Libano: Al Qaida si espande e si infiltra in campi profughi

Libano: Al Qaida si espande e si infiltra in campi profughi

Nel mirino di Bin Laden ancora campi palestinesi

Roma, 13 set. (Apcom) – Sette anni dopo l’11 settembre, al Qaida non solo non e’ stata sconfitta ma continua a ramificarsi in Medio Oriente ed uno dei suoi obiettivi principali resta il Libano. La stampa araba, in particolare il quotidiano internazionale al Hayat, riferisce che militanti dell’organizzazione guidata da Osama Bin Laden e Ayman Zawahry si sono infiltrati in Libano del sud e hanno stabilito una loro base nel piu’ grande dei campi profughi palestinesi, Ain al Hilweh (Sidone), da dove pianificano attacchi e attentati.

Citando fonti dei servizi segreti giordani, al Hayat ha rivelato che decine di uomini di al Qaida, costretti a fuggire dalla provincia irachena di al Anbar (tra questi 25 cittadini giordani ma anche arabi in possesso di passaporti europei), sono entrati nel Paese dei Cedri e hanno raggiunto Ain al Hilweh trovando ospitalita’ e aiuti. Secondo i servizi giordani la loro presenza e’ volta a destabilizzare il fragile sistema confessionale libanese e, in particolare, il sud del Paese dove il movimento sciita Hezbollah, considerato “nemico” da al Qaida, esercita una forte influenza politica e militare.

Nel sud e’ presente anche il contingente internazionale dell’Unifil (Onu), forte di molte migliaia di uomini, tra i quali 2.500 soldati italiani, incaricato di garantire il rispetto del cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.

Ad Ain al Hilweh peraltro sono gia’ presenti da tempo formazioni radicali islamiche, come Jund a-Sham e Usbat al Ansar, ideologicamente vicine al gruppo di Bin Laden. Lo scorso anno l’esercito libanese fu impegnato per mesi in un sanguinoso e logorante conflitto con Fatah al Islam, una formazione qaedista che si era infiltrata nel campo profughi palestinese di Nahr al Bared, nel nord del Paese, a pochi km dalla citta’ portuale di Tripoli, una storica roccaforte del salafismo sunnita.

A lanciare l’allarme e’ stato anche il generale della riserva Elias Hanna, docente di scienze politiche all’universita’ libanese “Notre Dame”. “Un numero elevato di combattenti di al Qaida e’ riuscito ad entrare in Libano grazie ai controlli poco rigorosi alle frontiere”, ha avvertito rispondendo alle domande del quotidiano Daily Star di Beirut. “Da Ain al Hilweh, questi miliziani possono creare grosse difficolta’ ad Hezbollah, all’Unifil, al governo libanese e anche a Israele”, ha aggiunto.

Un ex portavoce di Unifil, Timor Goksel, da parte sua ha detto che l’Unfil e’ consapevole della presenza di “elementi radicali” in Ain al Hilweh e, pertanto, tiene sotto costante osservazione cio’ che accade nel campo profughi palestinese.

Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano

Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano

(ANSA) – 15:30 – Roma, 18 ago – “Ho presentato un’interrogazione sulle sconcertanti parole del generale Graziano, comandante della missione Unifil in Libano”. Lo annuncia il senatore del Pdl Lucio Malan, dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano israeliano ‘Haaretz’.

Secondo ‘Haaretz’, il generale Claudio Graziano, attualmente al comando della missione Unifil in Libano, ha lodato le milizie islamiche Hezbollah e accusato Israele di violare la risoluzione Onu 1701.

“L’ambasciatore del governo di Gerusalemme ha già chiesto chiarimenti ufficiali – sottolinea Lucio Malan – credo che chiarimenti siano anche dovuti all’Italia, il cui Parlamento non ha mai inteso che la missione in Libano avesse un carattere di sostegno unilaterale a una delle parti, tanto meno agli estremisti di Hezbollah”.

Il senatore del Pdl sottolinea in particolare le conseguenze della questione sollevata da ‘Haaretz’, che ha avuto “eco sui media israeliani e americani dove, come c’era da aspettarsi, la disapprovazione non si riferisce solo al generale Graziano ma all’Italia”.

Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano

Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano

(ANSA) – 15:05 – Roma, 16 ago – Il capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, ambasciatore Dan Carmon, ha incontrato ieri il comandante delle forza Onu in Libano (Unifil) generale Claudio Graziano, dopo gli appunti fatti da quest’ultimo a Israele. Ne dà notizia il quotidiano israeliano Haaretz nella sua edizione on-line.

Giovedì Graziano aveva accusato Israele di violazioni unilaterali della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu, l’accordo di cessate il fuoco che ha posto fine alla seconda guerra, durata 34 giorni, tra Israele e la milizia libanese di Hezbollah. Il generale italiano che comanda l’Unifil aveva fatto queste osservazioni durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro di New York. Ha detto – secondo quanto ricorda Haaretz – che i continui voli dell’aeronautica israeliana nello spazio aereo libanese e il rifiuto israeliano di fornire le mappe delle aree in cui ha slanciato bombe ‘a grappolo’ durante la guerra costituiscono “una costante violazione della 1701”.

Graziano ha fatto anche riferimento al villaggio di Ghajar, al confine tra Israele e Libano, come “un’area sotto permanente occupazione”. Il generale italiano, allo stesso tempo, ha anche detto che Hezbollah ottempera alla risoluzione 1701, e tra militanti del gruppo libanese e le forze dell’Unifil c’é un’eccellente cooperazione, aggiungendo che a parte i militari libanesi e quelli dell’Unifil nonché qualche cacciatore locale, nessun altro è armato a sud del fiume Litani.

Alla domanda su notizie di introduzione clandestina di armi in Libano, Graziano ha detto di non poter assicurare che l’area sotto la sua giurisdizione sia impenetrabile, nonostante ciò – ha aggiunto – non vi sono prove né di contrabbando di armi né di movimenti di uomini armati.

Haaretz riporta come Graziano non abbia voluto commentare i nuovi cambiamenti nel governo libanese, tra le cui “linee guida” vi è quella che Hezbollah ha il diritto “di liberare le terre occupate”. Il generale ha però sottolineato l’importanza che anche il Libano rispetti i suoi impegni. Gli Stati Uniti hanno espresso contrarietà al presidente libanese, Michel Suleiman, e al primo ministro, Fuad Siniora, per aver accondisceso su vari argomenti alle richieste di Hezbollah. Israele, dal canto suo, aveva giudicato la nuova piattaforma del governo libanese un pericoloso sviluppo che attesta come la forza di Hezbollah stia crescendo di pari passo alla disgregazione della risoluzione 1701.

Fonti della difesa israeliana – scrive Haaretz – credono che Hezbollah stia cercando un nuovo pretesto per prolungare la sua lotta armata contro Israele. Una delle possibilità esaminate dall’organizzazione sciita sarebbe quella di cercare di abbattere uno degli aeroplani israeliani durante i sorvoli del territorio libanese.

L’Unifil e i terroristi…..

UN “peacekeepers” salute terrorists

From AP (h/t LGF):

U.N. soldiers salute as a tractor-trailer loaded with coffins of nearly 200 Lebanese and Palestinian fighters and bearing the picture of slain Hezbollah top leader Imad Mughniyeh, right, arrives in the southern city of Tyre, Lebanon, Thursday, July 17, 2008.

These look like the kinds of people who will zealously hold Hezbollah to every provision of UN Resolution 1701, don’t they?

Elder of Zyion

La menzogna imperante nella stampa libanese

La menzogna imperante nella stampa libanese

02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l’Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un’altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all’Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese.

(Fonte: Israele.net)

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

Libano, Frattini: rendere più efficaci regole Unifil

martedì, 27 maggio 2008 11.30

ROMA (Reuters) – Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto oggi che il primo obiettivo dell’Italia sulla forza militare dell’Onu in Libano è di rendere più efficaci le regole d’ingaggio, per favorire il disarmo delle milizie e un processo di pace tra Beirut e Israele.

“Siamo impegnati in un monitoraggio insieme al ministero della Difesa per rendere ancora più efficaci le regole che esistono a beneficio della popolazione libanese”, ha detto Frattini in un’informativa al Senato sulla situazione in LIbano.

“Dobbiamo lavorare molto su questo aspetto, come contribuire alla stabilità e a nuove condizioni di sicurezza e sovranità del Libano, che è una delle precondizioni anche per la sicurezza di Israele”.

Per il titolare della Farnesina, la strada è quella di “potenziare le attività congiunte con forze le forze armate libanesi, moltiplicare gli interventi di ispezioni e controllo sul terreno” su cui è impegnato Unifil, cioè il sud del Libano.

Frattini ha detto che, già dopo la creazione di check-point congiunti tra soldati libanesi e caschi blu dell’Unifil “dal 15 aprile a oggi sono stati controllati 13mila veicoli e 22 mila civili”.

La missione dell’Unifil, operativa nel sud dopo la guerra tra Israele e le milizie di Hezbollah nel 2006, è comandata adesso dal generale italiano Claudio Graziano.

Secondo le regole di ingaggio stabilite dall’Onu, Unifil, a cui l’Italia contribuisce con circa 2.400 militari, può usare la forza per assicurare che la zona cuscinetto a sud del fiume Litani non sia utilizzata per attività ostili, non sia terreno di transito per gruppi armati, non sia usata per resistere alla missione dei caschi blu.

Di recente i media israeliani hanno criticato le forze internazionali perché non avrebbero comunicato all’Onu di avere individuato la presenza di almeno quattro gruppi armati di Hezbollah nel sud del paese, senza intervenire, in una circostanza smentita da Graziano.

Il centrodestra ha più volte criticato la missione Unifil, perché sarebbe stato troppo morbida verso le milizie di Hezbollah, nei suoi quasi due anni di vita.

Frattini ha detto che l’accordo di Doha che ha aperto la strada alla nomina a presidente libanese del generale Michel Suleiman, lascia sperare in una evoluzione positiva della situazione con il coinvolgimento nel prossimo governo di tutte le forze politiche, compreso il partito Hezbollah.

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi

Roma, 27 maggio (Velino) – “Si è molto parlato delle regole d’ingaggio. L’uso della forza è consentito alle forze Unifil, per assicurare che quell’area non sia teatro di operazioni ostili o usata per resistere alle forze internazionali“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel corso dell’informativa resa sulla recente crisi libanese. “L’obiettivo – ha aggiunto – è quello di applicare in modo efficace le regole moltiplicare gli interventi di controllo. Noi confermiamo – ha proseguito – il nostro sostegno alla missione Unifil II, che riscuote un apprezzamento unanime, ha garantito la realizzazione di una zona cuscinetto. Certamente la risoluzione 1701 dà mandato di fornire assistenza alle forze libanesi per creare un’area libera dalle armi. Spetta comunque alle sole forze libanesi il disarmo. Le pattuglie congiunte stanno lavorando bene, per rendere ancora più efficace la nostra presenza, e ci terremo strettamente in contatto con l’Europa, gli Usa e i Paesi arabi”.

Quanto alla recente soluzione della crisi libanese, sancita dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica Michel Suleiman, Frattini ha osservato che “l’intesa raggiunta può essere la premessa di una nuova stabile pagina della storia del Libano. Non c’è stata ancora una decisione sulla ripartizione dei portafogli, sul programma del governo, sul rapporto con la Siria, sulle relazioni tra Libano e Israele. È evidente che in tutto questo vi è una condicio sine qua non, per la stabilizzazione del Libano: la necessità di attuare la risoluzione 1559 dell’Onu, che prevede il disarmo delle milizie, e in particolare di quella Hezbollah. Se non ci sarà lo smantellamento delle milizie e il consolidamento dell’esercito libanese, il consolidamento istituzionale del Libano non ci sarà. Il partito di Hezbollah – ha proseguito il ministro – è di fronte a una sfida: o assumere una corresponsabilità per realizzare l’accordo di Doha, oppure mantenere un atteggiamento di distinzione tra le parti dell’accordo che si preferiscono e le parti che si vogliono nascondere”.

“Dopo il conflitto del 2006, Hezbollah ha perso il favore di larga parte della popolazione libanese. La seconda incognita è il contesto regionale: vedo in prospettiva una possibilità di normalizzazione tra Libano e Siria. Damasco ha apprezzato, con la presenza del ministro degli Esteri, l’elezione di Suleiman. Questo è un punto chiave. Il principio di autonomia e di indipendenza sarà la chiave per avviare un negoziato sulla normalizzazione. È un aspetto ci dà ottimismo: fonti – ha aggiunto Frattini – parlano di contatti avanzati tra Israele e Libano per la restituzione a Israele di due soldati presi in ostaggio nel conflitto del 2006. Il negoziato è serio”.

(Mauro Bazzucchi) 27 maggio 2008 12:09