianti che importano questa frutta e verdura sono dei traditori, dei collaborazionisti. Diteglielo, fate sentire la nostra voce. La posizione degli studiosi religiosi è che chiunque commerci con gli ebrei è un traditore e un collaborazionista”.

Husan Abdallah, dell’Associazione libanese degli studiosi islamici: “A nome dell’Associazione degli studiosi islamici, io dico: la tregua con l’entità sionista [Israele] è priva di senso. La soluzione è rinnovare la lotta armata in modo ancora più forte e più efficace. Fate di nuovo esplodere i vostri corpi puri a Gerusalemme e a Tel Aviv e in tutte le città occupate di Palestina, giacché questo nemico non capisce altro linguaggio che quello della forza. […] Al coraggioso popolo egiziano diciamo: sollevati e abbatti il confine artificiale, porta cibo e medicine ai tuoi fratelli assediati a Gaza. Il popolo egiziano deve mettere in campo un’azione di violenza, anche a rischio della galera, anche a rischio di morire: saranno martiri in nome di Allah”.

Osama Hamdan, rappresentante di Hamas in Libano: “Il nostro obiettivo è liberare tutta la Palestina, dal fiume [Giordano] al mare [Mediterraneo], da Rosh Hanikra a Umm Al-Rashrash [Eilat]. Da Gaza, signori… noi non vogliamo uno Stato di 364 chilometri quadrati, e non vogliamo uno Stato da mendicare al tavolo dei negoziati. Un tale Stato non esisterà mai. Ciò che vogliamo è uno Stato libero, che preservi il proprio onore, che sia di 27.000 chilometri quadrati: la grandezza della Palestina nella sua interezza [equivalente a Israele più Cisgiordania e striscia di Gaza]”.

(Da: memri.org, 10.12.08 )

Mumbai? Colpa della “lobby ebraica mondiale”

”Resistenza significa che è lecito violare le donne israeliane”

Israele.net

Yemen: assassinato perchè ebreo

Yemen: assassinato perchè ebreo

Moshe Yaish-Nahari

Moshe Yaish-Nahari

Yemen – Jew shot to death in by ‘disturbed extremist’

Rida (Yemen), 12 Dicembre 2008 – Moshe Yaish-Nahari, the brother of a prominent rabbi in Yemen was shot to death on Thursday in Rida, Yemen, located north of the capital Sana’a, the London-based Arabic newspaper Asharq Al-Awsat reported.

Local sources said the suspected killer, Abed el-Aziz el-Abadi, a former MiG-29 pilot in Yemen’s air force, has been apprehended and taken in for questioning.

Eyewitnesses told the newspaper that el-Abadi had confronted Nahari at the market in Rida, called out to him “Jew, accept the message of Islam” and then proceeded to open fire with a Kalashnikov assault rifle. Nahari was struck by five bullets.

According to the preliminary investigation, the suspect had murdered his wife just two years ago, but avoided jail time by offering her family compensation.

Deputy head of security of the Amran province, Ahmed el-Sarihi, told Asharq Al-Awsat that el-Abadi is “an extremist who suffers from mental problems”.

According to the security official, the suspect has admitted to killing Nahari, and told his interrogators that “these Jews must convert to Islam”.

Source: http://www.ynet.co.il/

CFCA

Essere ebrei oggi è un rischio come negli anni ’30

Edizione 260 del 02-12-2008

Massacro a Mumbai

Essere ebrei oggi è un rischio come negli anni ’30

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di Dimitri Buffa

Oggi come negli anni ’30 essere ebrei è molto pericoloso. Per carità a Mumbai ne sono morti oltre 200 di ogni credo, razza e religione. Però quello che più ha colpito la gente è stata la spietatezza con cui hanno ucciso il rabbino, la moglie e gli altri quattro ebrei nell’abitazione in cui erano asserragliati. E come questa cosa sia accettata per normale: erano ebrei non avevano scampo in partenza. Diciamocela tutta, l’Islam del fanatismo oggi è il nuovo nazismo. Se ne è accorto anche Alfonso Gianni di Rifondazione che si domanda se mai qualcuno scenderà in piazza per questi morti. Per adesso dobbiamo accontentarci di quelli che sabato, nel solito corteo pro Palestina di Roma, hanno continuato a mandare slogan di odio e lettere ai giornali in cui rimpiangono di non avere potuto bruciare le bandiere israeliane, cioè dello stato cui appartenevano i sei trucidati a Mumbai. Intanto ieri il Jerusalem Post riportava ulteriori particolari sulla dinamica dell’eccidio nella Chabad House: non tutti sarebbero stati uccisi dai terroristi, almeno due o tre di loro potrebbero essere stati ammazzati inavvertitamente dai proiettili della polizia indiana intervenuta a più riprese tra mercoledì e venerdì sera. Parlando al telefono da Mumbai il signor Haim Weingarten, il responsabile della squadra speciale israeliana per il recupero dei feriti e dei caduti, la Zaka (che però non è potuta intervenire tempestivamente in loco), ha ipotizzato che almeno due o tre dei morti della Chabad house possano essere stati fatti fuori dal fuoco amico. O presunto tale. L’unica nota positiva riguarda gli altri due cittadini israeliani che fino a domenica sera risultavano dispersi e che da oggi non sarebbero più tali.

Così anche questo doloroso capitolo delle sofferenze degli ebrei nel mondo, per il solo fatto di essere ebrei, dovrebbe considerarsi chiuso. Solo in teoria però, perché questa triste vicenda, che si è andata a inserire nel quadro ancora più tragico dell’attentato, anzi della catena degli attentati nella ex Bombay, in generale insegna al mondo libero una cosa: essere ebrei oggi significa morire per primi in caso di qualsivoglia mattanza preodinata da un qualsiasi commando di terroristi. Anche i nazisti non uccidevano solo gli ebrei. Solo che gli ebrei venivano ammazzati per primi, senza pietà. E fa specie che dal mondo arabo, in un giorno come questo, l’unico commento in merito sia quello di una nota attrice e cantante, di cui evitiamo di fare il nome, che sostiene che l’odio anti-ebraico faccia parte del Dna di ogni buon cittadino islamico. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, ieri una mazzata per Israele è venuta dall’Europa, più precisamente da un documento interno che prefigura le future linee di accordo per una pace con i palestinesi. Nel documento redatto sotto la presidenza Ue della Francia si fa finta che sette anni di terrorismo di Hamas non ci siano mai stati e si richiede, oltre che Gerusalemme capitale dei due Stati, la riapertura della Orient House, una delle istituzioni palestinesi chiusa d’autorità nel 2001 dopo l’attentato alla pizzeria Sbarro in cui morirono oltre 25 cittadini israeliani. Era un simbolo quel luogo chiuso e nessun governo aveva mai osato riaprirlo finchè non si fosse raggiunto un accordo serio per fare cessare il terrorismo. Adesso l’Europa avverte Gerusalemme di avere deciso altrimenti.

L’Opinione.it

Religione di pace

Religione di pace

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La più grande falsità diffusa in questi anni è che l’islamismo terrorista sia il prodotto delle sofferenze palestinesi e delle malvagità di Israele. Qualunque essere umano dotato di cervello, o semplicemente immune all’antica propaganda comunista o nazista, sa che si tratta di una stupidaggine. La strage islamista nella città più moderna, computerizzata e globalizzata dell’India – il posto più distante possibile da Israele o dall’Iraq – dimostra ancora una volta che Israele e l’imperialismo americano non c’entrano niente. C’entra l’Islam.

Camillo

Strage di Mumbai: ostaggi torturati prima di essere uccisi

Mumbai: “Uccidere gli israeliani era la nostra missione”

Gavriel Holtzberg con il figlio (Fonte BBC)

Gavriel Holtzberg con il figlio (Fonte BBC)

di Anna Zafesova

Mumbai (India) – L’obiettivo dell’attacco dei terroristi a Mumbai erano gli israeliani. L’unico terrorista sopravvissuto, e catturato dalla polizia, il pachistano Azam Amir Kasab, ha rivelato durante gli interrogatori che il commando al quale apparteneva aveva – oltre a mettere a ferro e fuoco la capitale economica dell’India – una «missione specifica»: «Colpire gli israeliani per vendicare le atrocità commesse sui palestinesi». Questo conferma che l’attacco alla Nariman House, il centro ebraico Chabad, non era casuale. I terroristi che l’hanno assaltato hanno ucciso otto ostaggi ebrei, un nono ostaggio israeliano è stato ucciso in un altro posto.

Israele diventa così la nazione maggiormente colpita dall’atrocità dei terroristi, dopo l’India: nove vittime. Il totale dei morti nel frattempo è stato rivisto dalle autorità al ribasso: 174 invece di 195, perché alcuni corpi erano stati contati due volte. Ma potrebbe tornare a crescere: nelle stanze del Taj Mahal, e nei dintorni dell’albergo, vengono ancora ritrovati cadaveri.

Molti sono in condizioni terrificanti: «Apparentemente, molti ostaggi portano i segni di torture, ed è evidente che sono stati uccisi a sangue freddo», ha rivelato uno dei medici che hanno esaminato i corpi in un ospedale di Mumbai. Secondo il medico, che ha chiesto l’anonimato, «i peggiori segni sono proprio sui corpi degli israeliani, è evidente che erano stati legati e torturati prima di venire uccisi». Tre degli israeliani uccisi non sono ancora stati identificati, anche perché i corpi sono stati deturpati dalle esplosioni durante il blitz per liberare il centro ebraico.

Un’altra pista delle indagini sono le intercettazioni, che sembrano riportare sulla pista islamista pachistana: l’intelligence indiana avrebbe ascoltato, secondo il Times of India, telefonate tra Muzammil, il capo delle operazioni del gruppo Lashkar-e-Toiba, e tale Yahya nel Bangladesh. Quest’ultimo avrebbe fornito ai terroristi le schede Sim per i loro telefonini, carte di credito e falsi documenti d’identità australiani, americani, britannici e delle Mauritius. Altre telefonate fatte dai terroristi avrebbero come interlocutore Zakir Ur Rehman, il capo dell’addestramento dei Lashkar-e-Toiba.

La polizia indiana adesso sta cercando di verificare se è vero, come afferma Kasab, che alcuni terroristi avevano preso alloggio a Nariman House spacciandosi per studenti della Malaysia. La rete delle complicità è tutta ancora da stabilire, e il terrorista catturato ha già fornito cinque nomi e indirizzi di persone che avrebbero fornito aiuto logistico al commando a Mumbai, dando anche suggerimenti sui bersagli da colpire.

Alcuni indizi, secondo la stampa indiana, sembrano portare alla rete di interessi e complicità di Ibrahim Dawood, il miliardario indiano già ricercato per gli attentati di Mumbai del 1993 che fecero oltre 250 morti. Il proprietario del Taj Mahal, il patron della Tata, Ratan Tata, ha rivelato che la direzione dell’albergo aveva ricevuto avvertimenti e rafforzato le misure di sicurezza, che si sono rivelate insufficienti.

Sui piani dei terroristi – di cui nessuno, affermano le autorità, è di nazionalità indiana – ci sono ancora numerose indagini da svolgere. Quello che appare chiaro è che la loro missione era quella di uccidere: «Non hanno mai fatto alcuna richiesta ed hanno cominciato ad uccidere gli ostaggi prima che le teste di cuoio entrassero in azione», ha rivelato ieri il direttore generale della guardia nazionale di sicurezza, J. K. Dutt. Il responsabile ha anche smentito che il commando volesse far esplodere il Taj Mahal: «Non avevano abbastanza esplosivo».

In questo contesto di fughe di notizie e smentite immediate a Mumbai sta montando la polemica contro i politici e il governo. Il ministro degli interni Shivraj Patil ieri sotto la pioggia delle critiche si è assunto la «responsabilità morale» di quanto accaduto e ha rassegnato le dimissioni. L’esempio è stato seguito anche dal consigliere per la sicurezza nazionale dell’India, M.K. Narayanan, che ha presentato ieri le sue dimissioni al premier Singh.

(Fonte: La Stampa, 1 Dicembre 2008, pag. 8 )