Israele all’Onu: reagiremo ai razzi da Gaza

Israele all’Onu: reagiremo ai razzi da Gaza

Israele ha avvertito il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che reagirà duramente e militarmente ai razzi sparati dalla Striscia di Gaza. La mossa sembra essere parte di una campagna volta a preparare l’opinione pubblica mondiale a questa eventualità (e certo! Non è mica un estremo tentativo da parte della diplomazia israeliana di far intervenire l’Onu per fermare i lanci di razzi Qassam! Una frase del genere denota la TOTALE parzialità di chi ha scritto l’INTERO articolo….VERGOGNA!!!). Il ministro degli esteri Livni, ha riferito la radio pubblica, convocherà gli ambasciatori presso lo stato ebraico per informarli sulla gravità della situazione. Ieri il ministro della difesa Ehud Barak aveva detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d’azione contro Gaza.

Nel frattempo alti ufficiali delle forze armate, citati dal quotidiano ‘Haaretz’, hanno detto che l’esercito non ha finora ricevuto l’ordine di prepararsi a una vasta offensiva nella Striscia di Gaza, anche se ieri il ministro della difesa, Ehud Barak, ha detto di aver ordinato ai responsabili militari di preparare piani d’azione contro Gaza. Per il momento, hanno detto le fonti del giornale, le forze armate intendono intensificare i raid aerei contro i gruppi armati responsabili dei tiri di razzi su Israelem, ma hanno anche detto che una vasta operazione terrestre potrebbe essere lanciata se i miliziani islamici dovessero ampliare il raggio dei razzi arrivando a colpire in profondità il territorio israeliano. Ieri lo Shin-Bet, il servizio segreto di sicurezza interna, ha avvertito che Hamas, il movimento islamico al potere a Gaza, potrebbe presto essere in grado di colpire anche una città come Beersheva che dista da Gaza una quarantina di chilometri.

(Il Messaggero, 22 Dicembre 2008 )

Durban II, Israele non parteciperà alla conferenza di revisione

Per chi volesse saperne di più sulla VERGOGNOSA Conferenza Mondiale contro il razzismo (sic!) tenutasi a Durban nel Settembre 2001, consigliamo questa lettura e la visione di questo sito

Durban, Israele non parteciperà alla conferenza di revisione

Uno dei tanti documenti anti-israeliani circolati alla Conferenza di Durban del 2001

Uno dei tanti documenti anti-israeliani circolati alla Conferenza di Durban del 2001

Gerusalemme, 19 nov (Velino) – “Israele non legittimerà e non parteciperà alla conferenza di Durban II”. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Tzipi Livni, davanti all’assemblea generale delle comunità ebraiche unite del Nord America. “Due anni fa – si legge in una nota del ministero degli Esteri di Gerusalemme -, l’Assemblea generale dell’Onu ha deciso di tenere a Ginevra nel 2009 la conferenza di revisione di Durban, appuntamento consecutivo alla Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza che si era tenuta nella città irlandese (irlandese??? Ma Durban è in Sudafrica!!!!) a settembre del 2001. L’evento divenne un forum di accuse perniciose e di incitamento contro Israele – prosegue il testo -, di attacchi al sionismo, giudicato una forma di razzismo, di diniego dell’unicità e della natura speciale dell’Olocausto e di distorsione del termine di anti-semitismo. Benché noi abbiamo avuto diverse ragioni per ritenere che la Conferenza di revisione sarà una ripetizione di quanto accaduto a Durban 1, Israele ha annunciato a febbraio del 2008 che prima di dare l’assenso avrebbe atteso garanzie che gli atti avvenuti a settembre del 2001 non si sarebbero ripetuti. Da quel momento, però, sfortunatamente non abbiamo avuto alcuna prova che le cose andranno meglio”.

“Al contrario – si legge nella nota -. Un documento del gruppo Asia, sottoposto al comitato preparatorio di Durban 2, contiene lo stesso linguaggio che ha minato il primo appuntamento. Il testo riproduce, quasi parola per parola, la retorica del Teheran planning meeting del 2001 che portò Durban 1 a diventare una farsa. Una volta ancora – spiega il ministero degli Esteri israeliano -, gli estremisti arabi e gli Stati musulmani che mirano al controllo dei contenuti della conferenza hanno deragliato dalla loro missione originaria”. Inoltre, “il documento del gruppo Asia è stato trasformato nella bozza ufficiale dell’evento e oggi appare su un sito internet ufficiale dell’Onu. E in questo documento nessun Paese è citato a eccezione di Israele. Durante gli ultimi mesi abbiamo espresso la speranza che il linguaggio dell’odio non si sarebbe ripetuto. Abbiamo dichiarato che non avremmo scelto di tirarci fuori dalla conferenza e che avremmo posto le nostre obiezioni alle accuse e alle condanne contro Israele. Ma, nonostante i nostri sforzi e quelli dei Paesi amici, la conferenza appare divenire ancora una volta un tribunale contro di noi, il che non ha nulla a che fare con la lotta al razzismo”.

“Israele – aggiunge il ministero degli Esteri -, è pienamente consapevole dell’importanza della lotta internazionale al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e perciò speriamo che la conferenza di revisione sia un successo. Ma il contenuto e il ‘tono al vetriolo’ della bozza continuano a minare gli scopi genuini e gli obiettivi del meeting e non ci lasciano scelta se non quella di ritirarci da ciò che appare, ancora una volta, una piattaforma per denigrare Israele. A seguito di questa situazione, non parteciperemo alla conferenza e chiediamo a tutta la comunità internazionale di fare altrettanto in modo di non legittimare l’odio e l’estremismo, mascherati da lotta al razzismo”.

Il Velino

Per raffigurare Tzipi Livni l’ANP utilizza i soliti metodi

Per raffigurare Tzipi Livni l’ANP utilizza i soliti metodi

Ramallah, 24/09/2008 – In una caricatura pubblicata dall’organo ufficiale dell’Autorità Palestinese, la nuova leader di Kadima Tzipi Livni viene presentata con in mano un coltello grondante sangue accanto a una colomba della pace con la testa infilata in un nodo scorsoio.

(Fonte: Israele.net)

Livni: “Il discorso di Ahmadinejad stravolge l’essenza dell’Onu”

Livni: “Il discorso di Ahmadinejad stravolge l’essenza dell’Onu”

Discorso antisemita di Ahmadinejad all’Onu

Il ministro degli Esteri e premier incaricato israeliano Tzipi Livni ha commentato duramente e con indignazione il discorso fortemente anti-israeliano pronunciato dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in occasione della 63esima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

“Quel discorso -ha attaccato Livni- stravolge l’essenza delle Nazioni Unite che si basa sul concetto di Never Again, ossia mai piu’ genocidi”.

”Ma il massimo deve ancora avvenire – ha aggiunto la Livni – in quanto l’Iran ha chiesto di entrare nel Consiglio di Sicurezza. Il significato e’ di garantire al criminale la possibilita’ di giudicare se stesso”.

Secondo il premier israeliano incaricato ”e’ davvero assurdo che un Paese che minaccia la sicurezza dei suoi vicini ed invoca la distruzione di un altro Paese faccia parte di una istituzione il cui scopo e’ di contribuire alla sicurezza mondiale”.

”Paesi responsabili -ha concluso il ministro degli Esteri israeliano- non possono dunque sostenere la candidatura dell’Iran al Consiglio di sicurezza”.

Un duro commento al discorso ”antisemita” di Ahmadinejad era giunto gia’ ieri da New York dal Capo dello stato israeliano Shimon Peres, che oggi si accinge a rivolgersi alla Assemblea generale.

(l’Occidentale, 24 settembre 2008 )

Obama: “Gerusalemme sarà capitale d’Israele”

Usa 2008. il viaggio del candidato democratico

OBAMA, GERUSALEMME SARA’ CAPITALE D’ISRAELE

(AGI) – Gerusalemme, 23 luglio – “Continuo a dire che Gerusalemme sara’ la capitale di Israele”. Lo ha affermato il candidato democratico, Barack Obama, parlando dalla citta’ di Sderot, al Sud di Israele, dove e’ arrivato insieme al ministro degli esteri, Tzipi Livni, “L’ho sempre detto e continuo a dirlo – ha aggiunto – ma ho anche detto che si tratta di uno ‘status’ finale” che dovra’ essere deciso dai negoziati. La comunita’ internazionale, inclusi gli Usa, non riconosce la rivendicazione di Israele che sia Gerusalemme la sua “eterna indivisa capitale”. Nel corso della sua visita in Israele Obama ha ribadito il proprio deciso sostegno allo stato ebraico, occasione per visitare lo Yad Vashem e per definire “un miracolo” lo stato.

Il candidato democratico alla Casa Bianca aveva gia’ proclamato il proprio appoggio a Israele durante un’incontro con la comunita’ ebraica americana, ma prima dell’incontro con il presidente Shimon Peres e dopo quello con il ministro della Difesa Ehud Barak ha voluto parlare ai giornalisti del “miracolo che da 60 anni fiorisce” nella regione e della tragedia della Shoah. “Ho sempre guardato alle questioni di base sollevate dall’Olocausto: da una parte il male di cui l’uomo e’ capace e dall’altra la capacita’ che l’umanita’ ha di combattere insieme il male”, ha detto. Obama, ha anche promesso di essere “un partner importante” per la pace in Medio Oriente nel caso in cui venisse eletto, come ha riferito il negoziatore palestinese, Saeb Erek, a conclusione dell’incontro di circa un’ora tra Obama e il presidente dell’Autorita’ nazionale palestinese Abu Mazen a Ramallah, in Cisgiordania. “Obama – ha affermato Erakat – ha detto ad Abu Mazen che se vince le elezioni sara un partner completo e positivo nel processo di pace che non abbandonera’ un solo momento” e sosterra’ – ha aggiunto – la strada di una soluzione pacifica nel conflitto israelo-palestinese.

In serata Obama sara’ a cena con il ministro israeliano Ehud Olmert a cui seguira’ la visita del Muro del Pianto e la citta’ antica di Gerusalemme. Domani il viaggio di Obama proseguira’ per l’Europa. Prima tappa Berlino dove incontrera’ la cancelliera Angela Merkel.

La lettera del soldato commuove Israele : “Sto male, salvatemi”

La lettera del soldato commuove Israele : “Sto male, salvatemi”

Scegliere tra guerra e trattativa, decidere se sia meglio colpire al cuore Hamas o inseguire la tregua proposta dal gruppo fondamentalista attraverso l’Egitto. Il giorno del giudizio, arriva dopo una notte segnata da quella lettera dall’inferno in cui il 21enne sergente Gilad Shalit (nell’immagine), prigioniero da due anni di Hamas, scrive al padre e supplica di non abbandonarlo.

E’ una lettera scritta con calligrafia incerta e cuore pesante. «Sogno soltanto il giorno in cui potrò tornare a casa, sto male, salvatemi, non abbandonatemi», racconta al padre il soldato con il volto da ragazzino. Da quelle righe strappate alle segrete di Gaza afflora anche una supplica al paese intero. «Chiedo al governo di non abbandonarmi», implora Gilad.

Sono parole pesanti come macigni. Parole che gli israeliani non sono abituati a sentire da un figlio prigioniero. Ma sono pesanti anche i missili e i colpi di mortaio che martellano i villaggi intorno alla Striscia di Gaza. Hanno ucciso un uomo la scorsa domenica, tranciato quattro vite in poche settimane, colpito 18 volte ieri mattina e ieri pomeriggio. Certi elicotteri e aerei senza pilota danno la caccia ai responsabifi dei lanci, inceneriscono tre militanti, ma quelle rappresaglie sono cure transitorie, il paese pretende invece soluzioni definitive. Ehud Olmert, Tzipi Livni e Ehud Barak, il premier e i ministri di Esteri e Difesa considerati la cupola dell’esecutivo, decidono dunque di riunirsi per emettere un verdetto segreto, ma definitivo.

Oggi quel verdetto verrà esaminato dal gruppo più ampio di ministri e responsabifi di Difesa e servizi segreti riuniti all’interno del Gabinetto di Sicurezza. Le incognite però non mancano. Da una parte c’è l’incertezza di una tregua che consentirebbe ad Hamas di rafforzarsi continuando a contrabbandare armi. Dall’altra ci sono gli inevitabifi dubbi legati ad un’offensiva difficile e sanguinosa.

Invadere Gaza, rastrellarla casa per casa, distruggere gli arsenali, eliminare i vertici di Hamas significa anche rimandare la liberazione del soldato Shalit, rischiare di perderlo per sempre, combattere con l’assillo di un ostaggio in mani nemiche. Hamas ha già fatto capire che negoziato sulla tregua e sull’ostaggio corrono su binari diversi. Il governo Olmert ha già detto di non voler liberare i 400 palestinesi richiesti in cambio del suo soldato, visto che almeno 330 di quei prigionieri hanno le mani sporche di sangue israeliano. La decisione della cupola di governo fluttua dunque nell’incertezza.

A renderla più complessa contribuiscono le rivalità e le contrapposizioni tra i «magnifici tre». Barak, il soldato più decorato d’Israele, vuole rubare la poltrona ad Olmert e punta sull’ offensiva di Gaza per guadagnarsi l’appoggio del paese. Ehud Olmert, primo e unico premier senza un passato da ufficiale, sa che l’invasione bioccherà le trattative di pace con Fatah e con la Siria su cui punta per mantenere il potere. Tzipi Livni, l’ex operativa del Mossad, cresciuta rincorrendo i terroristi, insegue ora la poltrona di leader cli Kadima e deve capire se sia meglio sopravvivere all’ombra di Olmert o gettarsi a capofitto nel tumulto di una nuova guerra e di nuove elezioni volute da Barak.

Gian Micalessin – Il Giornale – 11 giugno 2008

Jerusalem Post: Israele trasferira’ aeroporto Atarot a Anp

Jerusalem Post: Israele trasferira’ aeroporto Atarot a Anp

Accordo segreto raggiunto tra Livni e Ahmed Qurei

ROMA, 14 apr. (Apcom) – Il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni e il negoziatore palestinese Abu Ala sarebbero pervenuti a un accordo sul trasferimento dell’aeroporto di Atarot vicino a Gerusalemme all’Autorità palestinese nel quadro delle loro negoziazioni segrete. Lo ha rivelato il Jerusalem Post che cita il quotidiano di Gerusalemme Kol Hazman.

Il foglio cita fonti autorevoli del ministero degli Esteri israeliano che avrebbero confermato che l’accordo sarebbe stato già raggiunto e che Israele ha dato “l’approvazione finale”.

Secondo le fonti, con questo atto Israele riconosce la necessità di rinforzare l’Autorità palestinese in Cisgiordania con l’obiettivo che essa possa contrastare il potere di Hamas a Gaza

Secondo il quotidiano, il sindaco di Gerusalemme Lupolianski avrebbe protestato per questo trasferimento in quanto costituirebbe una chiara minaccia per la sicurezza di Israele e un abbandono dell’idea di vedere Gerusalemme un giorno unificata. Secondo Lupolianski, se già ora i voli degli aerei israeliani sono attualmente a rischio, la situazione, dice il sindaco, non potrà che peggiorare una volta che i Palestinesi prenderanno il controllo dell’aeroporto.

(Alice News, 15 aprile 2008)