CeSDIS: terrorismo navale in Medio Oriente

CeSDIS: terrorismo navale in Medio Oriente

Sembra che il terrorismo navale sia stata individuato dal mondo jihadista come la nuova frontiera della guerra all’Occidente; attraverso numerosi media di propaganda infatti viene sottolineata la necessità per i movimenti fondamentalisti islamici combattenti di condurre operazioni terroristiche in ambiente navale, sul modello di quella condotta nel 2000 contro la USS Cole in Yemen. E proprio al largo delle coste yemenite, alla luce dell’importanza strategica per l’economia mondiale delle rotte che di lì transitano, si incita a condurre attacchi contro le navi occidentali, al fine di portare la jihad anche sul mare.

Jamestown

Cesdis

Fallita l’iniziativa di pace yemenita

La presidenza palestinese dichiara fallita l’iniziativa di pace yemenita

21-03-2008 Ramallah – Infopal

L’incontro delle delegazioni di Hamas e dell’OLP nella capitale yemenita Sana’a, alla presenza del presidente Abdullah Saleh, aveva creato speranze e aspettative, che sono andate deluse.

Le due delegazioni avrebbero dovuto siglare ieri l’accordo per l’avvio del dialogo nazionale, previsto per aprile. Tuttavia, al posto della firma è giunta la dichiarazione ufficiale da parte della presidenza palestinese del fallimento dell’iniziativa di pacificazione “perché Hamas rifiuta il dialogo con l’OLP”.

Il portavoce della presidenza, Nabil Abu Rudainah, in un comunicato ufficiale giunto ieri in serata, ha affermato che “il movimento di Hamas ha rifiutato l’iniziativa yemenita per la pacificazione palestinese”. E ha aggiunto che Hamas ha respinto il dialogo con l’OLP come “unico rappresentante legale del popolo palestinese”.

Abu Rudainah ha accusato Hamas della responsabilità di “aver perso questa occasione per il ritorno all’unità del popolo palestinese”, confermando che il presidente Abbas “considera ancora l’iniziativa yemenita una soluzione per riportare la situazione a prima del golpe di Hamas nella Striscia di Gaza, a giugno scorso”.

La delegazione dell’OLP ha così deciso di lasciare Sana’a e di tornare a Ramallah.

Da parte sua, Hamas ha accusato il presidente Abbas della responsabilità del fallimento dell’iniziativa yemenita. Sami Abu Zuhri, portavoce del movimento, ha affermato: “La dichiarazione della presidenza ne evidenzia la poca serietà nel voler dialogare con Hamas. Vuole sfuggire da qualsiasi responsabilità imposta dall’iniziativa stessa”. E ha aggiunto: “Lo Yemen conferma che Hamas era pronto ad andare avanti”, e ha spiegato come le esternazioni di Abbas non siano “in armonia con quanto è accaduto davvero”.

Quello di Sana’a è il primo incontro tra le due parti da quando Hamas ha preso il contro della Striscia di Gaza. Le condizioni poste da Fatah per il dialogo sono il ritorno della Striscia sotto il controllo dell’Anp.

Il ministro degli esteri yemenita, Abu Bakr al-Qurbi, ha confermato che le due delegazioni – OLP e Hamas – avevano accettato l’iniziativa, ma non si sono accordate sul “meccanismo dell’applicazione della stessa”.

Al-Qurbi ha aggiunto che i due gruppi avevano accettato “senza condizioni l’iniziativa del presidente yemenita Saleh, e le discussioni in corso si erano concentrate su alcuni aspetti del dialogo”.

Da parte sua, Musa Abu Marzuq, capo della delegazione di Hamas a Sana’a, ha dichiarato che il movimento “ha accettato il ritorno alla situazione precedente alla presa del controllo su Gaza, cioè la riattivazione del governo guidato da Ismail Haniyah. Noi abbiamo accolto la proposta di negoziati, senza precondizioni”.